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La lettera della Commissione UE sconfessa Renzi e Padoan: l’azzeramento dei bond è stata una scelta del Governo!

Renzi-Padoan

La lettera dei Commissari Europei, che Renzi meditava di rendere pubblica per far vedere che era stata l’Europa cattiva a volere mettere sul lastrico i risparmiatori e gli azionisti delle quattro banche coinvolte nel salvataggio si è rivelata un clamoroso boomerang per il Governo: l’Europa (intesa come Unione Europea) è sì cattiva, ma questa volta è anche innocente.

La lettera di Hill e Vestager, rispettivamente Commissari ai Servizi Finanziari ed alla Concorrenza, indirizzata a Padoan del 19 novembre non impone affatto il bail-in e men che meno l’azzeramento definitivo dei diritti di credito degli obbligazionisti junior (quelli che detenevano bond subordinati). La comunicazione (che qui trovate integrale in originale) lascia al Governo la libera scelta se utilizzare la DGSD (Deposit Guarantee Schemes Directive), che da noi ha portato alla creazione del Fondo di Garanzia Interbancario sui Depositi, o la BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), trasposto in Italia nel D.L. 180/2005 e che ha portato alla creazione del Fondo di Risoluzione Interbancario. Il primo è il fondo che garantisce i depositi sotto i 100.000 euro e può intervenire per finanziare istituti in difficoltà, il secondo è quello che agisce in caso di bail-in per finanziare la creazione della bad bank e della good bank (come ho già spiegato in questo post).

Come detto i Commissari lasciano completo spazio al Governo, solo fissano il limite, da valutare dopo aver conosciuto il piano concreto di intervento, che non si tratti di un salvataggio configurabile come “aiuto di Stato” poiché in tal caso il piano di salvataggio automaticamente sarebbe stato trasformato in un piano di risoluzione, con l’applicazione della direttiva BRRD.

La colpa del Governo è pertanto duplice ed interamente ascrivibile a chi ha elaborato il decreto “salva banche”: innanzitutto per non aver neanche provato a formulare un piano di salvataggio che coinvolgesse il Fondo di Garanzia sui Depositi, cercando così di salvaguardare gli investitori di bond subordinati, in secondo luogo per aver regolamentato il destino di quest’ultimi addirittura peggio di quanto preveda la Direttiva europea: come ho già illustrato nel post linkato sopra la norma comunitaria ed il decreto legge applicativo prevedono che nel piano di risoluzione le varie categorie di investitori e creditori non siano  trattati peggio che se si fosse proceduto a liquidazione coatta amministrativa od a procedura concorsuale ed impongono espressamente a carico del Fondo di Risoluzione il versamento della differenza fra quanto avrebbero ottenuto con procedure fallimentari e quanto hanno effettivamente ricevuto. Il decreto “salva banche” invece prevede in ogni caso la perdita di qualunque diritto sul ricavato della vendita dell’attivo e nessun meccanismo di compensazione.

Questa inutile ferocia nel trattamento di investitori, il più delle volte raggirati dai funzionari bancari, che non erano certo speculatori, come vigliaccamente hanno provato a dipingerli, ma povera gente che aveva affidato i propri risparmi confidando nel rapporto, spesso di amicizia, che li legava a persone che conoscevano da anni (come accade nelle piccole banche locali), è stata la più sporca delle azioni previste nel decreto (quasi al pari della salvaguardia dell’onorabilità di amministratori che meriterebbero la galera…) e il patetico tentativo di buttare la colpa su altri al grido di “ce lo ha chiesto l’Europa” mostra il cinismo e la codardia (una volta capito che non l’avrebbero passata liscia) di un Governo, non solo incapace di tutelare le ragioni dell’Italia in sede europea come abbiamo visto tante volte, ma persino capace di danneggiare il proprio popolo peggio di quanto imposto dagli euroburocrati.

E ci vuole davvero una gran bravura…

3 Comments

  • […] Come abbiamo visto nell’articolo precedente il D.L. c.d. “salva banche” ha addirittura peggiorato il trattamento degli obbligazionisti junior e degli azionisti, non prevedendo in alcun caso il rimborso anche minimo dell’investimento, in violazione della direttiva europea sulle risoluzioni delle crisi bancarie. Perché? […]

  • […] Come abbiamo visto nell’articolo precedente il D.L. c.d. “salva banche” ha addirittura peggiorato il trattamento degli obbligazionisti junior e degli azionisti, non prevedendo in alcun caso il rimborso anche minimo dell’investimento, in violazione della direttiva europea sulle risoluzioni delle crisi bancarie. Perché? […]

  • […] Come abbiamo visto in un articolo precedente il D.L. c.d. “salva banche” ha addirittura peggiorato il trattamento degli obbligazionisti junior e degli azionisti, non prevedendo in alcun caso il rimborso anche minimo dell’investimento, in violazione della direttiva europea sulle risoluzioni delle crisi bancarie. Perché? Per capirlo bisogna fare un passo indietro: nel febbraio di quest’anno, pochi giorni prima dello scioglimento degli organi amministrativi per “gravi perdite del patrimonio” da parte del Tesoro su iniziativa della Vigilanza, il gruppo Algebris di Davide Serra dichiara di essere seriamente intenzionato a rilevare il portafoglio sofferenze della Banca, ovvero tutti i crediti c.d. deteriorati che appesantiscono l’attivo dell’Istituto: i Non Performing Loan o NPL. Neanche passato un mese, dopo il commissariamento di Banca Etruria, senza attendere l’esito sulla valutazione dei crediti da parte dei Commissari, con una lettera indirizzata a questi e per conoscenza a Bankitalia, il gruppo rilancia l’offerta dichiarando di essere disposto, oltre a rilevare tutto il portafoglio sofferenze, a prendersi carico di una sessantina di dipendenti, collocandone una ventina ad Arezzo (feudo della famiglia Boschi). Ma cos’è Algebris e chi è Serra? […]

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