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UN ENNESIMO ASSALTO ALLA DEMOCRAZIA DA PARTE DELLE ELITE AUTOREFERENZIATE. UN COMMENTO ALLA SILEONI DELLA BRUNO LEONI. di Paolo Savona

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A fianco del mio commento sulle reazioni preoccupanti alla decisione del Regno Unito di lasciate l’Unione Europea, Serena Sileoni, vice direttore dell’Istituto Bruno Leoni, mi ha buttato in uno stato di vera prostrazione per la sua concezione della democrazia, perché conferma i miei timori che stiamo lentamente intraprendendo una nuova road to serfdom, ma non quella ipotizzata da Hayek. Lei scrive che “Dalla Gloriosa rivoluzione fino ai moti liberali dell’800, la strada per la democrazia è stata la strada per l’individuazione di una legittimazione del potere che comunque separasse l’élite dal volgo, i capaci dagli incapaci a governare”. Non nego che qualcuno abbia pensato e la pensi così, ma che la storia della democrazia sia la strada per la legittimazione del potere dei pochi sui molti mi sembra una lettura della teoria e della storia molto ardita, mentre vi sono casi, come quello di Saint-Simon, in cui vi è coincidenza di idee con quelle espresse dalla Sileoni. Come se non bastasse questa reinterpretazione storica del “qui ad Atene facciamo così”, Sileoni offre, almeno per me, un’overdose di emozioni parlando di “schizofrenia del continuo appello alla sovranità popolare e alle forme di democrazia diretta e partecipata” e attribuisce questa schizofrenia alla “scarsa consapevolezza del fenomeno democratico quale organizzazione elitaria del potere”. Ho trascorso due anni studiando il problema, di cui tre mesi a Oxford sul tema specifico della democrazia sotto la guida di Laurence Whitehead, che ha studiato oltre 100 esperienze nazionali di democratizzazione; ho raccolto in un libro pubblicato recentemente per i tipi della Rubbettino i risultati di questa ricerca. Una concezione del «volgo» come quella proposta dalla Sileoni deve essere sfuggita sia a lui che a me, mentre posso contare sull’esistenza di una serie infinita di casi in cui il popolo è stato ingannato parlando di sovranità, ma offrendo illusioni e dittature, solo perché le élite si guardano bene dall’educarlo a capire, in quanto ne andrebbe di mezzo il loro amato potere.

Questa lettura schizofrenica della democrazia trova in Simeoni la seguente conclusione: “pensiamo che il busillis sia nelle soluzioni istituzionali che razionalizzino il principio maggioritario: voto sì ma non su tutto, e persino voto sì ma non per tutti”. Chi dovrebbe scegliere su quali materie chiedere il voto e chi lo deve esercitare? Ovviamente le élite. Nasce un circolo vizioso che parte dal presupposto indimostrato, contrario al fondamento delle idee liberali anche di Leoni, che debbano essere le élite a esercitare il potere perché il «volgo» non capisce. Fatto questo passo, perché prendersi il fastidio di perdere tempo con la democrazia? La risposta può essere: per celare la fame di potere di piccoli gruppi dietro la sacrosanta sovranità popolare.

Paolo Savona

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