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TEMPO DI PAGARE: LO SCANDALO DELLE TASSE AI TERREMOTATI DE L’AQUILA.

 

Cari amici,

in questi giorni sono iniziate le proteste per quanto riguarda le famose tasse de l’Aquila. Ricapitolando rapidamente: dopo il terremoto del 2009 a l’Aquila il governo decise di interrompere il pagamento delle tasse e dei contributi alle aziende. Successivamente, nel 2011, negli ultimi giorni del governo Berlusconi, si ridefinirono queste imposte facendo uno sconto del 40% sulla cifra da versare e suddividendo il restante in 120 rate. Questo contributo non venne notificato all’Unione Europea ed ha fatto scattare la definizione come aiuti di stato, e  quindi l’obbligo di richiederli. A questo punto la politica ha scatenato una battaglia sulla comunicazione che, però, non avrebbe cambiato nulla: se la misura fosse stata  notificata la UE l’avrebbe definita un aiuto di stato comunque e quindi l’avrebbe, comunque , condannata, solo che l’avrebbe fatto su autodenuncia.

Ora le aziende dovrebbero restituire 75 milioni con gli interessi, per un totale di 90 milioni, il tutto subito. Naturalmente le aziende non possono farlo, perchè fallirebbero: dopo il terremoto non è che ci sia stato un boom , anzi per diversi anni è rimasta la crisi, e ricordiamo tutti il centro de L’Aquila pieno di macerie e di certo il lavoro non abbondava, tanto che a sopravvivere sono state quasi esclusivamente aziende edili. Naturalmente gli europeisti a servizio permanente effettivo, quelli per cui Bruxelles ha sempre ragione, sono andati subito all’attacco affermando che “Non tutte le aziende ne avevano diritto, qualcuno ha fatto il furbo”.

Io voglio sono mettere in luce alcuni fatti:

  • Non è giustizia sacrificare molti innocenti per “Punire” pochi che avrebbero imbrogliato, e tra l’altro è tutto da provar che queste fregature ci siano state;
  • A cosa serve un’Unione Europea che VIETA di aiutare i propri concittadini colpiti da una disgrazia in nome di una concorrenza ?? Quindi per la “Concorrenza” , moderno feticcio europeo, è giusto morire;
  • La “Concorrenza” vorrebbe che questo avvenisse a parità di condizioni, ma questa par condicio viene distrutta se un terremoto rade al suolo una città , uccide i suoi abitanti e azzera le sue aziende. Anzi gli aiuti per la ricostruzione, così violentemente avversati dalle autorità europee, sono NECESSARI per ricostituire la distrutta parità competitiva. Perchè, al contrario di quanto pensino a Bruxelles, o ad Amsterdam , o a Berlino, non è a causa degli abitanti dell’Abruzzo se accadono i terremoti.

Io non sono rpimo ministro, non sono neppure un politico, ma, se per disgrazia mia e degli altri, lo fossi, sapete cosa farei? Prenderei la lettera e la straccerei, quindi , in caso di sanzioni, ne detrarrei l’importo dalle cifre che lautamente versiamo all’Unione. Se a questa non va bene, che ci caccino, ne avremo solo da guadagnare. Perchè di chi non si cura dello stato di una nazione, anche della sua morte, purchè questa avvenga senza sporcare le aiuole della “Concorrenza”, non so proprio cosa farmene,e penso che lo stesso valga per molti di voi.

 

 

 


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