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Un Brunetta con la memoria corta. Quando lo spread era un imbroglio (di Giuseppe PALMA)

Nel 2012, dopo il colpo di stato ai danni dell’ultimo governo Berlusconi, si era impegnato tantissimo per dimostrare il grande imbroglio dello spread. Apprezzai molto il suo lavoro-verità, utile a chiunque per comprendere come lo spread avesse rappresentato lo strumento per portare a compimento il golpe finanziario ai danni della nostra sovranità e del Governo Berlusconi IV. Chapeau.

Tuttavia, ascoltando il suo intervento di pochi giorni fa alla Camera dei deputati, dopo che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva relazionato in merito alla bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione europea, l’onorevole Renato Brunetta è stato perentorio: “La vostra manovra è fatta solo per comprare il consenso, come Achille Lauro attraverso la pasta e le scarpe. Ma l’Europa non ve lo consentirà. Presidente Conte cambi la manovra, non ci porti nel baratro“. A questa fiumana di parole si è anche affiancata l’etichetta gratuita di “azzeccagarbugli” nei confronti del Presidente del Consiglio o del suo modo di esprimersi, ma la classe non si può comprare. Con quella si nasce.

Lasciamo stare lo stile e parliamo di contenuti.
Renato Brunetta è lo stesso che dal 2012 al 2014 ha scritto una trilogia letteraria dedicata al “Grande imbroglio” dello spread, per poi dare alle stampe un nuovo volume nel 2014 – Berlusconi deve cadere. Cronaca di un complotto, con prefazione proprio di Berlusconi – col quale raccontava nel dettaglio la cronaca di quei mesi e ribadiva come lo spread fosse solo un grande imbroglio (pag. 92), anche perché riguardava i titoli di stato sul mercato secondario (cioè quelli già in circolazione e non quelli battuti mensilmente dal Tesoro), quindi l’impennata degli interessi NON costituiva sin da subito un costo effettivo per lo Stato (pag. 93). Scriveva testualmente l’onorevole Brunetta: “L’analisi dell’andamento dello spread (che, come si è appurato, si forma sul mercato secondario) non porta a quantificare l’onere che lo Stato sostiene per il servizio del debito” (pag. 94). Tanto più che l’intera tempesta degli spread nel 2011, continua Brunetta, “è costata, in termini di servizio del debito, 5 miliardi in più rispetto al 2010 (quasi tutti concentrati sull’ultima parte dell’anno)” (pag. 95).

Bene. Di fronte a queste argomentazioni, del tutto condivisibili, sorge qualche sospetto sulla nuova narrativa di Brunetta, quella ch’egli ha uscita dal cilindro dopo la nascita del governo Conte, da ultimo ribadita alla Camera pochi giorni addietro.

A questo punto, la domanda nasce spontanea: se nella seconda parte del 2011 lo spread – che viaggiava intorno ai 500 punti base – costituiva un “grande imbroglio”, per quale motivo dovrebbe invece rappresentare un disastro oggi che viaggia intorno ai 300?

Non voglio pensar male, ma non vorrei che le esatte argomentazioni svolte dal deputato di forza Italia dal 2011 al 2014 valgano solo se al governo c’è Berlusconi. Inizio a pensare che, preferendo Tremonti a Brunetta al ministero dell’economia in occasione di tutti e quattro i suoi governi, Silvio Berlusconi abbia sempre valutato l’indiscussa onestà intellettuale di Tremonti. Non a caso proprio Tremonti, sempre coerente col suo pensiero sin dal 2007, oggi ritiene la manovra del governo Conte assolutamente sostenibile, non risparmiando forti critiche all’Unione europea. E non da ora.

Quindi, egregio onorevole Brunetta, delle due l’una. O lo spread è un imbroglio, e ciò vale sia per Berlusconi che per Conte, oppure Lei dal 2011 al 2014 ci ha solo raccontato una favoletta senza senso. Considerato che noi di Scenarieconomici.it svolgiamo analisi già da diversi anni (per questo La ringrazio a nome di tutti per aver citato questo blog proprio nel suo libro del 2014 sopra menzionato), sappiamo benissimo che Lei aveva ragione nei Suoi scritti, a partire dal primo Grande imbroglio fino a Berlusconi deve cadere. L’altro giorno alla Camera avrà invece avuto un momento di smarrimento. O no?

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

 


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