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Italia e Francia: bentornata deflazione.

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Italia e Francia, di male in peggio.
A febbraio i due Paesi tornano nella deflazione più nera, -0,3% per noi e -0,2% per i francesi, su base annua e su base mensile dello stesso mese rispetto all’anno precedente -0,2% per l’Italia.

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Come ho più volte sottolineato, dall’inizio del lancio del QE di Draghi, risalente ad esattamente un anno fa, il problema deflazione non verrà mai risolto. Perchè la BCE potrà anche spendere cifre astronomiche al mese in titoli di Stato, ma mancherà sempre quell’anello di congiunzione con l’economia reale, quali gli investimenti pubblici, al flessibilità dei bilanci, fattori che facendo stimolare la domanda ed i consumi, allevierebbero di molto le sofferenze bancarie, ripristinando quello stato di fiducia tra banche commerciali con famiglie ed imprese. Fiducia oggi ormai compromessa con le nuove regole europee sul bail-in che non potendo fornire serenità per l’investitore-risparmiatore, la dice lunga su come il sistema finanziario possa erogare credito a famiglie ed imprese. E neanche si vuole dar colpa alle banche commerciali le quali impotenti nell’attuare politiche anticicliche, compito dello Stato, non possono erogare credito quando già le sofferenze ammontano a più di 200mld per colpa delle politiche europee d’austerità.
E neanche le ultime misure di Draghi serviranno a far bere i cavalli dell’economia reale, quindi l’inflazione mediamente in Europa si attesterà tra lo zero ed il negativo.
Le banche preferiranno parcheggiare i loro soldi presso la BCE pagando, anzichè prestarli ad una economia reale in difficoltà e quindi rischiando, soprattutto ora che le sofferenze bancarie ammontano a 220 mld circa.

Le banche successivamente, si potranno rifare sui correntisti, dopo aver parcheggiato a pagamento i soldi presso la BCE. E neanche il TLTRO risulteranno efficaci, le banche preferiranno non prendere premi pur di non prestare soldi all’economia reale, anche se queste in teoria ci rimetteranno, potranno sempre rifinanziarsi a tasso zero dalla BCE ed investire in titoli di Stato, garantiti sempre dall’istituto di Francoforte. Inoltre la deflazione, rappresenterà un margine di guadagno per le banche che preferiranno investire nell’economia virtuale della finanza anche con redimenti negativi.

In questo scenario, i veri risvolti nefasti per l’economia reale sono l’occupazione vera (non quella virtuale del jobs act) che risulterà penalizzata, con l’aumento della disoccupazione proprio perchè la deflazione e’ sinonimo di calo consumi, quindi produzione e lavoro e l’aumento dell’interesse reale del debito pubblico.
Quest’ultimo aumentato a gennaio 2016 di 21,6 miliardi di euro, attestandosi a 2.191,5, il problema non è lo stock di debito, ma i fattori che lo rendono pesante ed ingestibile, ovvero la deflazione (figlia dell’austerità e delle “riforme), effetto del calo dei consumi e dell’occupazione, che porterà alla riduzione del pil e quindi ad un aumento insostenibile della traiettoria percentuale debito-pil.

In conclusione, anche se lo spread è ai minimi, l’economia reale ha speranze per ripartire, a differenza di quell’Italia che con la lira vantava il record mondiale dei risparmi delle famiglie anche con l’inflazione al 20%.

 

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