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Trump Seccato con l’Iran minaccia “Cose brutte”

Trump sta perdendo la pazienza e minaccia azioni conclusive, anche bombardamento, se l’Iran non iniziaerò colloqui diretti sul nucleare

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La tensione tra Washington e Teheran torna a livelli di guardia con l’amministrazione Trump che ripropone la sua strategia di “massima pressione“, un mix di diplomazia ultimativa e minacce esplicite.

Al centro della scena, un tentativo diretto del Presidente Donald Trump di riavviare i negoziati sul programma nucleare iraniano attraverso una lettera inviata alla Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. Una mossa audace, seguita però da dichiarazioni che non lasciano spazio a interpretazioni ambigue e delineano chiaramente la posizione americana: o un accordo per smantellare il programma nucleare, o conseguenze severe.

La Posizione di Trump: Accordo Totale o “Cose Brutte”

La linea di Trump è netta e riprende la sua storica ostilità verso l’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA), dal quale ritirò gli Stati Uniti nel 2018. L’obiettivo non è una riedizione di quell’intesa, considerata fallimentare nel prevenire la corsa iraniana all’atomica e nel limitare il suo programma missilistico e il sostegno al terrorismo internazionale.

Trump, e figure chiave della sua squadra come il consigliere per la sicurezza nazionale e il segretario di stato (secondo l’analista Jason Brodsky di UANI), chiedono lo smantellamento completo dell’infrastruttura nucleare iraniana.

La preferenza dichiarata da Trump è quella di “risolverla con l’Iran” attraverso un negoziato. Ha persino affermato a FOX Business: “Possiamo fare un accordo che sarebbe altrettanto buono che vincere militarmente”.

Questa apertura è immediatamente bilanciata da un ultimatum senza mezzi termini. Parlando con la NBC, Trump è stato cristallino: “Se non fanno un accordo, ci saranno bombardamenti”. Ha poi aggiunto la possibilità di imporre “tariffe secondarie”, un’arma economica già usata in passato. Il messaggio generale, ribadito più volte, è che se Teheran non si siede al tavolo seriamente, “cose brutte accadranno all’Iran”. L’opzione militare, definita “una cosa terribile per loro”, rimane quindi pienamente sul tavolo.

Il drone iraniano Arash

La Risposta Iraniana: Rifiuto Formale, Porta Socchiusa e Programma Avanzato

La risposta iraniana all’iniziativa di Trump è stata, almeno formalmente, negativa. Il Presidente Masoud Pezeshkian ha sottolineato la sfiducia generata dalle “promesse infrante” del passato, affermando che gli USA “devono dimostrare di poter costruire fiducia”. Tuttavia, lo stesso Pezeshkian ha lasciato intendere che negoziati indiretti con l’amministrazione Trump rimangono possibili.

Questa tattica, secondo analisti come Jason Brodsky, potrebbe riflettere il tentativo iraniano di guadagnare tempo, sondare eventuali divisioni nella squadra di Trump e magari proporre un accordo simile al JCPOA con modifiche minori, sperando di aggirare le figure più intransigenti dell’amministrazione. Teheran potrebbe cercare interlocutori considerati più malleabili o meno esperti sul dossier iraniano.  Inoltre negoziati indiretti attrarrebbero nel gioco anche intermediari e terze parti.

Nel frattempo, l’Iran non resta fermo. Il paese sta arricchendo uranio al 60%, un livello pericolosamente vicino al 90% necessario per scopi militari (weapons-grade). Secondo rapporti dell’agenzia atomica dell’ONU citati da Fox News Digital, Teheran avrebbe già accumulato abbastanza uranio arricchito per produrre potenzialmente sei ordigni nucleari. Esperti ritengono che, se decidesse di compiere gli ultimi passi, l’Iran potrebbe avere una bomba atomica in poche settimane. A ciò si aggiunge la diffusione di video che mostrano “città missilistiche” sotterranee, un segnale di sfida lanciato dopo la lettera di Trump.

B-2 spirit uSAF

Nel frattempo però a Diego Garcia, nelle isole Chagos, Oceano indiano, si sono concentrati un certo numero di bombardieri B-2, casualmente pronti all’azione, e non ci sono molti obiettivi nella zona.

Lo Scenario: Pressione Economica, Rischio Militare e Divergenze d’Intelligence

La situazione è quindi estremamente delicata. Da un lato, l’Iran è sotto pressione. Come nota l’esperto Alireza Nader, il regime di Khamenei ha un disperato bisogno di sollievo economico per evitare nuove ondate di proteste popolari. Il malcontento interno è diffuso. Dall’altro, il programma nucleare è in uno stato avanzato.

La strategia di Trump combina la minaccia militare diretta (“bombardamenti”) con quella economica (“tariffe secondarie”). L’articolo originale menziona anche la possibilità che Trump possa appoggiare un’azione militare israeliana contro le installazioni nucleari iraniane, specialmente dopo gli attacchi diretti di Teheran contro Israele l’anno precedente.

Un ulteriore elemento di complessità è dato dalle divergenze nelle valutazioni di intelligence. Mentre la Director of National Intelligence di Trump, Tulsi Gabbard, ha testimoniato che la comunità d’intelligence USA continua a ritenere che l’Iran non stia attualmente costruendo un’arma nucleare (pur avendo aumentato le scorte di uranio arricchito), diverse agenzie di intelligence europee avrebbero invece concluso che Teheran stia lavorando per testare un ordigno atomico e abbia cercato tecnologia illecita a tal fine. Questa discrepanza rende ancora più difficile calibrare la risposta internazionale.


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