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VENEZUELA, RISORSE DEL SOTTOSUOLO, PETRO E OPPOSIZIONE

Il Venezuela di Maduro ha lanciato Petro, una criptovaluta di stato contro-garantita dalle riserve di petrolio, benzina, oro e diamanti. La strada della criptovaluta era obbligata, poiché, alla fine, trattasi di “proprietà” legata ad un controvalore, un controvalore che cambia in funzione del valore del bene sui mercati internazionali ma pur sempre legato ad un bene.

Il problema alla base delle difficoltà di Maduro non è altro che questo: LA PRODUZIONE DI BENI NEL PAESE.

Il Venezuela è ESCLUSIVAMENTE legato alle ricchezze del suo sottosuolo

Foto 1: ricchezza del sottosuolo Venezuelano

 

 

ed è difficile cambiare linea dalla produzione di petrolio (o dagli altri beni sopra citati). Maduro dovrebbe assolutamente diversificare la produzione, evitare di continuare a sfruttare il sottosuolo, e togliersi il soprannome di VENEZUELA SAUDITA, ma non è una cosa semplice da fare, molto più da dire.

Osservate cosa esporta in Italia il Venezuela:

solo una decina di categorie di prodotto, invece per l’import dall’Italia:

In pratica tanto, tutto!

Ecco il problema, abituati bene dal mercato delle materie prime, i Venezuelani non hanno fatto in tempo, all’alba della crisi mondiale e, poi, delle sanzioni Usa e Ue, a diversificare la produzione e ora sono costretti ad inventarsi, alla fine, una sorta di baratto, con questo “Petro”, nel tentativo di stabilizzare inflazione ed economia.

Il problema è che ancora l’import è grande e le aziende importatrici sono tutte in mano all’opposizione e, da qui, l’enorme difficoltà della classe politica al potere. L’opposizione, difatti, pur non avendo un leader ben definito, pur frazionata, non intende assolutamente collaborare con il governo. Ovviamente a farne le spese chi sono? Ma sempre i soliti, quelli che il PD chiama i “PLEBEI”!

Ad maiora.

 


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