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EconomiaUSA

TrumpRx: la “Farmacia di Stato” (digitale) per abbattere i prezzi dei medicinali e sfidare le Big Pharma

Trump lancia “TrumpRx”, il portale per acquistare farmaci a prezzi stracciati. Accordi con Big Pharma per sconti fino all’85% su medicinali vitali come quelli per diabete e HIV. Ecco come funziona la rivoluzione sanitaria della Casa Bianca.

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L’amministrazione Trump sembra aver deciso di intervenire a gamba tesa su uno dei settori più controversi e protetti dell’economia americana: quello farmaceutico. Non si tratta di sussidi a pioggia, ma di una mossa che piacerebbe a un keynesiano pragmatico: l’uso del peso contrattuale dello Stato per calmierare un mercato distorto.

Il Presidente Donald Trump lancia ufficialmente TrumpRx, un nuovo portale governativo progettato con un obiettivo semplice quanto ambizioso: permettere agli americani di acquistare farmaci da prescrizione a costi drasticamente ridotti, allineandoli a quelli (ben più bassi) pagati nelle altre nazioni sviluppate.

Un annuncio “storico” e i protagonisti

Secondo quanto riportato dalla Casa Bianca, il lancio avverrà giovedì sera alle 19:00 EST. A fianco del Presidente ci saranno figure chiave come il Dr. Mehmet Oz, Amministratore dei CMS (Centers for Medicare & Medicaid Services), e Joe Gebbia, Direttore del National Design Studio, a sottolineare come l’operazione sia tanto sanitaria quanto logistica e tecnologica.

Homepage di TrumpRx

La portavoce Karoline Leavitt non ha usato mezzi termini, definendo l’annuncio “storico” e promettendo che questa iniziativa farà risparmiare miliardi di dollari ai cittadini americani. Una mossa che, al di là della retorica, colpisce direttamente il portafoglio delle famiglie, spesso gravato da costi sanitari insostenibili.

I dettagli dell’accordo: chi partecipa?

Il cuore dell’iniziativa risiede nella negoziazione diretta. Non siamo di fronte a un esproprio, ma a un accordo commerciale su vasta scala. Sarebbero almeno 16 i produttori di farmaci che hanno già stretto accordi con l’amministrazione per distribuire i propri prodotti tramite TrumpRx.

Tra i giganti del settore che hanno aderito all’iniziativa, scendendo a patti con la Casa Bianca per evitare forse regolamentazioni peggiori, figurano nomi di peso:

  • Amgen

  • Merck

  • Novartis

  • Sanofi

  • Bristol Myers Squibb

L’obiettivo dichiarato è coprire patologie croniche e costose. Si parla di trattamenti per diabete, asma, HIV, epatite C, sclerosi multipla e malattie cardiovascolari. Insomma, non solo aspirine, ma farmaci salvavita che spesso mettono in ginocchio i bilanci familiari.

L’impatto sui prezzi: qualche esempio concreto

Per capire la portata economica dell’operazione, basta guardare i numeri forniti in anteprima, che mostrano tagli verticali ai prezzi di listino per chi acquisterà tramite il portale governativo.

Ecco una tabella riassuntiva delle riduzioni previste per due farmaci molto diffusi:

Casa FarmaceuticaFarmaco (Patologia)Prezzo StandardPrezzo su TrumpRxRisparmio
Bristol Myers SquibbReyataz (HIV)$1.449$217-85%
MerckJanuvia (Diabete)$330$100-70%

Farmaci essenziali, che fino a ieri costavano una cifra enorme rispetto agli altri paesi, mandando in crisi le famiglie o le casse assicurative.

Analisi: tra interventismo e mercato

L’iniziativa TrumpRx rappresenta un interessante ibrido economico. Da un lato, rispetta il mercato coinvolgendo aziende private e non nazionalizzando la produzione; dall’altro, utilizza la “mano visibile” dello Stato per forzare una correzione dei prezzi che il libero mercato, lasciato a sé stesso e alle lobby, non è riuscito a garantire per decenni. In altre considerazioni si sarebbe parlato di ricatto, in questo caso è un gioco di potere.

È ironico notare come CEO di piattaforme concorrenti come GoodRx si siano detti “entusiasti” del lancio. Resta da vedere se si tratti di genuino spirito competitivo o della consapevolezza che, quando la Casa Bianca si muove con questa decisione, è meglio salire sul carro piuttosto che farsi investire.

Se il sistema funzionerà come promesso, ci troveremo di fronte a un raro caso in cui la politica riesce a trasferire ricchezza dalle rendite di posizione delle grandi corporazioni direttamente nelle tasche dei cittadini, senza passare per la tassazione, ma agendo sui prezzi alla fonte. Un esperimento che, se avrà successo, potrebbe fare scuola anche al di fuori degli Stati Uniti e che comunque ha visto dei precedenti, ad esempio, nelle politiche antitrust della fine del XIX secolo.

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