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Urgente è cambiare il modello economico. La salvaguardia del pianeta verrà poi da sè.

di Davide Gionco

Chissà perché nel giro di pochi giorni tutti i giornali e i telegiornali, e di consenguenza anche la gente sui social media (che dai primi dipendono) hanno iniziato a parlare di ambiente.
La cosa è molto sospetta. La prima cosa che viene da chiedermi è quali siano dei poteri forti del mondo, senza il permesso dei quali giornali e tv non si occupano mai di un certo argomento.
L’attuale presidente della RAI Marcello Foa ci ha spiegato bene i meccanismi che portano alla diffusione simultanea di notizie sui mass-media mainstream.

Ci presentano la ragazzina svedese, sorta dal nulla, come una eroina che vuole salvare il mondo dal cambiamento climatico. Come se non fossero decenni che persone ben più competenti di lei, come il meteorologo Luca Mercalli, tanto per fare un esempio, ci spiegano che di pianeta ne abbiamo uno solo e non possiamo permetterci di rovinarlo.
Sono decenni che la questione dell’ambiente viene posta all’attenzione pubblica, così come sono decenni che la politica, ma anche la gente, fa poco o nulla per cambiare la situazione.
E questo perché i mass media hanno altre priorità, come quella di spiegarci che Assad è un dittatore ed usa le armi chimiche, come quella di spiegarci che viviamo al di sopra delle nostre possibilità a causa del debito pubblico e molte altre “notizie” che vengono date in pasto all’opinione pubblica.

Essendo le precedenti notizie per lo più dimostratesi false o non così rilevanti, per quale motivo di colpo tutta questa attenzione?
Andrà certamente finire con un nulla di fatto, dato che gli Stati non hanno denaro per i necessari investimenti per la salvaguardia dell’ambiente, non potendo aumentare la spesa per motivi bilancio (austerità, ecc.) e per non far perdere competitività internazionale alle proprie imprese. Analogamente le imprese private non investiranno per l’ambiente, per non finire fuori mercato.

Il risultato di questa campagna mediatica sarà quindi un nulla di fatto, con la sola utilità di avere mobilitato l’opinione pubblica dei paesi ricchi (nei paesi poveri nessuno si permette il lusso di protestare per la salvaguardia dell’ambiente) verso una strada senza uscita.

Eppure la questione ambientale è una cosa seria.
Non ci riferiamo solamente al misurato aumento di temperatura nel pianeta, che secondo molti è causato dall’aumento delle emissioni di CO2, ma anche alla oggettiva distruzione degli ecosistemi, alla dispersione di rifiuti come le microplastiche o di rifiuti tossici di ogni genere, come i microinquinanti provenienti da farmaci e cosmetici o i rifiuti da nanotemnologie, per finire con i diserbanti e anticrittogamici che entrano nella nostra catenma alimentare, con danni provati sulla nostra salute.

Il mio parere è che l’attenzione mediatica si sia concentrate sulle proteste in piazza degli studenti contro il cambiamento climatico proprio per non parlare della questione centrale, che è la causa della maggior parte dei problemi sociali ed ambientali: l’attuale modello economico.

Quello che Greta e tutti i telegiornali non ci spiegano sono i profondi legami fra il modello economico fondato sulla rendita finanziaria personale e la competitività e la devastazione dell’ambiente da parte dell’uomo.
Non ce lo spiegano, perché se no sarebbe evidente che lo stesso modello è anche la causa del progressivo impoverimento degli italiani dei greci, degli spagnoli; del fallimento di molte imprese, dei suicidi per lavoro, dei flussi migratori e, chiaramente, anche della scarsa qualità dello stesso sistema mediatico che non ci informa adeguatamente sui problemi.

C’è un concetto fondamentale dell’economia che si chiama ESTERNALITA’.
Ovvero quando io svolgo un’attività economica per me proficua, può accadere che la mia attività causi dei danni collaterali ad altre persone o all’ambiente e che non si tenga conto di questi costi nel mio bilancio economico.

Ad esempio se produco un bene avendo come scarti dei rifiuti tossici, io potrò massimizzare i miei utili ed essere più competitivo dei concorrenti se troverò il modo di non smaltire correttamente quei rifiuti. Il conto, in termini di salute e di indisponibilità dell’ambiente, lo pagheranno altre persone e le generazioni future.

Il modo del tutto analogo, se per massimizzare i miei profitti o anche solo per costare meno dei concorrenti obbligo i miei dipendenti a rinunciare ai loro diritti sociali, saranno loro a pagare il conto del mio successo economico.

Fino a che il modello economico sarà fondato sul successo personale e sul guadagno, senza mettere al centro l’uomo come giustamente dice l’amico Valerio Malvezzi, continueremo a “non trovare” risorse economiche per tutelare l’ambiente e per rispettare i diritti di tutti gli esseri umani.

Tenere conto delle esternalità significa prima di tutto assumere una coscienza etica sulle conseguenze delle nostre azioni economiche. In secondo luogo significa anche regolamentare le attività umane, in modo che nessuno, per ignoranza o per mancanza di coscienza, operi per il proprio vantaggio personale, scaricando sugli altri i danni causati.
Ma parlare di regolamentazione significa Stato, significa Democrazia, significa limitare l’iniziativa privata (come dice l’art. 41 della Costituzione). Significa ridare agli stati la sovranità monetaria, in modo che non abbiano vincoli di bilancio per investire in favore dell’ambiente.
Significa che il denaro è solo uno strumento per supportare gli scambi economici, ma non è una ricchezza di per sè e non è qualcosa di scarsamente disponibile, essendo una nostra creazione giuridica.
Esattamente l’opposto di quanto ci insegnano ogni giorno su tv e giornali!

Quando si diffonderà un modello economico che metta al centro l’uomo e la sua esistenza sul pianeta, allora impareremo a misurare il nostro benessere non in termini di denaro, ma in termini di salute, di felicità, di un ambiente vivibile, si una società soidale con gli ultimi.
A quel punto sarà evidente a tutti la necessità di investire risorse umane (attivate dallo strumento-denaro) per preservare l’ambiente per noi stessi e per le generazioni future.

Quello che è urgente è cambiare il modello economico. La salvaguardia del pianeta verrà poi da sè.
Chissà quando ce lo spiegheranno al TG1.


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