Economia
Zes unica supera le mille autorizzazioni, Romano: “un modello che funziona”

La Zes unica la misura fortemente voluta dall’ex ministro degli Affari europei, Raffaele Fitto, ha superato le mille autorizzazioni, sancendo in questo modo un traguardo che sembrava impensabile solo un anno fa. L’e ministro ora vicepresidente esecutivo della Ue, con la Zes unica, dimostrando grande lungimiranza ed acume, ha voluto in questo modo accentrare i poteri delle precedenti Zes divise territorialmente, che avevano manifestato tutti i propri limiti ed inefficienze proprio a causa della eccessiva frammentazione delle procedure, in un unica struttura di missione, guidata brillantemente dall’avvocato Giosy Romano questo primo scorcio di 2026 ne sono state rilasciate già 107, di cui 34 in Puglia e una in Basilicata. Le autorizzazioni uniche sono il «termometro» del funzionamento della Zona economica speciale (Zes) per il Mezzogiorno. «Il modello da cui partire» per attrarre investimenti, come lo aveva definito la premier Giorgia Meloni a inizio anno. E, in effetti, i numeri sembrano darle ragione con la famigerata «quota mille» sfondata già a dicembre 2025 per un totale, ad oggi, di 1.117 autorizzazioni uniche rilasciate.
Sulla lunga marcia non hanno nemmeno inciso il pur discusso allargamento della Zes a Marche e Umbria o il criticato cambio di governance con un’unica cabina di regia a Palazzo Chigi, presieduta dal sottosegretario con delega al Sud, Luigi Sbarra. Un altro punto che aveva suscitato vibranti polemiche. La rotta però è tracciata e il segreto del successo non è un mistero come spiega l’avvocato Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione: «Credo che il fattore decisivo sia la semplificazione burocratica: un meccanismo che consente all’imprenditore di ottenere un titolo in tempi rapidissimi e avviare l’attività. Si sta rivelando un vero volano per gli investimenti». Vale per tutto il Sud ma anche, e in particolar modo, per la Puglia: le autorizzazioni uniche sono state 72 nel 2024, 204 nel 2025 e 34 nel 2026 per un totale di 310. Solo la Campania ha fatto meglio (459) – la Sicilia, terza, è lontanissima (170) – ma, se stringiamo la telecamera solo sullo scorso anno, la Puglia ha fatto meglio di tutti.
Il senatore Salvo Pogliese, capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione Industria di Palazzo Madama, ieri a Catania ad un evento pubblico sul si alla riforma della giustizia, alla presenza del ministro del made in Italy Adolfo Urso, ha voluto fare il punto sui risultati concreti ottenuti grazie all’azione del governo Meloni, in particolare con l’istituzione della Zona Economica Speciale (Zes) Unica del Mezzogiorno: “Oggi, grazie alle scelte coraggiose del governo Meloni, la Sicilia torna al centro delle politiche di sviluppo. I dati statistici lo confermano: la riforma che ha istituito la Zes Unica, la più grande d’Europa, e lo stanziamento senza precedenti di 35 miliardi di euro per le infrastrutture in Sicilia stanno gettando le basi per fare della nostra isola l’Hub produttivo, logistico ed energetico del Mediterraneo.
Urso invece ha voluto sottolineare ancora una volta importanza della riforma per il mondo delle imprese: “La riforma della giustizia è un passaggio fondamentale per rafforzare lo Stato di diritto e sostenere la crescita del Paese.
La giustizia civile è considerata dagli economisti un fattore strutturale di competitività: tempi lunghi aumentano l’incertezza, frenano gli investimenti e riducono la produttività. L’ impresa ha bisogno di una giustizia libera da ogni paraocchi. Libera, terza, responsabile e indipendente. Capace di giudicare in tempo congruo dando certezze a chi investe nel paese. Questo può passare anche dal sì al referendum. Se si muove la maggioranza silenziosa saremo in condizione di completare un percorso di riforme e di consegnare tra poco più di un anno, a chi verrà dopo di noi, un paese migliore”
Naturalmente, ci sono sempre margini di crescita. Anche per la Zes unica. E i nodi critici sono sostanzialmente due e connessi fra loro: la possibilità di programmare su più anni e l’ammontare del credito d’imposta, cioè l’agevolazione fiscale per le imprese che investono in beni strumentali in area Zes che, partita da una copertura al 100%, si attesta ora intorno al 70%. «Il primo è un problema superato – argomenta Romano – perché fino allo scorso anno il credito d’imposta era tarato sui 12 mesi ma con l’ultima finanziaria è possibile riconoscerlo per un triennio, fino al 2028: c’è una previsione di 4,4 miliardi». Il che si collega al problema dell’ammontare: «Vero – continua – nel 2024 c’era una copertura del 100% passata poi nel 2025 al 70% del richiesto, che non è poca cosa. Tra l’altro, è sintomatico di un altro aspetto: è vero che le aziende non hanno potuto usufruire del 100% ma sono stati realizzati investimenti per 11 miliardi di euro, ben oltre le aspettative». Resta il dubbio che col lievitare delle autorizzazioni uniche si riduca ulteriormente l’ammontare del credito d’imposta. Romano però tiene il punto: «Il meccanismo non è scontato. La maggior parte di coloro che beneficiano delle autorizzazioni uniche prescinde dalla richiesta di credito d’imposta perché l’imprenditore rinviene nel principio di semplificazione un incentivo con un valore superiore rispetto a quello puramente economico che pure continua ad avere il suo peso».
Ciò premesso, Romano inanella le ultime novità Ciò premesso, Romano inanella le ultime novità messe in cascina. A cominciare dal protocollo firmato con Abi che permetterà agli istituti bancari aderenti di dedicare specifiche risorse al finanziamento in area Zes, nonché da quello siglato con Bankitalia per il monitoraggio degli impatti sul territorio. Uno studio che verrà utile più avanti. E, ancora, il patto per la decarbonizzazione e la reindustrializzazione dell’area di Brindisi firmato con il prefetto Luigi Carnevale e il bando da 300 milioni, a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2027, per finanziare il miglioramento della viabilità, delle infrastrutture e della qualità dei servizi pubblici nelle industriali. Sullo sfondo, il Piano Strategico arrivato sostanzialmente a metà del guado: un anno e mezzo alle spalle, un anno e mezzo davanti. «Dobbiamo iniziare proprio adesso – conclude Romano – a ragionare sulle prospettive future per non farci trovare impreparati. Idee? Al momento no, ma tutto è perfettibile. Sarà l’analisi dei risultati conseguiti a farci comprendere quali sono i punti di forza e quali quelli di debolezza su cui intervenire».









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