Seguici su

AutomotiveEconomiaGermaniaUSA

VW e l’avventura americana: il “sogno” Scout costa un miliardo in più. Wolfsburg trema

Volkswagen vede lievitare i costi per il rilancio del marchio Scout negli USA: da 2 a 3 miliardi di dollari per lo stabilimento nel South Carolina. Tra inflazione, problemi ambientali e incertezze politiche, il progetto mette sotto pressione il bilancio di Wolfsburg.

Pubblicato

il

Di questi tempi, dalle parti di Wolfsburg, la parola “imprevisto” suona come un rintocco funebre. Mentre in Europa si discute di tagli, chiusure e di un mercato elettrico che non decolla come sperato, oltreoceano la scommessa americana di Volkswagen, il rilancio dello storico marchio Scout, si sta trasformando in un esercizio di equilibrismo finanziario sempre più spericolato.

Secondo quanto rivelato dal Handelsblatt, l’investimento per il nuovo stabilimento di Blythewood, nel South Carolina, non si fermerà ai 2 miliardi di dollari inizialmente preventivati. Il conto finale è lievitato a 3 miliardi di dollari. Una “correzione” di un miliardo — il 50% in più — che cade nel momento peggiore possibile per il CEO Oliver Blume, atteso a giorni negli States per un’ispezione che si preannuncia tutt’altro che una passerella diplomatica.

Un parco fornitori da 300 milioni (e i restanti 700?)

La controllata Scout Motors ha confermato i nuovi numeri, derubricando i 2 miliardi iniziali a “investimento minimo garantito” negli accordi con lo Stato. La spiegazione ufficiale per questo balzo in avanti? La necessità di costruire un parco fornitori interno da 300 milioni di dollari per migliorare l’efficienza logistica e creare posti di lavoro locali.

Tuttavia, la matematica non mente: mancano all’appello circa 700 milioni di dollari di extracosti su cui l’azienda ha preferito mantenere un prudente riserbo. Fonti interne al gruppo suggeriscono che il budget originale fosse stato calcolato con eccessivo ottimismo, senza considerare pienamente l’inflazione dei materiali — acciaio, rame e alluminio — e le complessità di un sito che deve sfornare fino a 200.000 veicoli l’anno.

Lo Stato del South Carolina e la trappola del fango

Non è solo Volkswagen a dover aprire il portafoglio. Anche il South Carolina, che aveva già messo sul piatto un pacchetto di incentivi da 1,3 miliardi di dollari, si ritrova a gestire costi imprevisti. Il Ministero del Commercio locale ha dovuto chiedere ulteriori 150 milioni di dollari ai legislatori statali.

La causa? Un mix di maltempo e burocrazia. Piogge torrenziali e ritardi nelle autorizzazioni ambientali hanno gonfiato le spese per la preparazione del terreno. Non sono mancate nemmeno le sanzioni: nel 2025, le autorità ambientali hanno multato la contea di Richland per la cattiva gestione dei detriti e dello scarico delle acque nel cantiere. Insomma, un pantano non solo metaforico.

Il confronto dei costi: la tabella dell’investimento Scout

Voce di spesaPreventivo inizialeStima attuale (2026)Variazione
Stabilimento (Capex)$2 Miliardi$3 Miliardi+50%
Sviluppo Piattaforma$3 Miliardi$3 MiliardiInvariato
Incentivi Statali$1,3 Miliardi$1,45 Miliardi+11%
Capacità produttiva200k veicoli/anno200k veicoli/anno

Tra Trump, Rivian e il fantasma di Audi

Il progetto Scout nasce sotto la gestione Diess con un obiettivo ambizioso: riportare in vita un brand iconico (nato nel 1961) per competere nei segmenti Pick-up e SUV, i veri “bancomat” del mercato USA. Ma il contesto è cambiato radicalmente:

  1. L’incognita dazi: Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e le minacce di nuovi dazi rendono ogni dollaro investito fuori dall’Europa un rischio politico. Blume lo ha detto chiaramente: senza agevolazioni, nuovi investimenti (come quello ipotizzato per Audi negli USA) non sono finanziabili. Nonostante le auto prodotte negli USA, al contrario di quelle costruite in Europa, non paghino dazi.

  2. L’ombra di Rivian: La recente partnership miliardaria tra VW e la startup Rivian ha creato sovrapposizioni. Perché investire miliardi in un brand “risorto” quando si ha accesso alla tecnologia di chi i SUV elettrici li sa già fare? A che servono due brand che fanno, praticamente, la stessa cosa, cioè SUV elettrici, il cui futuro è, tra l’altro dubbio?

  3. Il cambio di rotta tecnico: Scout era nata come “pure electric”. Oggi, saggiamente (o disperatamente, a seconda dei punti di vista), si punta sui Range Extender (motori termici che ricaricano la batteria), segno che l’idillio full-electric sta svanendo anche nel deserto americano. Da elettrico diventa ibrido, anche se un ibrido plug in.

Scout Terra

Il paradosso di Wolfsburg

Mentre in Germania i sindacati protestano per la minaccia di chiusura, o chiusura, di stabilimenti storici e la pressione sui costi è ai massimi livelli, vedere un miliardo di dollari “volare” via per un progetto oltreoceano non facilita il clima sociale. La logica keynesiana direbbe che l’investimento genera indotto, ma qui l’indotto è tutto americano: 450 dirigenti già assunti a Blythewood e migliaia di posti di lavoro promessi ai cittadini del South Carolina.

C’è chi, come Frank McCleary di Arthur D. Little, difende la scelta: “VW aveva bisogno di un Pick-up. Costruire un marchio da zero avrebbe richiesto un decennio, come insegna Toyota”.

Eppure, la politica locale inizia non essere conmtenta e potesta per le sovvenzioni pubbliche: il deputato repubblicano Ralph Norman ha già tuonato su X: “Basta soldi a Scout finché le nostre strade sono a pezzi”. Per un americano, soprattutto un repubblicano, è quasi incomprensibile che lo stato

Un azzardo necessario?

L’impianto Scout non è ancora un disastro, ma è certamente un test di resistenza per il bilancio di Volkswagen e della sua volontà operativa. Se il mercato USA dovesse premiare i nuovi modelli Terra e Traveler, il miliardo in più sarà dimenticato. Ma se i costi dovessero continuare a salire o se la guerra commerciale di Trump dovesse colpire i flussi di componentistica, il “sogno americano” di Blume rischia di diventare l’ennesimo incubo per gli azionisti europei e l’ennesima politica industriale pasticciata del gruppo di Wolfsburg.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento