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Vive la France!

Continuiamo la collaborazione con Francesco Lenzi, che ringraziamo, con questo articolo  che parla ancora di Francia, e del futuro dell’Euro e dell’Europa. Vi consiglio leggerlo con attenzione: Personalmente ritengo che l’EURO implodera’ proprio quando verranno al pettine le contraddizioni ed i conflitti tra interessi Francesi e Tedeschi.
Vi segnalo che Francesco e’ un nostro Lettore, ed immagino sara’ disponibile a rispondere a domande sui commenti. A Lui, come a qualunque lettore, do’ la possibilita’ di pubblicare articoli con piacere, specialmente se fatti con criterio, ed al di la’ delle tesi esposte (basta contattarmi via mail).
Consigliamo le Lettura simultanea dei seguenti articoli:

The Aftermath of the 1992 ERM Break-up: Was There a Macroeconomic Free Lunch? di Robert J. Gordon
Analisi della Svalutazione del 1992-1995  di GPG Imperatrice
EURO: Analisi dettagliata del perche’ dobbiamo Uscire!  di GPG Imperatrice
– Dal 1992 al 2012. La storia si ripete (ma non ha insegnato niente!) – Parte 1   di Francesco Lenzi
Dal 1992 al 2012. La storia si ripete (ma non ha insegnato niente!) – Parte 2  di Francesco Lenzi
Piu’ Spritz e meno Spread di Francesco Lenzi

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Vive la France!
di Francesco Lenzi

Sarà la Francia a far saltare tutta questa stupida costruzione dell’Euro?

 Questa domanda che forse a qualcuno più distratto tra voi può sembrare del tutto inverosimile, è quella che alimenta i dibattiti intorno la sopravvivenza o meno dell’unione monetaria. Anche l’Economist ha di recente posto nuovamente il problema [1].
Come ormai da più parti si sente ripetere, dovrebbe esser chiaro che la crisi dell’eurozona è, in quest’ultima fase, una crisi di debito estero. I livelli di competitività degli Stati, espressi dai tassi di cambio reali (reer), non si sono uniformati in questi 13 anni di unione monetaria, e questo ha determinato l’accentuarsi di squilibri (rapporti di debito/credito) che non potevano ovviamente essere compensati dai normali aggiustamenti del tasso di cambio.
Il caso Francese è significativo. A seguito della svalutazione avvenuta con la fine dello SME, la Francia è riuscita in breve tempo a ritrovare parte della competitività che negli anni novanta aveva perduto. Questo le ha permesso di entrare nell’unione monetaria in posizione di relativa competitività rispetto, per esempio, all’Italia. E’, infatti, da ricordare che nei tre anni precedenti l’introduzione della moneta unica, la Lira si apprezzò di quasi il 20% rispetto al Marco e di oltre il 10% rispetto al Franco Francese.

Analizzando l’andamento del real effective exchange rate si nota come sin dall’inizio dell’unione monetaria la competitività Francese sia rimasta più bassa di quella tedesca. Sicuramente migliore di quella italiana, ma mai ai livelli di quella tedesca, con il divario che si è poi progressivamente ampliato dal 2003 in poi, con l’applicazione della riforma del mercato del lavoro tedesco, che ha portato una riduzione molto rilevante del costo del lavoro in Germania[2] e quindi della competitività di prezzo dei prodotti tedeschi.

Francia1 Vive la France! 

Tutto ciò ha progressivamente provocato al deterioramento della posizione con l’estero della Francia, caratterizzata da un ormai consolidato deficit commerciale, da un saldo delle partite correnti negativo per quasi il 2% del PIL nel 2011 e oltre il 2% quest’anno, e da una posizione netta che sta velocemente peggiorando verso livelli simili a quelli dell’Italia.

France2 Vive la France!
La Francia, al momento, ha agito solo in minima parte per ridurre il saldo debitorio con l’estero, che anche quest’anno è destinato ad aumentare. A questo punto però si pone una domanda. Quanto aspetterà l’Europa (leggasi  Paesi creditori, Germania in primis) a chiedere anche alla Francia quello che è stato chiesto prima all’Irlanda, poi a Grecia e Portogallo e quindi ad Italia e Spagna?  Sui giornali stanno sempre più prendendo quota le affermazioni di esponenti politici ed economici tedeschi che “suggeriscono” alla Francia un cambiamento di passo[3] verso il miglioramento della loro posizione estera.

Ovviamente sarebbe da rispondere a tali geni che ridurre una posizione debitoria estera di un Paese (in un’area valutaria che è fino a poco tempo fa in pari con il resto del mondo) significa ridurre analogamente la posizione creditoria degli altri Paesi. Nelle unioni monetarie che funzionano, queste cose avvengono in maniera coordinata tra aree in surplus e aree in deficit, e non con imposizioni dall’alto. Ormai credo che ai personaggi che ci comandano sia davvero troppo chiedere di ragionare su cose che uno studente del primo anno di economia capirebbe certamente meglio.
Per tale ragione, a tutti i Paesi eurodeboli è stato chiesto di sobbarcarsi l’onere di fare le “riforme” per comprimere, attraverso aumento delle imposte indirette e riduzione delle spese statali, il proprio livello d’indebitamento con l’estero. Si tratta, come ben sappiamo, di misure molto impopolari che, proprio perché destinate a comprimere i redditi, hanno effetti fortemente recessivi sull’economia. La situazione dell’economia Francese è però molto grave già adesso.

La disoccupazione è già attualmente a livelli preoccupanti, il debito pubblico è quasi al 90% del PIL mentre il debito privato ha ormai da alcuni anni superato il 200% del PIL. A questi dati aggiungiamo che, probabilmente, nell’ultimo quarto di quest’anno avranno una contrazione del PIL (per giungere sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno) e che la produzione manifatturiera è ai minimi.

Francia3 Vive la France!
 La decisione di avviare un programma di riforme del tipo “Ce lo chiede l’Europa” determinerebbe sicuramente, com’è avvenuto fino ad oggi negli altri Stati, un forte appesantimento dei dati economici Francesi. Cosa faranno, adesso che tocca a loro il riequilibrio? Si piegheranno anch’essi alle richieste dei creditori, oppure decideranno di far saltare il banco? La storia insegna che, a differenza di altri (di noi), difficilmente hanno preso ordini dai tedeschi. I nodi (francesi) stanno venendo al pettine e da come sarà trovata una soluzione dipende il futuro o meno di questa sciagurata unione monetaria.


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