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Verrà il tempo del RDC o quello del Default? (del versiliese Marco Orso Giannini)

Non so voi ma che siamo alle porte di una tempesta (finanziaria) senza precedenti, lo sento anche “nell’aria”.
Le nostre banche fanno gola a mezzo mondo, quelle di credito cooperativo per regole “europee” dovranno cedere parte dei Titoli di Stato (= spread), il QE sta per essere ridotto ai minimi termini (= spread), ci riempiono di migranti come fossimo una città che è appena caduta (avete presente Troia infiltrata dal Cavallo?) e i cittadini sono stati rincretiniti a dovere facendo creder loro che il problema siano i vitalizi e sul fatto che saremmo “inferiori” all’Europa (ed agli inglesi…) avendo “rubato”(cosa di grazia?).
Mai come nel 2018 ho la sensazione che in Parlamento avremo gente che lavora nell’interesse di Stati esteri (europei ed extraeuropei).
Nel periodo pre voto ho criticato aspramente, la ricetta economica dei 5S definendola impraticabile, pericolosa e progettata per portarci nella speculazione, nelle svendite ed in prossimità del default (addio pensioni e risparmi). Molti non mi hanno creduto essendo io un ex 5S (quando il 5S era euroscettico) credendo stupidamente parlassi per quella forma di rabbia, di emotività che è incompatibile proprio con chi è coerente con ciò in cui crede, con chi opera secondo analisi: questa ricetta economica, fate caso, si inserisce alla perfezione in questo quadro di desolazione.
Gli italiani in larga parte non si informano, hanno votato 5S perché “non ci sono mai stati” ed ora ne pagheremo purtroppo le conseguenze.
Mi auguro solo che la verità venga fuori prima o poi, magari riflettendo sul perché Lega e 5S paiano volersi alleare con tutti tranne che tra loro (cosa temono secondo voi?), auspico che chi eventualmente si sia macchiato di Alto Tradimento venga trascinato in tribunale e poi in carcere finché campa, che paghi con esproprio di ogni ricchezza e con interdizione dai luoghi pubblici (entrambi i provvedimenti fino alla terza generazione) e che non possa assistere alle Olimpiadi nonostante adesso le promuova.
Aggiungo anche uno strano presentimento sul terrorismo internazionale: io l’ho sempre considerato (magari per caso, magari no) funzionale all’establishment, per ora ci ha risparmiato ma per qualche imperscrutabile motivo col PD all’opposizione sento che questa “fortuna” finirà.
Dopo questa doverosa e lunga premessa che disegna il contesto in cui ci stiamo muovendo rimarco l’inserimento della stucchevole polemica sul Reddito di Cittadinanza: stucchevole quando espressa dai nostri rappresentanti nelle Istituzioni, libera e opportuna quando manifestata da critici e cittadini.
Di Maio
ha dichiarato che se sarà premier chiederà un anno di tempo per erogare il RDC dato che, sostiene, dovrà prima riorganizzare i Centri per l’Impiego (CPI).
Questa posizione espressa con un tempismo sospetto (alla prima occasione) ha provocato diverse polemiche perché al di là delle parole e delle frasi, ha tutta la sensazione di una eclatante e spaventata marcia indietro (prima del voto questo “spread” temporale di un anno non era stato comunicato a sufficienza).
Tuttavia il 32.5% dei votanti, a tanto ammonta il risultato pentastellare, chiede a gran voce il RDC, eppure PD e Centro Destra paiono sottovalutare questa istanza: se il RDC è la “madre di tutte le promesse elettorali” come mai gli avversari non si chiedono “perché”?
Vorrei quindi mandare un segnale ai nostri politici, insegnare loro come si dovrebbe vivere la dialettica partitica, incidendo nei contenuti delle questioni (in questo caso il RDC) e non alimentando la grancassa ed il “frastuono”.
Se si fa della costante fuffa, se si alimentano risse significa “non averci capito nulla”.
Premetto che queste osservazioni le ho inviate a uno dei bracci destri di Di Maio, tale Tiziana Ciprini, una Deputata mi regalò una splendida introduzione al Saggio di Economia e che presenziò alla Camera con me prendendo il primo volo da Bruxelles. Una deputata che, adeguandosi alla mutazione grillina, ha smesso di rispondermi nonostante sappia che ho sempre mantenuto il riserbo del caso e nonostante legga eccome (vedasi Di Maio che ha smesso di parlare a vanvera sul “moltiplicatore”) quanto le invio (mostrandosi molto più intelligente del 99% dei Parlamentari di ogni forza politica e comportandosi da rappresentante quale effettivamente è).
Prima quindi di esaminare il Reddito di Cittadinanza nei suoi aspetti critici è opportuno ricordare come la Costituzione indichi la “retribuzione” come Diritto Inviolabile ad una vita dignitosa; la disoccupazione quindi è un grave reato che sospende lo Stato di Diritto, con la Piena Occupazione di Reddito di Cittadinanza non se ne parlerebbe nemmeno.
Vengo alle criticità del DDL Catalfo sul Reddito di Cittadinanza ringraziandovi per l’attenzione:
  1. Da quando una recente sentenza ha tolto la prima casa dal calcolo dell’Indicatore Situazione Economica Equivalente (il requisito per il RDC è una ISEE minore di 6500) la platea si è raddoppiata e il costo del DDL Catalfo è salito a 29 miliardi annui (niente di irrealizzabile); il fatto che il 5S continui a parlare di 14 md potrebbe indicare che almeno metà di chi dovrebbe ottenerlo alla fine non lo riceverà perché il partito porrà ulteriori requisiti (magari computando un calcolo simile alla ISEE ri-considerando la prima casa come reddito).
  2. Le proposte di lavoro dovrebbero essere due e non tre (perché tre?); può accadere che un lavoro non faccia proprio per noi ma il secondo incarico è etico accettarlo (per non ricevere il sostegno pubblico troppo a lungo). Inoltre niente garantisce che la seconda proposta sia migliore della prima e quindi con 2 sole chances prima di considerare inaccettabile un lavoro avverrebbe una riflessione.
3) Il Reddito di Cittadinanza andrebbe erogato solo ai cittadini italiani per non generare viaggi della speranza da parte di stranieri in nome del peggior tipo di globalizzazione, quella della mercificazione (questo punto andebbe approfondito abbondantemente con un articolo mirato). Il punto sulla “reciprocità” inoltre è troppo vago.
4) Dovrebbe essere mantenuto un limite di distanza (50 km) tra sede di lavoro e abitazione evitando il fenomeno della “deportazione”, lo stesso che 5S criticò sulla Buona Scuola.
5) La proposta dovrebbe contenere l’obbligo di una sostanziale coerenza tra titoli di studio posseduti + mansioni e proposta di lavoro
I punti 4 e 5 sono stati “disattesi” da Di Maio in recenti interviste.
        6) Il DDL Catalfo inoltre possiede il dispositivo del Salario Orario (Minimo) Garantito di 9 euro:         studi empirici dimostrano che il “SOG” debba agire in un range tra il 40% e il 60% del salario         orario mediano (tra 5 e 7 euro l’ora): sotto la prima soglia si ha esclusione sociale, sopra la         seconda agli imprenditori non conviene assumere in un contesto peraltro di estremo         mercantilismo. Uno standard di 9 euro è quindi palesemente esagerato e privo di basi         scientifiche in appoggio.
        7) Per evitare che il sostegno al reddito diventi “terreno di coltura” per il pizzo mafioso è         necessario vincolarlo ad alcune clausole di sicurezza per le aree infiltrate dalla criminalità         organizzata: se il Prefetto riceve informazioni consistenti di questo tipo deve poterlo sospendere         a tempo indeterminato su base provinciale; nelle aree di questo tipo il RDC va erogato         mediante apposite Carte di Credito con le quali si possano acquistare beni e servizi ma che non         consentano di ritirare denaro contante. Sempre a questo scopo nelle province infiltrate si può         pensare a un limite di spesa giornaliero e settimanale.
        8) Il RDC dovrebbe essere modulato in base al tenore di vita provinciale (stesso dicasi del         salario orario garantito) e non dovrebbe essere identico su tutto il territorio nazionale visto che a         Milano il costo della vita non è lo stesso che a Enna o Stornarella.
        9) Per concludere sarebbe auspicabile che il RDC fosse più simile a quello francese o a quello         tedesco i quali prevedono un quantitativo monetario minore ma garantiscono il pagamento di         affitto, luce e gas agli aventi diritto.

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