Seguici su

AttualitàEconomiaFinanzaIndonesia

Tempesta su Jakarta: tra accuse di nepotismo e opacità, la borsa indonesiana rischia il declassamento

Terremoto finanziario a Jakarta: tra accuse di nepotismo e l’ultimatum di MSCI sulla trasparenza, la borsa indonesiana brucia 80 miliardi. Dimissioni di massa ai vertici.

Pubblicato

il

Mentre l’Occidente osserva con distratta noncuranza le dinamiche del Sud-est asiatico, a Jakarta si sta consumando un dramma finanziario che ha il sapore amaro della crisi del 1998. Il Jakarta Composite Index (IHSG), l’indice di riferimento della borsa indonesiana, è letteralmente colato a picco, bruciando circa 80 miliardi di dollari di capitalizzazione in pochi giorni.

Non siamo di fronte a semplice correzione tecnica, ma di una vera e propria fuga di capitali innescata da un mix esplosivo di opacità nei mercati, spinte neopotistiche e un intervento statale che fa storcere il naso ai sostenitori del libero mercato e a chi preferisce una maggiore chiarezza nella stabilizzazione pubblica.

Indice di borsa composito indoniano ICJ , a sei mesi

Il “cartellino giallo” di MSCI e il fantasma del declassamento

La scintilla che ha appiccato il fuoco è arrivata da New York. MSCI, il colosso che gestisce gli indici di riferimento per gli investitori globali, ha gelato il mercato annunciando un congelamento dei cambiamenti relativi ai titoli indonesiani. Il messaggio, pur nel linguaggio felpato della finanza, è stato brutale: se non verranno risolti i problemi di trasparenza entro maggio 2026, l’Indonesia verrà declassata da “Mercato Emergente” a “Mercato di Frontiera”, cioè un luogo dove ci si avventura a proprio rischio e pericolo.

Per un fondo d’investimento internazionale, questo passaggio è equivalente a finire nel girone dei dilettanti dopo aver giocato in serie A. La preoccupazione principale riguarda il cosiddetto “free float”, ovvero la quota di azioni effettivamente disponibile per il pubblico trading. In Indonesia, troppe società sembrano essere scatole chiuse, controllate da manipoli di individui facoltosi che rendono i titoli vulnerabili a manipolazioni di prezzo. Quando il flottante è ridotto, bastano pochi movimenti coordinati per gonfiare o sgonfiare un titolo, rendendo il mercato un terreno di gioco pericoloso per chi non fa parte del “giro”.

Il valzer delle dimissioni e il peso della politica

In un clima di panico collettivo, con vendite nette degli stranieri che hanno superato i 645 milioni di dollari in sole 48 ore, le teste hanno iniziato a cadere, anche da posizioni di vertice. Si sono dimessi improvvisamente Iman Rachman, presidente della borsa di Jakarta (IDX), e Mahendra Siregar, capo dell’OJK (l’autorità di vigilanza finanziaria locale), insieme a tre dei suoi vice. Un autentico repulisti.

Queste dimissioni di massa suggeriscono che la pressione politica e la perdita di fiducia abbiano superato il livello di guardia. Gli investitori guardano con crescente sospetto alle manovre del Presidente Prabowo Subianto. La nomina di suo nipote, Thomas Djiwandono, ai vertici della Banca Centrale, ha rievocato i fantasmi del nepotismo dell’era Suharto, minando la percezione di indipendenza delle istituzioni monetarie. Se a questo aggiungiamo l’allontanamento della stimata Ministra delle Finanze Sri Mulyani Indrawati avvenuto lo scorso anno, il quadro che emerge è quello di una gestione del potere che privilegia la fedeltà alla competenza tecnica.

La Rupia e la questione fiscale

Sul fronte valutario, la Rupia ha toccato minimi storici contro il Dollaro, scambiando intorno a 16.790. Tuttavia, osservando la dinamica macroeconomica con occhio critico, notiamo che questa svalutazione è meno drammatica se rapportata allo Yen o all’Euro, segno che il problema non è solo monetario, ma strutturale. Il vero timore è il deficit fiscale: il piano di Prabowo di espandere pesantemente il coinvolgimento dello Stato nei mercati e i suoi programmi di spesa ambiziosi stanno spaventando chi teme una deriva dei conti pubblici.

Cambio Dollaro Rupia indonesiana, da Tradingeconomics

Lo stato indonesiano è , in questo caso, intervenuto male: ad esempio a fine 2025 ha revocato la licenza ad operare alla grande miniera aurea di Martabe per motivi idrogeologici, e questo comportamento ha messo in dubbio la capacità di tutelare la proprietà privata nel Paese.

Le contromisure del Governo: troppo poco, troppo tardi?

Il Ministro Coordinatore per gli Affari Economici, Airlangga Hartarto, ha cercato di gettare acqua sul fuoco promettendo riforme immediate:

  • Aumento del Free Float: L’obbligo di flottante minimo per le società quotate salirà dal 7,5% al 15% entro marzo.
  • Investimenti Istituzionali: I fondi pensione e le assicurazioni potranno investire in azioni fino al 20% del loro portafoglio (rispetto al precedente 8%).
  • Demutualizzazione: Accelerazione della trasformazione strutturale della borsa per ridurre i conflitti di interesse.

Queste misure puntano a dare profondità a un mercato che finora è stato troppo “sottile”. Di seguito, una sintesi della reazione dei mercati settoriali:

SettorePerformance (Lunedì mattina)Motivo principale
Minerario-12% / -15%Ritiro dei prezzi dei metalli e incertezze normative
Finanziario-5%Dimissioni dei regolatori e timori sull’indipendenza della Banca Centrale
Energia-4%Incertezza sui piani fiscali del Presidente Prabowo

Un bivio per Jakarta

L’Indonesia si trova a un bivio. Se il governo riuscirà a implementare riforme serie sulla trasparenza entro maggio, potrebbe trasformare questa crisi in un’opportunità per modernizzare il proprio sistema finanziario. Se però prevarranno le logiche di clan e l’opacità dei grandi patrimoni, il declassamento a “Frontier Market” sarà inevitabile, con una conseguente fuga di capitali che potrebbe durare anni. Per ora, l’ironia amara è che proprio mentre il paese cerca di proporsi come nuova tigre asiatica, si ritrova a combattere con i gatti randagi del proprio passato politico.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento