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LA “NUOVA” CONFINDUSTRIA: PARTIAMO MALE. MOLTO MALE di Luca Tibaldi

 

Il Consiglio Generale di Confindustria ascolta i due candidati alla presidenza

Come tutti sapete, la Confederazione Generale dell’Industria italiana, nota come Confindustria, ha scelto il suo nuovo presidente dopo Giorgio Squinzi.

È stato nominato Vincenzo Boccia, imprenditore e tipografo, amministratore delegato di Arti Grafiche Boccia, azienda fondata nel 1961 dal padre.

Ovviamente, in seguito alla nomina, ha rilasciato una serie di dichiarazioni ed interviste.

Riportiamole brevemente.

1) “La nostra economia è senza dubbio ripartita, ma non è in ripresa. Le conseguenze della doppia caduta della domanda e delle attività produttive sono ancora molto profonde”.

Ok. Va bene. Giustissimo. Ottima analisi. E quindi?

2) “Dobbiamo costruire un capitalismo moderno fatto di mercato, apertura ai capitali, investimento nell’industria del futuro”.

Cioè continuare sulla stessa linea. Mercato, apertura ai capitali… è proprio la situazione in cui viviamo già adesso. Se questa situazione ci ha portati alla crisi (apertura totale nei confronti dei mercati in seguito all’eliminazione del ruolo naturale dello Stato), come è possibile che gli stessi elementi possano costituire un futuro?

3) “Bisogna rispettare i vincoli Ue: ogni violazione delle regole verrebbe sanzionata dai mercati”.

Questo non serve commentarlo, ovviamente. Le regole europee per Boccia, e conseguentemente per la maggior parte di Confindustria, vanno rispettate. Ma voi dovreste sapere bene cosa comporti il rispetto delle regole europee…

4) “Non chiediamo scambi né favori nella gestione del bilancio pubblico, chiediamo politiche per migliorare i fattori di competitività.”

Eccolo. La competitività. Il valore fondante dell’Unione Europea. La competitività. Noi dobbiamo essere competitivi. Peccato che, come riportato molte volte anche su questo blog da persone molto più autorevoli di me, restando nell’euro la competitività possa essere aumentata solo attraverso una riduzione dei costi di produzione, che si traduce quasi sempre con un taglio ai salari (non potendo agire sul cambio monetario né sugli investimenti).

5) “Servono manovre di qualità. Politiche a saldo zero ma non a costo zero. Senza creare nuovo deficit”.

 

Cioè ha detto chiaramente che voi non potrete mai più avere un risparmio, che resteremo in deflazione e che continueremo con l’austerità e il pareggio di bilancio.

“Senza creare nuovo deficit”. Il deficit pubblico (cioè quanto la spesa pubblica è superiore alle tasse) rappresenta al centesimo il surplus privato, cioè un guadagno per i cittadini. Se lo stato spende più di quanto tassa, teoricamente lo stato si trova in “perdita”. Ma la liquidità che spende a chi viene passata? A NOI, ovviamente. Al settore privato. Ai cittadini, alle famiglie, alle aziende. Il deficit pubblico rappresenta i soldi che sono e restano in circolo nell’economia reale. Eliminare il deficit attraverso il pareggio di bilancio vuol dire condannare il Paese alla deflazione eterna.

6) “Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Vediamo che questo traguardo è a portata di mano”.

Quindi sostiene il SI’ al referendum. E qui non aggiungo altro, visto che i sempre ottimi Giuseppe Palma e Marco Mori hanno evidenziato in tutti i modi ogni singola criticità di questa riforma.

7) “L’Italia deve poter giocare un ruolo all’altezza della sua storia e dell’Europa che sogniamo. Questo ci obbliga a proseguire con forza sulla strada delle riforme”.

Tornando al punto 4), le riforme servono per aumentare la produttività e competitività del Paese. Quindi, di nuovo, servono tagli ai salari che producono immancabilmente una riduzione della domanda interna e di tutto ciò che ne consegue.

Sia ben chiaro a tutti. Ogni giudizio è inutile e prematuro, e auguriamo al nuovo presidente degli industriali italiani un buon lavoro.

Ma, vista la situazione in cui il Paese versa, se le prime dichiarazioni sono queste sorge in noi un leggero scetticismo…

Luca Tibaldi

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