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VEDREMO IL PETROLIO A 100 DOLLARI? (ed ora capite il senso di certe armi)

 

La notizia dell’attacco con diversi droni all’impianto petrolifero di Buqyaq, appartenente alla Aramco saudita,  rischia di essere un colpo molto forte per la produzione mondiale di petrolio con ricadute pesanti sui prezzi del greggio.

L’impianto lavora quotidianamente 5 milioni di barili di petrolio, circa il 5% della produzione mondiale che rischia di scomparire per un certo periodo di tempo. Le immagini giunte, nonostante la cappa di segretezza imposta dai sauditi, mostrano numerosi incendi ed esplosioni e non è facile comprendere quanto l’impianto sia ancora  operativo:

 

I danni sono tali da essere visibili fin dal satellite:

 

 

Un attacco del genere, se veramente dovesse aver pesantemente danneggiato la produzione, in un momento in cui la produzione saudita verso l’occidente avrebbe dovuto sostituire quella iraniana,

Non è un caso che l’Arabia incolpi i ribelli Houthi , appoggiati dall’Iran, mentre Mike Pompeo punti l’indice direttamente contro Teheran, con una posizione da falco in un momento in cui, invece, sembrava che la situazione politica si stesse ammorbidendo.

 

Con un calo di 150 milioni di barili al mese non è impossibile che il prezzo si impenni,superando i 70 o 80 dollari, anche se su base temporanea, in un momento in cui invece i prezzi erano visti al ribasso e la Russia perfino si preparava a prezzi dell’ordine di 25 dollari. Chi gioisce ? La CINA che ha concluso un accordo per l’acquisto del petrolio dall’Iran con uno sconto del 20%!! E pensare che fino alla scorsa settimana ci si attendeva un calo dei prezzi, visto che le riserve apparivano in crescita:

La minaccia dei droni viene a richiedere una nuova classe di armi anti drone. Gli USA hanno recentemente messo in servizio il MRZR ATV, in grado di abbattere i droni con un’arma ad energia diretta, cioè un laser. Scommettiamo che questo tipo di arma sarà il prossimo acquisto dei sauditi ?

 

 


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