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TROPPE LEPRI SONO LA MORTE DEL CANE

I giornali da sempre riportano la morte di persone che, per anni, hanno tenuto il prossimo col fiato sospeso. Parliamo di quelli che camminano su una corda tesa fra due grattacieli, dei maghi che si fanno seppellire vivi, dei campioni di free climbing, e via dicendo. Ogni volta la notizia è condita di rammarico, ma certo non di meraviglia. Chi vive superando miracolosamente pericoli è come se continuasse a sfidare la morte. E chi affronta troppi duelli prima o poi ci lascia la pelle, come l’impetuoso Felice Cavallotti.
A tutto ciò si pensa, in questi giorni, vedendo il comportamento di Matteo Renzi. Chiunque osservi la politica con occhi disincantati non può che ammirarlo: ecco un giovanotto che è arrivato, per così dire imberbe, dove patriarchi dalla barba fluente non sono arrivati neanche in tarda età. Ecco un uomo che ha travolto gli ostacoli e insieme con gli ostacoli gli amici e i nemici. Per il suo modo di procedere, questo capitano di ventura ha fatto pensare all’irresistibilità napoleonica. E proprio pensando a Napoleone si torna alla considerazione iniziale: come diceva Clemenceau, si può fare di tutto, con le baionette, salvo sedercisi sopra. Alla lunga, la si paga. A Sant’Elena, quando va bene.
I greci antichi erano maestri di realismo. Se bisognava vincere una guerra, poco gli importava che la si vincesse lealmente o con l’inganno: ecco perché Ulisse era uno dei loro eroi preferiti. Il risultato contava più dello stile. Dovendo scegliere fra Ettore ed Achille, diversamente dai poeti romantici, avrebbero scelto Achille, perché aveva vinto. E tuttavia proprio loro, i professionisti della mancanza di scrupoli, avvertivano che non bisognava mai esagerare. Avevano perfino dato un nome, a questo peccato: hybris. Gli dei perdonavano molto, ma non l’eccesso. Ulisse, dopo dieci anni di inutili tentativi, poté conquistare Troia, per così dire da solo. Ma quando poi osò irridere il figlio di un dio, dopo averlo accecato, anche se era un mostro come il Ciclope, Nettuno gliela fece pagare per anni. E i greci non avrebbero considerato quella vendetta immeritata. Odisseo era stato colpevole di eccesso.
Renzi si è comportato da furbo, da spregiudicato (“Enrico, stati tranquillo”), perfino da disinvolto traditore dei patti sottoscritti, come con Berlusconi: ma qual è il risultato? Ormai è circondato da nemici. Berlusconi si è sentito giocato ed ha dichiarato che il “patto del Nazareno” non esiste più. I grillini, che da sempre giocano allo sfascio, se vedranno l’occasione di far cadere il governo, non se la lasceranno scappare. La sinistra del Pd sosterrà Renzi per fare eleggere il nuovo Presidente della Repubblica non per amore di Mattarella, ma soltanto per far saltare il “patto del Nazareno”, in modo che Renzi abbia poi bisogno di loro. E possano dunque eliminarlo, se si presenta l’occasione. Da domani tutti quelli che vogliono male al baldanzoso Matteo – e non sono pochi – faranno come il gatto che ha visto entrare il topo in un buco. Si accucceranno, saranno pazienti, faranno perfino finta di dormire, e saranno pronti a ghermire il roditore quando commetterà l’errore di uscire dal suo nascondiglio.
Oggi abbiamo un Parlamento allo stato liquido, in cui tutti sono contro tutti e soltanto Matteo Renzi è risolutamente per sé. Sicuramente ha un alleato fedelissimo, in questo modo. Ma solo uno.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
30 gennaio 2015

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