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Tema Voucher: alcune mie personali idee su come risolvere una questione spinosa

 

Cari amici,

il tema del ritorno o meno del voucher sono al cuore dei discorsi che circondano la trattativa sulla conversione del Decreto Dignità. In questo campo abbiamo due esigenze contrapposte:

  • avere una forma di lavoro temporaneo, stagionale e flessibile per far fronte alle necessità delle microaziende, o di aziende in settori particolari come l’agricoltura, per far fronte a necessità impellenti di lavoro in  modo regolare ed autorizzato;
  • fare si che l’uso dei voucher non si trasformi in una nuova forma di precarizzazione del lavoro e di sfruttamnto dei lavoratori stessi.

Nella mia vita lavorativo ho svolto iverse attività imprenditoriali, soprattutto in piccole aziende, e posso tranquillamente affermare di conoscere il tema sulla mia pelle. Ho sentito Fratoianni ed altri affermare che i voucher sono inutili perchè esistono alte forme contrattuali (ad esempio lavoro a somministrazione) che potrebbero farne le veci. Purtroppo si tratta di affermazioni che si scontrano con la realtà dei fatti perchè:

  • ogni forma contrattuale che preveda un regime a busta  paga ha dei costi frizionali che i sindacalisti non considerano, dell’ordine di 100 euro minimo per assunzione a cui aggiungere una cifra a volte simile per la cessazione del contratto. I costi amministrativi sono sproporzionati rispetto alle prestazioni;
  • i contratti prevedono tutele ovvie per attività di lavoro stabili, insensate per lavori temporanei. Faccio un esempio banale: se assumo 2 persone per una settimana di vendemmia devo fornire il bagno nelle vicinanze ed è noto che esistono bagni a norma in ogni vigna.

Nello stesso tempo è chiaro che la soluzione del voucher è una sorta di ripiego e come tale deve essere trattata. Esiste poi un problema di controllo per cui ibuoni vengono “Attivati” solo in caso di controllo da parte delle autorità, non prima, come una sorta di copertura preventiva del lavoratore, tra l’altro trasferibile da uno all’altro.

Considerate queste semplici premesse, ecco la mia idea per una possibile soluzione del problema:

  • il voucher deve avere un costo superiore al costo orario lordo previsto dai contratti di lavoro, per disincentivarne l’uso al di fuori dei casi di stretta necessità e di breve periodo. Il costo deve essere tale che, per assunzioni superiori alle 80 – 100 ore, il costo del loro utilizzo sia superiore ai costi frizionali per la conclusione dei contratti ordinari;
  • limiti ovviamente al numero massimo acquistabile per azienda, del periodo di impiego per il settore agricolo, perchè il lavoro stagionale non dura tutto l’anno, e limitato alle aziende con meno di 5 dipendenti, perchè quelle più complesse possono organizzarsi tramite turnazioni e trasferimenti.
  • ipotizzare l’utilizzo di voucher su blockchain, per renderne certo e nominale l’uso, facilmente controllabile e non modificabile. Un voucher su blockchain potrebbe esser acquistato online in pochi secondi, senza costi o aggi di tabaccheria. Quindi dovrebbe essere attivato entro 12-24 ore dall’attività lavorativa, registrando nome e codice fiscale del lavoratore, cioè un codice univoco. A quel punto resterebbe permanentemente registrato per eventuali controlli o per la copertura INAIL; che scatterebbe automaticamente in caso vi fosse un incidente nel periodo coperto. Non si potrebbe giocare ex post con le coperture mobili fra più persone o in tempi diversi. Avremmo una soluzione semplice, attivabile da qualsiasi telefonino inserendo una partita IVA ed un codice fiscale, controllabile dagli uffici e dall’INPS per il trasferimento dei relativi diritti contributivi.

Naturalmente questa è una mia idea personale, discutibile, ma potrebbe riuscire a combinare sicurezza, tutela e lotta al lavoro nero.

 


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