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Nasce la rete per la mobilità elettrica, un pezzo per volta. L’esempio UK

 

 

Il più grande operatore indipendente di stazioni di rifornimento nel Regno Unito, Motor Fuel Group, ha impegnato 400 milioni di sterline, oltre 460 milioni di euro,  per l’installazione di migliaia di nuovi punti di ricarica per veicoli elettrici.

Operando nei piazzali per una varietà di marchi, tra cui Esso, BP, Shell, Murco, Texaco e Jet, il Motor Fuel Group comprende la necessità di trasformare il proprio modello di business in un momento in cui auto elettriche e ibride plug in si diffondono sempre più. Con il Regno Unito che mira a raggiungere lo zero netto entro il 2050, il Motor Fuel Group ha compreso la necessità d’installare caricabatterie per veicoli elettrici nei suoi piazzali, soprattutto perché i nuovi veicoli a benzina e diesel saranno banditi dalla vendita nel Regno Unito nel 2030.

Interessanti sono le opzioni di ricarica offerta, che varieranno fra i 150 ed i 350 Kwh. Probabilmente, un po’ come avviene per la benzina ed il diesel, dove le opzioni “Plus” vengono pagate di più, potremmo avere differenti prezzi a seconda della velocità di ricarica.

Il gruppo inizierà l’espansione elettrica partendo da Londra e dintorni, con la conversione di 40 siti nel 2021. Quindi nel 2022 si proseguirà con la costruzione di altri 50  hub di ricarica.  In questo modo, con investimenti soprattutto privati, si viene progressivamente a creare una rete complessa d’impianti di ricarica che permetterà una migliore mobilità elettrica.

Il problema però resta un altro: come si produrrà l’enorme quantità di energia necessaria a sviluppare la mobilità elettrica? In questo momento sono ben pochi quelli in grado di dare una chiara ed esauriente risposta.

 

 


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