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Venezuela: il vero tesoro non è il petrolio, ma il gas naturale (e passa per Trinidad)
Tutti guardano al petrolio, ma la vera rinascita economica del Venezuela passa per i giacimenti di gas naturale offshore. Ecco i progetti di Shell e BP e perché l’alleanza con Trinidad e Tobago è fondamentale per aggirare la mancanza di infrastrutture.

Dopo l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela dello scorso 3 gennaio, che ha posto fine alla lunga presidenza di Nicolás Maduro, i riflettori globali sono tornati a puntarsi sull’industria energetica del Paese sudamericano. L’amministrazione Trump ha chiarito fin da subito le proprie intenzioni: riaprire e sviluppare rapidamente le risorse petrolifere venezuelane. Tuttavia, se il mondo intero guarda ai barili di greggio, gli addetti ai lavori sanno che l’opportunità economica più immediata, e forse più solida nel medio termine, giace inesplorata sotto il fondale marino: il gas naturale.
Il Venezuela vanta le riserve petrolifere più grandi al mondo, stimate in circa 300 miliardi di barili, di non facile estrazione. Eppure, anni di sottoinvestimenti, cattiva gestione e mancanza di manutenzione hanno ridotto la capacità produttiva ai minimi termini. Ricostruire questa filiera richiederà capitali massicci e tempi lunghi. Al contrario, lo sviluppo dei giacimenti di gas offshore offre una scorciatoia redditizia, a patto di superare un ostacolo strutturale: la mancanza di infrastrutture di esportazione.
È qui che la geografia impone la geopolitica. Per monetizzare il proprio gas, Caracas deve necessariamente guardare alla vicina Trinidad e Tobago. L’isola, pur separata dal Venezuela da barriere linguistiche e da recenti attriti diplomatici, possiede esattamente ciò che manca a Caracas: impianti di liquefazione e terminali di esportazione già operativi, anzi in questo momento sotto-utilizzati.
I progetti in rampa di lancio
Le grandi major energetiche internazionali non sono rimaste a guardare, e grazie a un recente allentamento delle sanzioni statunitensi, si stanno muovendo con rapidità.
- Il giacimento Dragon (Shell): È la prospettiva più matura. Dopo i tentativi falliti in passato (incluso l’affondamento di un impianto di perforazione nel 2010), il governo venezuelano ha siglato un accordo con Shell nel 2023. L’idea è pragmaticamente keynesiana: non costruire cattedrali nel deserto, ma collegare con un breve gasdotto il campo Dragon alle infrastrutture Shell già presenti a Trinidad.

- Il giacimento Cocuina (BP): Sulla scia delle nuove direttive del Dipartimento del Tesoro USA, che concedono maggiore margine di manovra alle aziende per negoziare, BP sta accelerando i piani per lo sviluppo di questo secondo polo estrattivo.
Un impatto economico tangibile
Dal punto di vista dei conti pubblici venezuelani, i vantaggi sarebbero immediati. Secondo le stime attuali, il solo sviluppo del giacimento Dragon da parte di Shell potrebbe generare entrate per circa 500 milioni di dollari all’anno. Di questi, almeno il 45% finirebbe direttamente nelle casse del Venezuela sotto forma di tasse e royalty, fornendo ossigeno vitale per la ripresa economica del Paese.
Come ha sottolineato il CEO di Shell, Wael Sawan, si tratta di opportunità attivabili in pochi mesi, con investimenti produttivi che potrebbero concretizzarsi in un paio d’anni, generando, per quanto riguarda il solo giacimento Dragon, almeno 500 milioni di ricavi all’anno. Stiamo parlando solo dei giacimenti offshore noti, senza considerare le risorse ancora da esplorare e il gas inshore che dell’area dell’Orinoco.
Anche il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha benedetto l’operazione, definendola una vittoria per tutti gli attori coinvolti e per il mercato globale del GNL.
Di seguito una sintesi delle differenze strategiche tra i due settori in Venezuela:
| Settore | Potenziale | Stato delle Infrastrutture | Tempistiche di ritorno economico | Partnership chiave |
| Petrolio | Altissimo (300 mld barili) | Gravemente compromesse | Lungo termine | USA, Major internazionali |
| Gas Naturale | Alto (Offshore) | Inesistenti in loco, eccellenti a Trinidad | Breve/Medio termine | Trinidad e Tobago, Shell, BP |
Mentre la retorica politica si concentra sul ritorno del Venezuela come superpotenza petrolifera, la realtà tecnica e finanziaria suggerisce una strada diversa. Il rilancio del Paese passerà prima dalla creazione di un nuovo hub energetico regionale caraibico basato sul gas, dimostrando ancora una volta come le infrastrutture esistenti dettino la linea agli investimenti futuri. Con la crisi del Qatar che mostra la fragilità estrema del Medio Oriente, non sarà difficile trovare degli investitori interessati a sfruttare questo ga naturale in cooperazione con Trinidad e Tobago.










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