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EconomiaTurchia

Turchia: la grande fuga dall’oro per salvare la Lira dallo shock energetico

La banca centrale turca ha liquidato quasi 60 tonnellate d’oro in due settimane. L’analisi tecnica di come lo shock petrolifero sta costringendo Ankara a bruciare riserve per difendere la Lira.

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C’era molta speculazione sui mercati riguardo all’identità del “venditore misterioso” che, dai massimi di gennaio, ha spinto l’oro verso un deciso mercato ribassista. Si trattava forse di un fondo sovrano in cerca di liquidità per tappare le falle di bilancio causate dalla recente fiammata del petrolio? O di un market maker intento a innescare liquidazioni a catena per far saltare gli stop loss? Oppure, più banalmente, dei classici investitori retail intenti a monetizzare dopo uno degli anni migliori nella storia del metallo prezioso?

Oggi abbiamo finalmente un volto da associare a quelle vendite, e la risposta risiede nelle necessità stringenti della bilancia dei pagamenti di un Paese specifico: la Turchia.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla banca centrale turca (CBRT), Ankara ha venduto o “swappato”, cioè venduto a termine,  circa 60 tonnellate d’oro nelle due settimane successive all’inizio del conflitto in Iran. Parliamo di un controvalore di oltre 8 miliardi di dollari, pari a più del 10% delle riserve totali del Paese, una massa critica sufficiente per esercitare una forte pressione al ribasso sui prezzi dei lingotti.

Ecco il dettaglio dei deflussi, che evidenzia la rapidità dell’operazione:

Settimana di riferimentoVariazione delle riserve auree turche
13 marzo– 6,0 tonnellate
20 marzo– 52,4 tonnellate
Totale– 58,4 tonnellate

Sebbene la composizione esatta delle vendite non sia del tutto trasparente, sappiamo che una parte è stata venduta a pronti sul mercato, ma la maggioranza è stata impiegata per ottenere valuta estera o lire tramite accordi di swap. Si tratta, in sostanza, di prestiti in dollari collateralizzati in oro. Non è una pratica inusuale per le banche centrali, che garantisce al Paese finanziamenti in dollari a basso costo utilizzando le riserve auree come sicura garanzia. Del resto la Lira turca continua asvalutarsi rispetto al Dollaro USA, e questo non è cessato nell’ultimo mese. Ecco perché Ankara ha bisogno di valuta forte. Qui il cambio USd-Lira:

Cambio Dollaro Lira

La tempesta perfetta: energia e una “curiosa” strategia di disinflazione

La manovra si inserisce in un quadro macroeconomico particolarmente teso. L’attuale strategia di disinflazione di Ankara si basa su un principio delicato: impedire che la valuta si deprezzi a un ritmo superiore rispetto all’inflazione mensile. Considerato che a febbraio l’inflazione ha registrato un modesto (si fa per dire) 31,5%, tra i tassi più alti al mondo, questo approccio richiede un intervento costante e massiccio, solitamente orchestrato tramite le banche statali, per mantenere la Lira artificialmente stabile.

Tuttavia, le recenti tensioni in Medio Oriente hanno fatto schizzare i prezzi del petrolio ben oltre i 100 dollari al barile, partendo dai circa 70 precedenti. La Turchia, che deve importare quasi tutto il proprio fabbisogno di idrocarburi, si è trovata improvvisamente a fronteggiare costi di importazione energetica insostenibili e una crescente domanda di dollari, ma senza la liquidità immediata per farvi fronte. Da qui, il ricorso doloroso alle riserve in valuta forte e all’oro.

Come sottolineato da Iris Cibre, fondatrice di Phoenix Consultancy a Istanbul, i deflussi turchi (58,4 tonnellate) hanno superato persino le uscite totali dagli ETF garantiti dall’oro nello stesso periodo, che si sono fermate a circa 43 tonnellate.

Un’inversione di rotta storica

L’aspetto forse più ironico di questa vicenda è che queste vendite massicce segnano una clamorosa inversione di tendenza. Nell’ultimo decennio, la Turchia era stata uno degli acquirenti d’oro più aggressivi a livello globale, nel tentativo strategico di ridurre l’esposizione agli asset denominati in dollari USA. Ora, la dura realtà dei conti con l’estero ha imposto una precipitosa marcia indietro.

Il prezzo dell’oro è sceso di circa il 15% questo mese, spingendo le quotazioni sotto la soglia dei 4.400 dollari l’oncia nella giornata di giovedì. E le vendite potrebbero non essere finite qui.

Secondo Bloomberg, la banca centrale turca starebbe discutendo la possibilità di attingere ulteriormente alle proprie riserve tramite transazioni swap sul mercato di Londra. Si stima che la Turchia detenga ancora circa 30 miliardi di dollari di riserve presso la Bank of England: risorse che, come fa notare JPMorgan, potrebbero essere utilizzate per nuovi interventi sul mercato dei cambi senza alcun vincolo logistico. Insomma, lo shock economico sta costringendo chi sognava la de-dollarizzazione a vendere l’oro proprio per rincorrere il tanto vituperato biglietto verde.

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