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Addio a Suez: la Corea del Sud sfida i ghiacci dell’Artico e taglia di 10 giorni i viaggi verso l’Europa
Per aggirare il caos del Mar Rosso, Seul completa con successo il primo viaggio commerciale tra i ghiacci del Polo Nord: 7.000 chilometri e 10 giorni in meno verso l’Europa, ma il Mediterraneo rischia l’isolamento.

Il commercio mondiale cerca disperatamente nuove vie di fuga per evitare i blocchi militari e le crisi del Medio Oriente, a costo di sfidare i ghiacci polari. La Corea del Sud ha completato con successo la sua prima missione commerciale attraverso la rotta artica, dimostrando che è possibile collegare l’Asia all’Europa tagliando del 35% le distanze rispetto al passaggio tradizionale del Canale di Suez.
L’esperimento, guidato direttamente dal Ministero degli oceani e della pesca di Seul, ha visto protagonista la nave portacontainer PanStar Acro. Partita dal porto sudcoreano di Busan e rientrata l’11 ottobre, l’imbarcazione ha completato un viaggio di andata e ritorno di 49 giorni e 10 ore.
Pan Star Acro
L’aspetto più sorprendente dell’operazione è che la traversata è avvenuta senza l’aiuto di navi rompighiaccio, toccando scali strategici nel Nord Europa come Felixstowe nel Regno Unito, Rotterdam nei Paesi Bassi e Danzica in Polonia.
| Parametro di confronto | Rotta Artica (Sperimentale) | Rotta Suez / Mar Rosso |
| Distanza complessiva | Ridotta fino a 7.000 km (-35%) | Standard |
| Tempi di navigazione | 10-14 giorni in meno (circa 20-22 giorni a tratta) | Standard (soggetto a ritardi) |
| Rischi principali | Ghiacci alla deriva, freddo estremo, tifoni | Attacchi Houthi, tensioni a Hormuz |
A bordo della PanStar Acro, che ha una capienza di 2.758 TEU (l’unità di misura standard dei container da 6 metri), hanno viaggiato verso l’Europa 737 container carichi di auto usate, ricambi, cosmetici e prodotti chimici.
Al ritorno, la nave ha riportato in patria 1.743 container vuoti, un dettaglio non secondario: riposizionare rapidamente le casse metalliche in Asia è vitale per evitare colli di bottiglia nelle esportazioni. Tra l’altro, evidentemente, non c’era nulla d’interessante da comprare in Europa.
Naturalmente, la geografia non fa sconti e la passeggiata polare si è rivelata tutt’altro che semplice. I responsabili della spedizione hanno raccontato momenti di forte tensione vicino al Mare di Bering e allo stretto di Vilkitsky, nell’Artico russo.
Tra banchi di ghiaccio alla deriva e l’oscurità che azzerava la visibilità, il capitano ha preferito fermare i motori e attendere l’alba piuttosto che affidarsi solo ai radar.
Il freddo estremo ha inoltre fatto scattare gli allarmi nei sistemi di circolazione del carburante e dell’olio lubrificante, costringendo i tecnici a installare riscaldatori e isolamenti di emergenza. Come se non bastasse, nel Pacifico settentrionale la nave ha dovuto allungare la rotta verso le isole Curili per schivare un violento tifone.
Nonostante gli ostacoli tecnici, la lezione economica e politica di Seul è chiarissima:
- Pragmatismo di Stato: I governo sudcoreano finanzia test reali per mettere in sicurezza le proprie catene di approvvigionamento, offrendo già supporto statale agli armatori per costruire nuove portacontainer rompighiaccio. Questo prepara rotte completamente nuove.
- Costi contro sicurezza: Al momento il risparmio sul carburante è stato ridotto dall’obbligo di usare gasolio marino, più caro ma necessario per le norme ambientali artiche. Tuttavia, la certezza nei tempi di consegna vale molto più del costo del singolo pieno di carburante e si spera che in futuro vi siano carburanti meno costosi.
- Alternative alle crisi: Sebbene ad agosto il Canale di Suez abbia registrato un rimbalzo del traffico (+27% di navi e +51% di tonnellaggio annuo) spinto dai blocchi nello Stretto di Hormuz, le acque mediorientali restano un’incognita costante a causa degli attacchi dei ribelli Houthi.
A novembre il governo di Seul pubblicherà la valutazione economica definitiva di questa rotta, preparando nuovi test con carichi differenti. Per il nostro continente, tuttavia, si profila un rischio evidente.
Se le merci asiatiche inizieranno a passare regolarmente dal Polo Nord puntando dritte su Rotterdam e Danzica, i porti del Mediterraneo e dell’Italia rischiano di essere tagliati fuori dalle grandi mappe della logistica globale. Nello stesso tempo la rotta artica resta condizionata dalle condizioni meteo e dalla banchisa, che potrebbe bloccarla in qualsiasi momento.







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