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LA TEORIA DELL’EQUIVALENZA RICARDIANA, l’AUSTERITY E L’EUROIDIOZIA DELL’EQUILIBRIO DI BILANCIO: Il loro unico scopo è la DECRESCITA INFELICE, ATTRAVERSO RECESSIONE E DEFLAZIONE SALARIALE.

Oggi ho il piacere di ospitare un mio corregionale, a differenza mia (erede degli etruschi) da buon ternano ha origini  barbare (nel senso di “Celtiche”) ma posso assicurarvi che i neuroni nel suo cervello sono tutti a posto. Avrete modo di verificarlo da soli.

Buona lettura di questo pezzo )un pò tecnico ma dal sapore storico) che contribuisce a svelare una realtà del passato: ABBIAMO GIA’ VISSUTO QUESTO DELICATO MOMENTO

 

Maurizio Gustinicchi

Economia5Stelle

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TEORIA DELL’EQUIVALENZA RICARDIANA di ANDREA CAPPELLETTI

Il problema che si incontra nel comunicare con il prossimo, è legato al bagaglio culturale, all’apertura mentale ed alla voglia di confrontarsi, soprattutto se le idee sono poco chiare.

Ho faticato a scoprire quale fosse il problema dell’essere compreso e so di non sapere, ma la difficoltà che ho riscontrato nasce soprattutto, quando ti confronti con gente che non sa di cosa parla.

Molti sparano concetti misteriosi, come se fossero stati proferiti direttamente dall’oracolo di Delfi.

Ho provato ad interrogare l’oracolo e lui mi ha risposto:

Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.

Ho deciso quindi di sondare la mia casa.

Qualcuno mi ha detto sogghignando meglio un uovo oggi che la gallina domani, un’altro mi ha parlato vagamente di Darwinismo, meritocrazia, scuola Austriaca, un altro ha affermato di essere un empirico scettico Humiano (questo l’ho dovuto dedurre), altri in maniera generica hanno criticato a priori la teoria Keynesiana, i nuovi sviluppi dei primi del 900 della teoria della probabilità, arrivando perfino ad affermare l’inutilità della statistica inferenziale come strumento di analisi empirica dei processi stocastici (casuali). Minchia!

Confuso e smarrito, non mi sono dato pace ed ho fatto una scoperta semplicemente guardando un grafico che va dal 1861 al 2011.

 GRAFICO 1

 Grafico (1)

Quello che vedete lo chiameremo “moltiplicatore pseudo Keynesiano” di Andcappe, non ho mai prodotto nulla di interessante, ma questo grafico mi piace.

 

Rappresenta la variazione percentuale in valore assoluto del Pil, diviso la variazione in valore assoluto della spesa pubblica, dal 1861 al 2011. La media a 10 anni, linea rossa, ci dice quando una variazione della spesa pubblica di 100, ha determinato una variazione del Pil superiore, inferiore o uguale a 100. Le variazioni le vedete calcolate in percentuale sulla sinistra. Sulla destra abbiamo il valore dell’andamento del PIL e del Debito Pubblico Italiano in termini reali.

 

Analizziamo storicamente il grafico e notiamo che fino al 1901, la media a 10 anni viaggia sotto lo zero con medie che arrivano al -1500% nel 1885, per poi risalire nel 1891 ed arrivare a zero nel 1901.

 

All’epoca non andava di moda la spesa pubblica, il pensiero prevalente era quello di una ricca borghesia e di una Aristocrazia padrona della politica, che vedeva nella spesa pubblica e lo stato nell’ecnomia, un abominio. La “finanza” la faceva da padrona, approfittandosi del popolo incolto ed analfabeta, ma si stavano diffondendo le teorie di John Stuart Mill, il quale diceva che il capitalismo, per non soccombere, avrebbe dovuto diffondere l’istruzione e le garanzie sindacali.

 

A voi questo pensiero di MILL, non suona antitetico rispetto a quanto stanno facendo oggi i nostri politici tagliando spesa per l’istruzione ed i diritti sindacali?

 

Ho detto l’istruzione pubblica e non voglio sponsorizzare l’idiozia della formazione, che in un paese che non crea lavoro non serve proprio a nulla (opinione personale).

 

Nel 1892 scoppia il caso della Banca Romana, che coinvolse alcuni settori della sinistra storica.

 

Oddio mi scappa di dire NAZIONALIZZIAMO MPS.

 

Le politiche sociali di Giolitti, ai primi del 900, favoriscono un avvicinamento della sinistra moderata al centro (programma minimo), si investe nelle scuole pubbliche più che altro per favorire quelle cattoliche, ebbene si anche allora succedeva quanto succede oggi e si apre la strada al primo sindacato la CGL.

 

Il voto diventa a suffragio universale nel 1913 e si passa dallo STATO LIBERALE a quello DEMOCRATICO anche se il voto è limitato ai maschi.

 

Notate che dal 1901 in poi le variazioni del Pil, grazie a queste manovre sociali, diventano superiori a quelle in valore assoluto della spesa pubblica, seguite la media a 10 anni rossa. Dopo la prima guerra mondiale, l’economia è stata distrutta, le politiche diventano di nuovo rigide e di stampo chiamiamolo ottocentesco ed il valore del moltiplicatore del Pil crolla a zero. Si passa nelle mani di Mussolini, che con il ministro De Stefani, inaugura una nuova politica di austerity, la stessa che raggiunto l’equilibrio di bilancio nel 1875 ci conduce al crollo del pil ed alla depressione economica. De Stefani e poi dopo di lui il ministro Volpi applicano le politiche neoclassiche ottocentesche ed i risultati si vedono nel crollo del PIL dopo il 1924 anno dell’equilibrio di bilancio.

L’equilibrio di bilancio causa le recessioni e le grandi depressioni economiche, ce lo dice la logica della probabilità, la percentuale che tutto sia legato al caso è dello 0,0045%.

 

Salto la parte relativa alla guerra direttamente al dopoguerra e notate un grande cambiamento.

 

Abbiamo due periodi:

 

1) 1861-1945 la media rossa prima della guerra fino al 1901, viaggia mediamente sotto lo zero, dal 1901 in poi con le politiche sociali, sale sopra, per poi ripiombare a causa della prima guerra mondiale verso lo zero.

 

2) Dopo la guerra, le politiche Keynesiane, insite nel piano Marshall, portano i loro frutti e garantiscono un grande sviluppo, il Pil reale cresce più velocemente del Debito Pubblico Reale, dimostrando la validità delle teorie Keynesiane e dice pure che dal 1980 circa, rallenta la velocità di crescita del Pil rispetto al debito pubblico che accelera. Vi ricordate nel 1979 entriamo nello SME e divorzia la Banca d’Italia dal Tesoro (poverina chissà che trauma).

 

Per i sofisti, gli scettici, i nichilisti, gli Austriaci e chiunque altro voglia contraddirmi passo per onestà intellettuale ad analizzare lo spaccato di quanto visto sopra.

 

ANALISI DEL PERIODO CHE VA DAL 1870 AL 1945

GRAFICO2

Grafico (2)

Il grafico mostra la variazione percentuale assoluta del Pil annua diviso la variazione assoluta della spesa, in termini nominali e reali.

 

La linea blu è il valore non deflazionato, la linea rossa il valore deflazionato dell’indicatore.

 

Il grafico in relazione al periodo che va dal 1870 al 1945 ci dice due cose:

 

1) Che prima della seconda guerra mondiale, il pensiero prevalente era quello della ricca borghesia e dell’aristocrazia, il pensiero chiamiamolo ottocentesco di scuola Austriaca o marginalista, che consiste nel rispondere alle crisi con l’austerity.

 

2) I risultati si vedono nel valore deflazionato linea rossa, che mediamente sta sempre sotto la linea dello zero. Dimostrando che la spesa pubblica in quel periodo 1870-1945, era veramente improduttiva malgrado il livello di inflazione fosse ovviamente basso. Le variazioni assolute del pil sono minori malgrado la bassa inflazione, di quelle della spesa pubblica.

 

Non rimane che da analizzare il periodo successivo.

 

ANALISI DEL PERIODO CHE VA DAL 1945 AL 2011

GRAFICO3

Grafico (3)

 

Questo grafico può essere diviso in tre periodi:

1) Il periodo che va dal 1945 al 1980, come vedete le politiche “Keynesiane” o parzialmente tali, producono, anche analizzando l’indicatore deflazionato, i loro frutti e l’indice oscilla sopra la linea dello zero. Il grafico ci dice che, anche durante il periodo 1970-1980, la variazione della spesa, produce i suoi frutti, fino all’ingresso dell’Italia nello SME.

2) Periodo che va dal 1979 al 1997. Questo periodo è di difficile lettura, si nota una variazione del Pil inferiore a quella della spesa in termini prima reali e poi nominali, dal 1992 usciti dallo SME, risale l’indicatore anche se rimane in territorio negativo fino al 1996/1997, dimostrando l’efficacia della svalutazione monetaria, ma nel 1997 le politiche di contrazione della spesa pubblica per entrare in Europa, di Prodi e quelle successive di D’Alema per rimettere in sesto i conti pubblici, generano variazioni più che proporzionali tendenzialmente negative del Pil rispetto alla spesa in termini reali, visto che i tagli ne rallentano la crescita. Notate che i valori in termini nominali sembrano positivi, ma l’indice deflazionato, vi fa capire come ciò che appare è diverso nella realtà depurata dell’inflazione anche se bassa.

 

3) Perido che va dal 1997 al 2010, questa Europa ricalca i disastrosi effetti dell’ingresso nello SME, le variazioni del pil rispetto a quelle della spesa diventano negative intorno al 2005/2007 anche in termini nominali.

 

CONCLUSIONI:

 

Possiamo dividere la Storia d’Italia in tre periodi, quello prima della seconda guerra mondiale “Austerity Ricardiana”, quello successivo “keynesiano” ed il terzo periodo EUROPEISTA.

 

1) Nel primo periodo prevale la dottrina chiamiamola Ricardiana e la spesa pubblica è mediamente IMPRODUTTIVA, non lo dico io ma l’indicatore deflazionato linea rossa, che viaggia mediamente sotto lo zero.

 

2) Nel secondo periodo viene applicata la teoria Keynesiana e la spesa pubblica diventa PRODUTTIVA, viaggiando l’indicatore attraverso il moltiplicatore della spesa sopra lo zero fino al 1980 circa.

 

3) Nel terzo periodo EUROPEISTA, le teorie neoclassiche ed ottocentesche vengono restaurate e la spesa diventa di nuovo IMPRODUTTIVA.

 

 

LA MIA SCOPERTA

 

La mia scoperta di oggi è che il problema nel comunicare con il prossimo, deriva dall’EQUIVALENZA RICARDIANA, spacciata come novità anche se Ricardo muore nel 1923.

 

Ricardo diceva che è inutile spendere i soldi oggi a debito, obbligando i cittadini a pagare le tasse per pagare il debito, dilazionandole nel futuro.

 

La logica Ricardiana era che un soggetto, sapendo di dover pagare le tasse nel futuro, riduce la propria spesa, sterilizzando i vantaggi della spesa pubblica fatta a debito.

 

Questa teoria poi abbandonata da Ricardo, viene ripresa da un tizio negli anni ‘70 che si chiama Robert J. Barro che pubblica un articolo intitolato “On the Determination of the Public Debt” nel Journal of Political Economy (Vol. 87, N. 5, pp. 940-971).

 

Naturalmente questo grandissimo economista, riprende le teorie di Ricardo ed oggi queste sono state adottate da BCE, che nel suo intento di riportarci all’economia mercantilista del 1700, ci fa credere che Ricardo sia un illuminato proveniente dal pianeta NIBIRU.

 

EVITO DI DIRE CHE I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI, NEI GRAFICI CHE TUTTI VOI AVETE VISTO FINO AD ORA.

 

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ANDREA CAPPELLETTI

 

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