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Moscovici: “non è vero che in EU comanda la Germania” E Letta da Parigi, “basta dire che prima dell’euro si stava meglio”. In effetti (post Brexit) a parlare è l’asse franco-tedesco…

Post Brexit la politica europea sta andando in tilt. A monte della elezione USA più importante dalla grande depressione le elites europee, appena prima del probabile crollo che coinvolgerà l’EU non a caso franco tedesca, cercano di parare i colpi a ripetizione che le stanno arrivando. Oggi la Germania è muta, chiaramente, dopo le mazzate elettorali della forza politica emergente AfD la quale vuole rivoluzionare l’euro o in senso assai più rigido o tornando al marco. E tutto questo in attesa dell’epilogo elettorale francese in cui Marine potrebbe davvero vincere…

Ecco dunque i depositari dei privilegi dell’EU austera a trazione franco tedesca ribellarsi: Moscovici ha ragione, dopo il Brexit infatti in EU comanda l’asse franco-tedesco, non comanda solo la Germania (oggi le truppe franco-tedesche sono presenti “assieme” in Mali ed in Nord Africa ad esempio, oltre ad aver collaborato attivamente per liquidare il troppo italofilo Gheddafi). E, aggiungo, forse bisognerebbe avere contezza delle conseguenze di contanta sfida geostrategica ricordando che prima del referendum inglese la stampa tedesca ebbe l’ardore di sbeffeggiare anche la Regina Elisabetta II.

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Possiamo tranquillamente dire il ministro eurofrancese Moscovici rappresenta bene la seconda ruota della sgangherata bicicletta franco-tedesca, quella strategico-militare che ha il suo centro di gravità a Parigi. La Germania è invece la ruota economica, una ruota che sta perdendo la trasmissione se è vero che DB rischia il fallimento.

Anzi, il fallimento di DB è solo una questione di volontà politica da parte di coloro che controllano le società di rating: visto che dopo la multa USA di 14 mld di dollari la banca tedesca dovrà essere ricapitalizzata – e la decisione finale sull’irrogare la sanzione sarà della politica americana il prossimo anno – ecco che si inizia a capire come la strada sia davvero segnata per Berlino: o la Germania ricapitalizza con soldi pubblici la banca più sistemica d’Europa – di fatto contravvenendo a una decina d’anni scarsi di austerità che hanno ucciso il benessere di intere nazioni – , o salta il sistema finanziario europeo e buona parte di quello mondiale. Hai voglia di chiedere maggiori sforzi ai sudisti europei… Infatti se si permettesse a Berlino di salvare DB con soldi pubblici – DB, ripeto, salterà in base alle decisioni del nuovo inquilino della casa Bianca, ben ricordando come i germanici mai abbiano nascosto di detestare Trump – significherebbe autorizzare i sudisti europei a sforare i conti: chi glielo andrebbe a spiegare agli elettori tedeschi il prossimo anno, salvare i periferici con i loro soldi? Ecco, l’unica alternativa sarebbe forse far montare oltre Gottardo l’odio per gli americani ossia premendo in tal modo per farsi concedere ulteriore spazio di movimento, difficile dopo il riavvicinamento a Mosca degli scorsi 24 mesi. In ogni caso già vediamo le manifestazioni tedesche di piazza mirate a fomentare il volgo contro una forzatura del TTIP da parte americana contro gli interessi tedeschi, si sa, avere la popolazione al proprio fianco in Germania è importante. Vero, ma ciò significa anche avere contro gli USA, difficile scelta….

Intanto Renzi va in USA ad incontrare ufficialmente la fondazione Clinton, praticamente anche i Repubblicani. E da là non le manda a dire a Weidmann che, terrorizzato come tutti quelli che hanno creato l’eurodisastro degli ultimi 8 anni, sbraita contro la solita vittima, i sudisti europei, a maggior ragione contro quelli che sono amici degli americani.

Come andrà a finire? Difficile dirlo ma penso di non sbagliarmi prevedendo caos.

spiegelfronts

In fondo dovremmo chiederci perché la più importante pubblicazione tedesca prima del Brexit abbia addirittura supplicato i britannici, in inglese, “Please don’t go!” , un’insolitamente sottomessa copertina per un giornale tipicamente teutonico.

Sono corso a cercare l’autore di detta copertina praticamente certo che fosse firmata Rudolf Hess (…). Corsi e ricorsi storici… In ogni caso il nome dell’autore non l’ho trovato ma possiamo comunque trarre spunto per capire cosa significava l’isterismo EU franco-tedesco anti-Brexit, isterismo che si materializzerà nei prossimi 15 mesi. Infatti più di asse franco tedesco io inizierei a parlare dell’asse anglosassone USA-UK, con alleati europei al seguito (certamente Olanda, Italia, Danimarca, Svezia, Polonia e forse Romania). Facendo le debite somme e sottrazioni, cosa resterà dell’EU franco-tedesca Dio solo lo sa…

Mitt Dolcino

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