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Affari loro

Se volete capire come funziona il mondo attuale – che è solo una prefigurazione in scala ridotta di quello futuro dei nostri figli e nipoti – dedicatevi a una breve lettura. Si tratta di un testo pubblicato su una pagina a pagamento del New York Times dal titolo “Don’t ban equality”. Ne dà conto un ottimo pezzo di Francesco Borgonovo su “La Verità”. La paternità dello scritto va a 180 pezzi grossissimi del business mondiale: manager delle più importanti aziende multinazionali i quali hanno lanciato un loro personale appello pro aborto. Hanno preso spunto, censurandole, da alcune iniziative legislative pro life di certi Stati americani.

Una parte interessante del “ragionamento” dei super amministratori delegati è quella dove essi ridefiniscono l’aborto chiamandolo “cura riproduttiva”: un miserabile trucco retorico insegnato dai guru della “ri-programmazione” mentale a cui le grandissime corporation attingono a piene mani per rieducare il proprio personale.  Un altro punto, ancora più significativo, è quello dove essi protestano che limitare l’accesso a tale “cura riproduttiva” minaccia la salute, l’indipendenza e la stabilità economica di dipendenti e clienti. Ecco la morale dei nuovi sacerdoti dell’agorà globale: “Va contro i nostri valori e fa male agli affari”. Capite? Va contro i loro valori e fa male agli affari! Non cogliete qualcosa di stridente?

Di primo acchito non lo si nota, ma poi, a furia di rimasticarla –  quella frase –  resta in bocca il nocciolo da sputare: “valori”. Cosa sono i “valori” per questi signori? Quali sono? Forse la salute, la stabilità economica e l’indipendenza dei dipendenti? Davvero qualcuno ci crede? Queste, nella prospettiva di quel manifesto, sono soltanto le pre-condizioni atte a garantire i loro veri “valori”. E i loro veri “valori” sono gli “affari”. Ecco perché la frase di cui sopra stona: contiene una ripetizione sotto mentite spoglie. Se invertite l’ordine dei fattori, il senso dell’appello non cambia: “Va contro gli affari e fa male ai nostri valori”.  Qualsiasi contenimento o riduzione delle pratiche abortive limita la libertà dei dipendenti: un figlio scoccia, impiccia, intralcia, inibisce la carriera. Quindi, il pargolo è fondamentalmente un impedimento al modello di lavoro attuale; cioè senza limiti di tempo e di spazio, piegato alla flessibilità topografica e cronologica, tarato sull’asservimento a trecentosessanta gradi (anzi a novanta) di uomini e donne impegnati in una estenuante corsa dei ratti.

L’aspetto più mortificante di tutta la faccenda è che gli “eletti”, autori del proclamo, hanno studiato nei migliori college del mondo. Sono, per così dire, i supremi “competenti” oggi su piazza. E la loro filosofia “di vita” distillata è, in ultima analisi: affari e competizione.  E allora – ci domandiamo –  chi altri può metterci ancora a disposizione dimensioni valoriali solide, in grado di sfidare questi tempi grami dove persino la vita passa in secondo piano rispetto alle esigenze di un business plan? La Chiesa, forse? Non scherziamo: la stanno rottamando dall’interno. I partiti? Non scherziamo di nuovo. Essi sono ormai inutili orpelli buoni solo a dare pratica applicazione ai famosi “parametri”: insomma, meri garanti dei vincoli esterni studiati per oliare la macchina degli zecchini d’oro. Ci può salvare solo una rifondazione etica del nostro orizzonte di senso. Un lavoro immane, ma necessario. Ne va della nostra stessa vita.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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