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Un uso disgustoso del termine Capitalismo

Guest post da Freedonia e Rischio Calcolato di Francesco Simoncelli (Johnny Cloaca) 
 
 
Un+uso+disgustoso+del+capitalismo Un uso disgustoso del termine capitalismo

di Bill Bonner

Uh-oh!

Il nuovo papa, Francesco dalle pampa, ha messo in guardia le persone consigliandole di stare attente alla “tirannia” del capitalismo.

Ogni uomo adora le proprie divinità. Alcuni adorano l’altare di Gesù di Nazareth. Alcuni l’altare dell’Onnipotente Dollaro. I capitalisti non parlano male del dio di Francesco. Potreste pensare che potrebbero ripagarlo con la stessa moneta.

Ma chi parla male del cattolicesimo non guadagnerà molti appassionati. Quelli al di fuori della fede romana non se ne preoccuperanno. Ed i papisti saranno vostri nemici a vita.

Però quando si parla male del capitalismo si ottiene un grande pubblico pingue di fan acritici.

Così ci alziamo per difendere la fede — nel capitalismo, ovviamente.

Nel farlo, prendiamo l’autostrada… non perché siamo superiori, ma solo perché non ci piace la folla.

Quindi non ci abbasseremo a criticare la fede di Francesco o a lodare Mammona con gloriosi alleluia. Invece esploreremo il fascino discreto nell’onesto lavoro di guadagnare qualcosa… certi che almeno nella terra dei difensori della libera impresa, ci sarà sempre qualcuno che ci offrirà ospitalità.

Quasi nessuno approva il capitalismo oggigiorno, meno di tutti i compari a Wall Street che si definiscono capitalisti.

Predicano il vangelo di chi si assume dei rischi. Ma non appena i rischi si ritorcono contro di loro, chiamano i loro amici ai piani alti del governo affinché vengano in loro soccorso. Sostengono pubblicamente la libera impresa. Ma in privato sono conniventi con i regolatori per salvataggi, sussidi e barriere all’entrata in modo da tenere fuori i concorrenti.

Nella crisi del 2008-09, per esempio, il settore finanziario ha raggiunto un’importante punto di svolta. Doveva invertirsi. Invece ha continuato nella stessa direzione.

Che cosa sarebbe dovuto accadere ce lo racconta David Stockman nel suo nuovo libro, The Great Deformation:

“Sarebbero dovuti sparire centinaia di miliardi di debito a lungo termine e capitale azionario che hanno sostenuto le macchine della speculazione con base a Wall Street, comprese le enormi quantità di azioni possedute da dirigenti e addetti ai lavori. Tale risultato sarebbe stato veramente costruttivo da un punto di vista sociale. Avrebbe impiantato una lezione generazionale in stile 1930 sui pericoli mortali delle speculazioni a leva finanziaria.”

Invece le speculazioni hanno pagato! E ora le grandi banche sono più grandi che mai. Questa settimana il Wall Street Journal ha riferito che le banche “troppo grandi per fallire” stanno facendo sparire i pesci piccoli:

“Il calo del numero delle banche tra il 1984-2011, da un picco di oltre 18,000, è giunto quasi interamente sotto forma di fallimenti da parte di banche con meno di $100 milioni in attivi. Più di 10,000 banche hanno lasciato il settore in quel periodo a seguito di fusioni, consolidamenti o bancarotte, come mostrano i dati del FDIC. Circa il 17% delle banche è crollato.”

Sì, cari lettori, anche le grandi banche odiano il capitalismo. Quello che piace a loro è il capitalismo clientelare. Almeno li piace quando i loro compari ricoprono cariche presso il Dipartimento del Tesoro e presso la FED.

Anche il resto delle masse odia il capitalismo, ma per altri motivi. Sono invidiose di coloro che hanno più di quello che hanno loro… e sono desiderose di ridistribuire i soldi degli altri — a se stesse, naturalmente.

Così quasi non importa verso chi il Papa direzionerà il suo messaggio — ai nidi modesti dei non abbienti o ai sontuosi castelli dei ricchi — è sicuro che otterrà consensi.

E’ vero, come abbiamo spiegato, che il capitalismo viene corrotto facilmente dai capitalisti. Ma questo non significa che si tratta di un credo repellente. Le persone che si definiscono cristiane hanno fatto cose vili e ripugnanti, però questo non significa che “ama il tuo prossimo” non sia una degna aspirazione.

Come il cristianesimo, il capitalismo è uno scopo, non un fatto.

“Ma questa è la stessa tesi sostenuta dai comunisti dopo il crollo del Muro di Berlino,” ha ribattutto il nostro secondo figlio, Jules, quando gli abbiamo fatto il medesimo discorso.

“Dicevano che non si poteva condannare il comunismo solo perché l’Unione Sovietica era una topaia. Dicevano anche che il comunismo era un fine… uno che non è stato realizzato dai russi.”

La nostra risposta è stata abbastanza semplice:

“Sì… ma ci sono credi degni e indegni. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, è ancora il modo migliore affinché una comunità civile vada d’accordo. Quanto più ci si allontana da esso, peggio sarà.”

“Il capitalismo funziona allo stesso modo. Quanto più ci si allontana da un’impresa veramente libera, più emergeranno amici degli amici e zombie (persone che vivono a spese degli altri)… e tutto il sistema funzionerà sempre peggio.”

“L’invidia è un fatto della vita. Non si può eliminare. Ma ha risultati diversi a seconda del tipo di sistema in cui si vive. Cercare di tenere il passo con i Jones in una società capitalista, spingerà le persone a lavorare di più e ad inventare cose, e aiuterà tutti a stare meglio.”

“In una società con un capitalismo clientelare, l’invidia porta le persone ad approfittarsi del sistema. Ma ciò non impedisce a tutti gli altri di lavorare sodo e inventare cose… non completamente.”

“D’altra parte, più ci si avvicina ad una vera economia di comando gestita dallo stato, più ci si avvicina alla Corea del Nord!”

“Ad alcuni obiettivi si vuole dedicare il proprio lavoro. Ad altri no.”

Qualcuno dovrebbe dirlo a Papa Francesco.

Cordiali saluti,

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

da Freedonia di Johnny Cloaca

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