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TASSI NEGATIVI E PREVISIONI PESSIME: FACCIAMO UN SERIO ESAME DEL NOSTRO FUTURO FUORI DAI SOLITI SCHEMI.

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Oggi sono state pubblicate le revisioni circa le previsioni di crescita mondiale da parte del FMI contenute nel World Economic Outlook (WEO). Probabilmente avrete sentito i dati previsionali relativi all’Italia , con una revisione al ribasso ad 1%, contro 1,2% del Ministero dell’Economia (che comunque ha ridotto da un roboante 1,6% valido sino ad un mese fa). Però in questo caso la riduzione è stata a livello mondiale .

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La revisione della crescita mondiale è stata dal 3,4 % al 3,2%.  Solo la Cina ha rivisto le proprie prospettive al rialzo, gli altri paesi hanno visto le loro speranze frustrate. Il FMI  ha fornito spiegazioni frammentate a questo fenomeno:

  • Il Regno Unito ha il Brexit;
  • il Giappone la prospettiva dell’aumento delle tasse sul consumo;
  • la zona Euro e l’Europa per l’alta disoccupazione;
  • i paesi in via di sviluppo per il calo nei prezzi del petrolio e delle materie prime e per le crisi in Brasile e Russia;

Per chi volesse vedere le previsioni paese per paese qui pubblichiamo la tabella completa.

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Come vedete perfino la locomotiva USA è vista rallentare. Il mondo va piano, con pochissime eccezioni.

Naturalmente la cura del FMI è, più o meno , la solita :le RIFORME ! Questa volta la mitica parola viene accompagna da due parole extra: POLITICA MONETARIA ESPANSIVA e POLITICA FISCALE ESPANSIVA. 

Ora potrei iniziare a denigrare, come non si fa mai abbastanza, la stupida visione delle riforme secondo l’ordoliberista medio italiano, il personaggino che va a sbafo a Cernobbio o negli altri convegni dei vari centri ricerca o di Confindustria. Per questo moderno feudatario le riforme non sono altro che più pesi per i propri inferiori nella scala sociale e più favori per chi gli sta al di sopra:  basterebbe sentire i peana alla “Grande industria competitiva” o al “Sistema bancario solito e stabile”. Però in questo articolo vorrei andare un po’ oltre ed acquisire una visione più a lungo termine. 

La politica monetaria espansiva ormai è giunta ai sui estremi. Alle misure teoriche estreme manca solo ormai l'”Helicopter money” di Friedman ed il “Denaro a scadenza” di Ezra Pound,  tutto il resto è già stato sperimentato. Se però la politica monetaria superespansiva del NIRP stesse portando dei risultati restrittivi e non espansivi, soprattutto nel lungo periodo ? E se i tassi negativi non fossero un episodio, ma un orizzonte di lungo periodo ?

Tutti si aspettano che, non appena vi fossero segali di ripresa , la BCE aumenterebbe i tassi di interessi ritornando ad un comportamento “Normale”. Però non tutti  la pensano così. Ad esempio l’economista della Christian Helmstein della confindustria austriaca, in un articolo del giornale Kurier, afferma che se ora la BCE sta determinando tassi zero o negativi sulla base delle proprie aspettative-obiettivo inflazionistici, al contrario nel lungo periodo  potrebbero essere le spinte di mercato a tendere i rendimenti a livelli bassissimi. In futuro potremmo trovarci con una eccedenza di risparmio. Le cause di questo fenomeno sono molteplici:

  • Innovazione tecnologica: la creazione del web ha permesso una serie di evoluzioni che hanno permesso di ridurre il peso del capitale nell’attività produttiva. Pensiamo ad esempio ala possibilità di distribuire in modo diretto, senza costi per la creazione di una rete di distribuzione;
  • Politiche fiscali restrittive , che non favoriscono la spesa pubblica e , di conseguenza,neppure l’investimento privato.

Tutto questo viene a generare delle importanti ricadute sui sistemi pensionistici. Sappiamo che i due principali sistemi pensionistici sono : 

  • a ripartizione  in cui le pensioni sono pagate dai contributi dei lavoratori attivi. In Italia sono tutte a ripartizione, anche quando si parla di “Metodo contributivo”, perchè solo il calcolo verrebbe basato sui contributi versati, mentre comunque le somme provengono dai contributi dei lavoratori attivi;
  • contributivo, in cui i contributi sono investiti ed a,l termine del periodo lavorativo sono utilizzati per pagare le pensioni.

Ora il metodo a ripartizione  ha il problema che la massa totale pensionistica, la cifra complessiva che può essere distribuita , viene a di dipendere dal livello di retribuzioni percepite dai lavoratori attivi e dal tasso di occupazione per cui il sistema diventa difficile da sostenere nei momenti di crisi come l’attuale.

Il sistema contributivo viene però ad essere difficile , se non impossibile, da far rendere nei momenti di tassi bassi o negativi. La pensione viene costruita attraverso il cumulo progressivo dei contributi versati , ma anche, se non soprattutto,  dal cumularsi dei  rendimenti.  Se mancano i rendimenti, o addirittura mi mangio il capitale, avrò delle aspettative pensionistiche ridotte. In un sistema contributivo questo porterà i lavoratori a risparmiare ancora di più, ma questo significa un ulteriore taglio dei consumi e quindi ad un avvitarsi della situazione deflazionistica e quindi del ribassarsi dei tassi. Un sistema pensionistico contributivo rischia di innescare una pericolosissima spirale deflattiva. D’altro canto i risparmiatori non vincolati dai fondi pensione potrebbero essere spinti a posizione speculative estremamente rischiose, incrementando la fragilità del sistema economico in generale ed alimentando bolle speculative. 

Quindi in un ambiente deflattivo un sistema retributivo, quello tanto vituperato che è utilizzato sinora, potrebbe risultare più vantaggioso perchè potrebbe avere un atteggiamento più anticiclico. Naturalmente affinchè questo possa essere efficace è necessario una politica fiscale espansiva che impedisca un calo delle retribuzioni medie ed un aumento eccessivo della disoccupazione. Ah si dimenticavo: l’Italia non ha più una politica fiscale, come no ha più una politica  monetaria, come non ha più una politica economica. Tutto è in mano a Bruxelles, al caso ed ai maneggi….

Insomma, il futuro rischia di essere veramente grigio. Se si prosegue su questa strada di austerità e di contenimento della politica fiscale, con solo la politica monetaria espansiva, richiamo di correre verso un lungo periodo di depressione senza uscita. O iniziamo a distribuire letteralmente denaro alla gente con politiche fiscali e monetarie, ricostruendo anche la fiducia dei cittadini, oppure le cose non potranno che peggiorare.

 

 

 

 

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