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La Guerra dei Server si sposta nello Spazio: svelato “Big Iron”, il Razzo che diventa un Data Center orbitale
La crisi energetica spinge l’Intelligenza Artificiale nello spazio: svelato “Big Iron”, l’enorme razzo che non torna a terra ma si trasforma in un data center orbitale da 1 megawatt per azzerare la latenza delle reti globali.

La fame insaziabile di energia dell’intelligenza artificiale sta spingendo le aziende tecnologiche oltre i confini del pianeta, letteralmente. Cowboy Space, la società guidata dall’ex co-fondatore di Robinhood Baiju Bhatt (nata come Aetherflux), ha appena alzato il velo su “Big Iron“, un progetto che promette di riscrivere le regole dell’industria aerospaziale e del calcolo computazionale.
Non siamo di fronte al solito vettore spaziale che porta un carico utile in orbita e poi brucia nell’atmosfera o precipita nell’oceano. Con Big Iron, lo stadio superiore del razzo non rilascia un satellite: è esso stesso il satellite, progettato per restare nello spazio e trasformarsi in una centrale di calcolo da un megawatt. Una mossa audace per aggirare il vero grande limite dello sviluppo tecnologico odierno sulla Terra: la mancanza di elettricità e le reti elettriche ormai al collasso.

Preparazione del carico da Caowboys space
Come Funziona la Metamorfosi Orbitale
Dal punto di vista ingegneristico, il progetto punta tutto sull’ottimizzazione estrema di ogni singolo chilogrammo lanciato. Il razzo, realizzato in acciaio inossidabile, è alto 86 metri (circa 282 piedi) e largo quasi 5 metri.
Il primo stadio sarà completamente riutilizzabile, spinto da nove motori “Clydesdale” alimentati a ossigeno liquido e metano (la stessa miscela scelta da SpaceX per Starship), capaci di generare una spinta complessiva di 2,7 milioni di libbre e di atterrare su piattaforme oceaniche dopo il lancio.
Cowboy Space Corp. unveils their launch vehicle, and it's a familiar story.
They claim a first launch in 2028… but if every single other launch company is anything to go by, I'm saying next decade.
Methalox & Steel. 9x engines Stage 1, 1x engine Stage 2. Slightly wider &… https://t.co/9YomMNZJTO
— Ryan Caton (@dpoddolphinpro) October 27, 2026
Ma il vero capolavoro di ingegneria economica avviene quando il secondo stadio raggiunge l’orbita eliosincrona (tra l’alba e il tramonto, dove il sole non tramonta mai). Qui ogni componente del razzo cambia funzione per non sprecare nulla:
- L’Involucro Diventa Radiatore: La carenatura e la “pelle” esterna del razzo, che durante il lancio proteggono il carico, si trasformano in un gigantesco dissipatore termico per smaltire nell’ambiente spaziale l’enorme calore generato dai processori. Il maggior problema dei datacenter nello spazio è proprio la dissipazione del calore.
- Dal Propellente al Raffreddamento: L’ammoniaca utilizzata nel sistema trova una seconda vita come liquido refrigerante per i server di bordo, mentre l’azoto usato per pressurizzare i serbatoi viene impiegato per dispiegare le enormi ali solari.
- Potenza di Calcolo Estrema: Una volta aperti i pannelli solari, la struttura raggiunge dimensioni imponenti (132 metri per 73) e alimenta cinque interi rack di GPU Nvidia Vera Rubin, garantendo 1 megawatt di potenza dedicata all’intelligenza artificiale.

Il datacenter in funzione
Il Vantaggio Strategico: Latenza Azzerata per le Nuove Reti Spaziali
Oltre al risparmio energetico e all’assenza di vincoli ambientali o burocratici terrestri per l’allaccio alle reti elettriche nazionali, c’è un fattore tecnico decisivo che rende questi data center orbitali una miniera d’oro: il drastico abbattimento della latenza per le infrastrutture spaziali.
Oggi stiamo assistendo alla nascita di immense reti di comunicazione in orbita bassa (LEO), fatte di migliaia di satelliti per internet, osservazione terrestre e difesa. Attualmente, i dati raccolti nello spazio devono essere inviati a terra, elaborati nei data center terrestri e poi rispediti in orbita o all’utente finale. Questo “viaggio di andata e ritorno” crea ritardi e colli di bottiglia.
Avere data center da un megawatt direttamente in orbita significa elaborare i dati nello spazio in tempo reale, riducendo la latenza al minimo storico. I satelliti di osservazione, i sistemi di guida autonoma globale e le reti di telecomunicazione potranno comunicare direttamente con i server di Big Iron tramite collegamenti ottici laser, senza dover passare continuamente dalle stazioni di terra.
.@BaijuBhatt on data centers in space. pic.twitter.com/WmGta5ihXi
— Shawn Ryan (@ShawnRyan762) October 27, 2026
Il Confronto tra Titani: Cowboy Space contro SpaceX
Il mercato dei data center orbitali si sta trasformando nella nuova corsa all’oro, e i numeri sul tavolo fanno girare la testa. Cowboy Space ha già depositato presso la FCC (la commissione federale per le comunicazioni statunitense) la richiesta per una costellazione chiamata Stampede, composta da ben 20.000 satelliti Big Iron. Poiché ogni razzo si trasforma in un singolo satellite, parliamo di una previsione di 20.000 lanci, più migliaia di voli annuali di ricambio, operati da basi proprietarie chiamate “Trailheads”.
Una sfida diretta a Elon Musk. Proprio a inizio anno, infatti, SpaceX ha presentato piani per una propria rete da un milione di satelliti data center (“Starmind”), puntando a 100 gigawatt totali. Tuttavia, l’approccio tecnico delle due aziende è profondamente diverso:
| Caratteristica | Cowboy Space (Big Iron) | SpaceX (Starmind) |
| Concetto Costruttivo | Stadio superiore del razzo integrato | Satelliti separati rilasciati dal razzo |
| Potenza per Unità | ~1 Megawatt (5 rack GPU Nvidia) | ~250 Kilowatt per singolo satellite |
| Dimensioni Apertura | 132 metri di lunghezza | 75 metri di apertura solare |
| Dimensione Costellazione | 20.000 unità (Progetto Stampede) | Fino a 1.000.000 di unità previste |
I Conti con la Realtà: Tra Ambizione e Ostacoli
Da buoni osservatori dei mercati, è però doveroso mantenere i piedi per terra, anche quando si parla di spazio. L’azienda di Bhatt ha raccolto 275 milioni di dollari in primavera e ha mandato in orbita a ottobre il piccolo satellite dimostrativo Reason-1 (ironia della sorte, viaggiando proprio a bordo di un Falcon 9 di SpaceX) per testare la trasmissione di energia tramite laser verso la Terra.
Tuttavia, al momento “Big Iron” esiste solo nei rendering e nei banchi di prova parziali (solo la camera di combustione del motore è stata testata alla NASA). L’obiettivo dichiarato è costruire il primo esemplare entro fine 2027 e tentare il volo inaugurale a fine 2028, raggiungendo la parità di costo con i data center terrestri. Inoltre, la FCC non ha ancora approvato i 20.000 satelliti né concesso le deroghe richieste sui tempi di messa in orbita.
Se la scommessa dovesse riuscire, però, avremmo risolto contemporaneamente il problema energetico dell’IA e creato l’ossatura portante dell’economia spaziale dei prossimi cinquant’anni, aprendo anche la porta ai contratti militari del Pentagono con il programma di lancio commerciale Big Iron Express.







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