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Il DL “salva banche”: una rovina per gli investitori, un enorme regalo per gli amici

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Come abbiamo visto nell’articolo precedente il D.L. c.d. “salva banche” ha addirittura peggiorato il trattamento degli obbligazionisti junior e degli azionisti, non prevedendo in alcun caso il rimborso anche minimo dell’investimento, in violazione della direttiva europea sulle risoluzioni delle crisi bancarie. Perché?

Per capirlo bisogna fare un passo indietro: nel febbraio di quest’anno, pochi giorni prima dello scioglimento degli organi amministrativi per “gravi perdite del patrimonio” da parte del Tesoro su iniziativa della Vigilanza, il gruppo Algebris di Davide Serra dichiara di essere seriamente intenzionato a rilevare il portafoglio sofferenze della Banca, ovvero tutti i crediti c.d. deteriorati che appesantiscono l’attivo dell’Istituto: i Non Performing Loan o NPL. Neanche passato un mese, dopo il commissariamento di Banca Etruria, senza attendere l’esito sulla valutazione dei crediti da parte dei Commissari, con una lettera indirizzata a questi è per conoscenza a Bankitalia, il gruppo rilancia l’offerta dichiarando di essere disposto, oltre a rilevare tutto il portafoglio sofferenze, a prendersi carico di una sessantina di dipendenti, collocandone una ventina ad Arezzo (feudo della famiglia Boschi). Ma cos’è Algebris e chi è Serra?

Algebris Investments è un hedge fund, un fondo “boutique” di asset management molto aggressivo che nell’ottobre 2014 ha creato una struttura per l’acquisto e la gestione dei NPL. Davide Serra, il proprietario, è un finanziere molto vicino a Renzi che ha sostenuto la sua campagna nelle primarie del 2012 e che è salito alla ribalta quando, alla Leopolda dell’anno scorso dichiarò che il diritto di sciopero nel settore pubblico dovrebbe essere limitato in quanto è “un costo” che scoraggia gli investitori esteri e che il Jobs Act era un provvedimento che gli piaceva molto, ma che lui l’avrebbe voluto “un pelo più aggressivo“.

Pochi mesi dopo che Serra ha creato il comparto di gestione dei NPL, il governo Renzi con decreto legge, poi convertito nell’agosto 2015 in legge, accorcia i termini per liquidare gli attivi fallimentari portandoli a due anni e velocizza le procedure per le esecuzioni mobiliari ed immobiliari, con ciò favorendo proprio il recupero dei crediti deteriorati e le società che li gestiscono, poiché il tempo è una variabile essenziale per il rendimento dei NPL acquistati.

Si comprende allora che la “salva banche” in quest’ottica è un regalo per la Algebris e per le altre società, soprattutto estere che premono per l’acquisto dei NPL delle banche liquidate: innanzitutto il valore di cessione dei crediti deteriorati è stato stabilito nella percentuale del 17,6% del valore nominale, di molto inferiore alla media di realizzo stimata per tale tipo di crediti che è del 35/40%. “Quella dei 17,6% ci sembra una valutazione molto prudente, che non tiene conto delle modifiche normative“, commentano dall’ufficio studi del Cerved; poi, il fatto che non vi debbano essere retrocessioni ai creditori ed ai risparmiatori delle banche dell’eventuale surplus fra valore stimato e quanto ricavato dalle escussioni dele garanzie, permette alle società che hanno acquistato i NPL di garantirsi un ritorno dell’investimento inverosimilmente alto.

Stimando infatti un acquisto di 100 milioni in NPL al 17,6% con una leva finanziaria di 3 il costo per l’acquisto è di 4,4 milioni diretto e 13,2 milioni finanziato ad un tasso mettiamo del 5%, in linea con i prestiti attuali. Vendendo dopo una media di 4 anni gli immobili a garanzia e stimando un recupero del 30%, il guadagno è dato dalla differenza fra la percentuale di realizzo e quella per l’acquisto, ma per il quale è stato speso direttamente solo 4,4 milioni e gli interessi sul finanziato, pari in 4 anni (senza considerarli composti per semplicità) a 2,64 milioni, quindi complessivamente 7,04 milioni. Il guadagno è quindi 30 – 7,04 = 22,96 milioni ovvero il 326% (al lordo delle tasse e delle spese). Calcolando delle spese di recupero per le procedure di 1,5 milioni fra spese vive e compensi la percentuale si attesta al 305%, sempre un rendimento stratosferico.

Si comprende adesso perché da tutto il mondo le società di recupero si stiano proponendo per rilevare pacchetti di NPL dell’Etruria e degli altri Istituti oggetto del salvataggio: guadagni cosi neanche il traffico della droga li permettono. Ed è tutto legale…

1 Comment

  • […] Che, per una evidente questione di giustizia, qualsiasi plusvalenza determinata dalla cessione dei crediti delle “Bad Bank” sia destinata in primo luogo al risarcimento integrale dei creditori, azionisti ed obbligazionisti del primario e del secondario, azzerati dal “decreto della domenica a mezzanotte” e che qualsiasi ulteriore cifra realizzata da questa operazione sia destinata alla collettività dei cittadini e non a pochi speculatori. […]

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