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Taglio alla spesa pubblica: gli asini ragliano e la finanza ride

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Quelli che “abbassare la spesa per abbassare le tasse…”

Ma lo avete il pallottoliere in casa? Vediamo qualche esempio perché non si possono non comprendere concetti così banali. E il Paese non può più resistere se non si debella l’ignoranza.
Lo Stato spende 400 e tassa 400, il saldo è zero, ovvero si applica il pareggio in bilancio. Se si taglia la spesa ad esempio del 50% e si riducono le tasse in egual misura il saldo è sempre zero (200-200).
Nulla cambia neppure se lo stato azzera spesa pubblica e tasse. Saldo comunque zero. Molti asini raglianti, nonostante l’evidenza matematica, non capiscono che solo se c’è deficit può esserci crescita. Ovvero non conta il livello di tassazione complessiva ma conta che la spesa pubblica sia maggiore delle entrate fiscali. Così si crea ricchezza per i cittadini. Nessuno di noi può emettere moneta e dunque commerciamo con quella che abbiamo! Se ogni anno ci tolgono moneta commerceremo sempre meno ed è proprio questo che è successo in questo paese con vent’anni di avanzo primario (ovvero di tasse maggiori della spesa al netto degli interessi sul debito):

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Con il pareggio in bilancio solo con l’esportazioni è possibile avere moneta fresca nell’economia, ovviamente al prezzo di una violenta riduzione dei prezzi, della deflazione. Solo così si può infatti diventare competitivi nell’export. Deflazione che peraltro causa disoccupazione, ovvero l’opposto della politica che dovrebbe perseguire una Repubblica fondata sul lavoro (art. 1 Cost.).
La verità è evidente dunque e  chi non la capisce è un asino. Scusate la durezza ma sono stufo, la gente non ce la fa più! Non possiamo accettare che ci sia chi va in giro ad affermare che la Terra è piatta considerandola una legittima opinione.
Dovete dunque comprendere che lo Stato deve spendere più di quanto tassa! Come prevede peraltro l’art. 47 Cost. Il pareggio in bilancio è un criminale omicidio economico. Il risparmio infatti è possibile solo con politiche di deficit (cliccate qui per un articolo molto tecnico sul punto).
E perché in tutto questo la finanza se la ride a crepa pelle? Perché vede noi dividerci e litigare, additare sprechi ed evasione, mentre loro semplicemente sottraendo moneta dalle economie ogni anno obbligano lo Stato ad auto smantellarsi. E cosa se ne va azzerando la spesa pubblica? Perdiamo sanità, istruzione, welfare, pubblica sicurezza, perdiamo ogni garanzia prevista dalla Costituzione, perdiamo ogni diritto. Arrivando ad una società in cui solo i ricchi avranno piena tutela della persona.
Se fate leggere questo post all’economista neoliberista di turno (asino ragliante o individuo in malafede) vi dirà che non è vero. Perché le banche commerciali possono aumentare la base monetaria con i prestiti. Vero, verissimo.
Peccato che le banche commerciali chiedano interessi per questi prestiti e dunque il gioco ad espandere la base monetaria prosegue solo fino a che esse ci fanno credito. È una loro decisione esclusiva. La nostra sopravvivenza dipende da una condizione meramente potestativa di privati che possono richiedere il conto come e quando vogliono in spregio alle più basilari regole democratiche.
Ma ciò che non va dimenticato è che le banche private, ditelo agli asini raglianti, non usano aprire scuole, ospedali o garantire welfare con i propri profitti. Senza lo Stato la democrazia è morta, finita, smantellata e le persone potranno riassaporare la durezza del vivere senza garanzie civili proprio come invocava Padoa Schioppa (fortunatamente “schioppato”) qualche anno fa. La crisi economica è per definizione un atto di guerra della finanza alle democrazie.
Io mi sono rotto le scatole degli asini raglianti. Che ciascuno faccia ciò che deve. Quando sentite invocare ai tagli alla spesa non state zitti dite la verità! Non dovete aver paura di offendere, ci giochiamo il futuro! Bastano i due esempi di inizio articolo per demolire i criminali neoliberisti. E se non bastano nemmeno quelli ricordiamo quanto affermato addirittura dal fondo monetario internazionale (istituzione che ovviamente non stimo e non apprezzo).

Olivier Blanchard, capo economista del fmi, ha sottolineato che gli effetti del rigore (vera deficienza economica o crimine come affermato oggi anche da Tsipras) sono stati sottovalutati e che i moltiplicatori fiscali non sono stati modesti come credevano e precisamente non pari allo 0,5 ma ad 1,5. Che significa? Che ad ogni euro di contrazione fiscale si è creata una depressione di un euro e mezzo. Detto in parole povere ad ogni euro di spesa in meno corrisponde un calo del pil pari ad un euro e mezzo, con buona pace degli asini raglianti.

Più tagliamo la spesa più caleranno le entrate in una spirale che porterà al risultato che vuole la finanza ordoliberista: la cancellazione degli Stati nazionali attraverso politiche di autosmantellazione fatte approvare dai popoli attraverso massicce campagne mediatiche in puro stile nazista.  

Svegliamoci!

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