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Tsipras e la cravatta di Renzi (di Diego Fusaro)

 

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Ricordiamo tutti il patetico siparietto tra Renzi e Tsipras al termine dell’incontro a palazzo Chigi non molto tempo fa. Il rottamatore postmoderno rammenta che Tsipras ha detto che non metterà la cravatta finché la Grecia non uscirà dalla crisi.

E, allora, gliene dona una di sua mano (non si sa chi l’abbia pagata, ma non è difficile immaginarlo).

Con il pacchetto tra le mani, Renzi esclama: „noi vogliamo dare una mano vera alla Grecia, che non vuol dire dare sempre ragione, ma siamo sicuri che ne uscirà e quando accadrà ci piacerebbe che il premier indossare una cravatta italiana“.

 

Ed è così che ora anche Tsipras ha la sua cravatta, dono al quale ha risposto con un disco di canzoni tipiche greche. Fin qui nulla di strano, se non forse il carattere poco serio del siparietto, che ripropone in altra forma la scarsa serietà dei più noti „selfie“ del rottamatore.

 

La novità, però, arriva in questi ultimissimi giorni. Renzi ha commentato così la mossa di mercoledì della Banca centrale europea, che ha deciso di non accettare più i titoli di Stato ellenici detenuti dalle banche del Paese in cambio di liquidità: “decisione della Bce legittima e opportuna”.

E ha aggiunto: „in un confronto diretto e positivo che, andando oltre una concezione burocratica tutta rivolta all’austerità, sia capace di rispettare e far rispettare gli impegni presi e di guardare con maggiore fiducia e determinazione ad un orizzonte europeo fatto di crescita e investimenti“.

Noto, per inciso, ciò che da tempo è noto e arcinoto: ma, come insegna Hegel, occorre che il „noto“ diventi anche „conosciuto“, cioè oggetto di riflessione. L’orizzonte europeo, l’idem sentire dei popoli d’Europa, lo spirito della sempre glorificata Europa sarebbe da individuare in „crescita e investimenti“ (sic!).

L’Europa, cioè, esiste oggi unita „spiritualmente“ dall’ideale dell’investimento e del fiscal compact: Dante e Goethe, Shakespeare e Cervantes, Platone e Pessoa non vengono nemmeno nominati.

In compenso l’ideale è dato da crescita, investimenti e spread, logici successori di Platone, Cicerone e Goethe, ma poi anche di liberté, egalité, fraternité.

 

Ricapitolando. Renzi regala a Tsipras una cravatta per uscire dalla crisi. La Banca centrale europea decide di non accettare più i titoli di Stato greci. Renzi scarica Tsipras: “decisione della Bce giusta e opportuna” (sic!).

Chi ha ancora dubbi – sia detto per incidens – sul fatto che il PD è il fronte avanzato della modernizzazione ultraliberista, marciando al fianco delle banche e della finanza? La cravatta donata da Renzi a Tsipras, dunque, era un dono simbolico, che rimanda direttamente alla figura di quello che a Roma si chiama „cravattaro“.

Con quella cravatta – simbolicamente – la Grecia e Tsipras non possono fare altro che impiccarsi, in nome dei sacri debiti e del sacro fiscal compact.

Timeo Danaos et dona ferentes, avrebbe detto qualcuno.

E, dopo tutto, la storia del „cavallo di Troia“, anzi di troika, ha ancora molto da insegnare.

 

Diego Fusaro

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