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INTERROGAZIONE DELLA SENATRICE DE PIN SUGLI “INVESTIMENTI” DI BANCA D’ITALIA

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Premesso che:

dalla consultazione pubblica del sito ufficiale della Security and Exchange Commision (SEC), è possibile verificare le dichiarazioni obbligatorie denominate “FORM 13F” compilate a cura di chi compie investimenti sulla Borsa statunitense. Queste informazioni sono anche riportate dal blog economico “scenarieconomici.it” e dal quotidiano “Milano Finanza”;

da questa consultazione online, si apprende che la Banca d’Italia detiene 50 milioni in azioni CNH NV (la controllata del gruppo FCA nel settore macchine agricole e veicoli industriali) con sede legale nei Paesi Bassi;

inoltre, possiede 28 milioni in azioni Ferrari, la cui sede legale è stata trasferita nei Paesi Bassi, e 55 milioni in azioni FCA (la casa madre Fiat Chrysler) sempre con sede nei Paesi Bassi;

considerato che:

dal sito della SEC ( emerge, altresì, che la Banca d’Italia ha acquistato:

– 949 milioni di dollari in iShares, la divisione attiva negli Etf (negoziati anche in Italia) dei fondi Blackrock che investe in titoli quotati sullo SP500;

-333 milioni di dollari nel fondo Vanguard Index Fund, anch’esso legato ai titoli quotati sullo SP500;

nessuna delle tre società (Cnh, Fca e Ferrari), tutte controllate dalla holding Exor della famiglia Agnelli, ha sede legale in Italia;

si chiede di sapere:

se il Ministro non ritenga di dover intervenire considerando che la Banca d’Italia è un Istituto che dovrebbe perseguire finalità pubbliche di ispezione, controllo e sorveglianza e che invece, investe 130 milioni di dollari su un singolo gruppo industriale che, tra l’altro, corrisponde le tasse ad altri stati comunitari;

come mai Banca d’Italia possiede ETF che investono in titoli dello Standard&Poor’s 500 (investimenti molto rischiosi secondo le previsioni future sull’indice azionario USA redatte dalle principali società di consulenza finanziaria internazionali) e non nell’indice di Borsa italiana;

le motivazioni che dovrebbero indurre la Banca d’Italia a preferire l’acquisto di titoli azionari sulla Borsa statunitense invece di quella italiana;

quali iniziative il Ministro intenda adottare per avere spiegazioni adeguate in materia di scelte economico-finanziarie della Banca d’Italia, che rischiano di avere ricadute sui suoi bilanci e per le quali non si trovano spiegazioni oggettive in termini di convenienza dell’investimento e di collegamento con quella che dovrebbe essere la funzione pubblica dell’Istituto;

se non ritenga opportuno ed urgente fare richiesta del dettaglio analitico del portafoglio di partecipazioni ed in titoli in possesso della Banca d’Italia per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016, al fine, anche alla luce delle ultime notizie, di valutare se il portafoglio sia bilanciato e correttamente gestito, o se sia diretto da altre motivazioni non attinenti al pubblico ruolo rivestito dall’Istituto.

Roma, 24 Maggio 2016

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