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Trump e Xi al telefono: tra soia, missili e il “nodo” Taiwan

Xi Jinping avverte Trump su Taiwan: “Serve prudenza con le armi”. Ma tra missili e tensioni, spunta il maxi-accordo sulla soia e il gas. Ecco come i due leader stanno riscrivendo i rapporti tra le superpotenze.

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Mentre il mondo osserva con un misto di curiosità e apprensione le mosse della nuova amministrazione Trump, il filo diretto tra Washington e Pechino torna a farsi rovente. In una telefonata definita dal tycoon come “eccellente, lunga e approfondita”, il leader cinese Xi Jinping ha tracciato le coordinate di quello che definisce il “problema più importante” nelle relazioni bilaterali: il destino di Taiwan.

La postura di Pechino è quella di sempre, ma con un tono che cerca di bilanciare la fermezza ideologica con il pragmatismo economico necessario alla seconda potenza mondiale. Xi ha avvertito Trump di essere “prudente” nella fornitura di armi all’isola, ribadendo che la sovranità e l’integrità territoriale cinese non sono negoziabili. Eppure, dietro le scintille diplomatiche, si intravede una fitta trama di interessi materiali che sembra voler scongiurare lo scontro frontale.

La geopolitica del pragmatismo: missili in cambio di soia?

L’approccio di Trump, fedele al suo stile da dealmaker, sembra voler declinare la geopolitica in termini di bilancia commerciale. Se da un lato l’amministrazione statunitense ha annunciato a dicembre un pacchetto di vendita di armi a Taiwan da ben 11 miliardi di dollari – includendo lanciarazzi avanzati e obici semoventi – dall’altro si discute di numeri che fanno sorridere gli agricoltori del Midwest.

Pechino starebbe infatti valutando l’acquisto di 20 milioni di tonnellate di soia statunitense, un incremento notevole rispetto ai 12 milioni attuali. Un classico schema “do ut des” che, in ottica keynesiana, punta a sostenere la domanda aggregata interna americana mentre si tenta di stabilizzare le catene di approvvigionamento globali.

Ecco i punti chiave discussi durante il colloquio:

  • Taiwan: Xi chiede prudenza sulle vendite di armi; Trump ribadisce l’importanza delle relazioni personali. Questo significa che la questione dell’isola è ancora centrale per Pechino.
  • Energia: Discussione sull’acquisto cinese di petrolio e gas dagli Stati Uniti. Come sempre questo è un tema centrale per Trump, che considera la vendita di petrolio e gas all’estero.
  • Conflitti Globali: Focus sulla guerra in Ucraina e sulla situazione in Iran.In questo momento soprattutto, senza dubbio, Iran.
  • Agricoltura: Il possibile maxi-ordine di soia per bilanciare il deficit commerciale. La Cina importa enormi quantità di soia, ma può acquistarla che in Brasile e Argentina.

Lo scenario diplomatico: un equilibrio precario

La telefonata giunge dopo un periodo di relativa distensione seguita ai summit in Corea del Sud. Nonostante le battaglie sui microchip e sulle terre rare restino sullo sfondo, la de-escalation tariffaria sembra procedere. Tuttavia, la diplomazia cinese non si muove nel vuoto: poche ore prima di sentire Trump, Xi ha tenuto un incontro virtuale con Vladimir Putin, riaffermando l’asse Mosca-Pechino.

In questo gioco di specchi, Taiwan si trova in una posizione delicata. Il leader Lai Ching-te ha rassicurato che i rapporti con Washington restano “solidi come roccia”, ma deve fare i conti con un parlamento interno che frena sulle spese militari eccessive.  Nello stesso tempo l’insistenza di Xi sul tema di Taiwan è un campanello d’allarme: il recente cambio ai vertici militari cinesi viene a segnalare come sia possibile, o probabile, che qualcosa di rilevante si stia muovendo militarmente.

Si parlava del 2027 come data per l’invasione di Taiwan. Magari, anzi probabilmente, non sarà così, ma sicuramente Pechino farà di tutto per esercitare un’influenza diretta sull’isola, sia con pressioni militari, sia con interventi politici, come conferma il recente meeting fra think tank del PCC e Kuonmintang, partito d’opposizione a Taipei.

Considerazioni economiche

Per l’osservatore attento, il dato reale non è solo il numero di missili venduti, ma la capacità di Pechino di porsi come “forza stabilizzatrice” in un momento in cui l’unilateralismo di Trump (si pensi ai recenti annunci su Venezuela e Groenlandia) crea nervosismo nelle cancellerie europee.

Ecco una tabella che mette in evidenza le diverse posizioni e i principali temi discussi:

SettoreStato delle TrattativeImpatto Economico
AgricolturaIncremento export soiaAlto per il settore primario USA
DifesaVendita armi $11 mldTensione geopolitica elevata
EnergiaExport Gas/Petrolio USAStabilizzazione deficit commerciale
TecnologiaAccordo TikTok / ChipTregua armata

La visita di Trump a Pechino prevista per aprile sarà il vero banco di prova. Se la “prudenza” richiesta da Xi si trasformerà in un rallentamento delle forniture belliche in cambio di concessioni commerciali massicce, potremmo assistere a un nuovo paradigma nelle relazioni sino-americane: meno ideologia, più fatturati.

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