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SVENDI ITALIA: IL NOSTRO PATRIMONIO STORICO IN SVENDITA, ANCHE QUANDO LASCIATO IN BENEFICENZA

 

 

Cari amici

uno dei vanti maggiori del governo Renzi è stato il decreto “Sblocca Italia”, ch avrebbe dovuto rilanciare il Paese sbloccando risorse  e lavori.

L’effetto del decreto, sotto gli occhi di tutti, è stato praticamente nullo. Non si è sbloccato niente, anche perchè i nostri problemi non sono risolvibili con qualche decina di milioni di lavori o altrettante risorse recuperabili dalla vendita di qualche immobile, ma sono correlate a vincoli esterni e ad una cattiva gestione della politica economica e finanziaria. Nello steso tempo però questo decreto è riuscito a mettere all’asta un elevatissimo numero di immobili dello Stato.

Quando si parla di patrimonio dello stato si pensa spesso a vecchie caserme, oppure i famosi “Fari, e spesso è così, ma molto spesso si tratta di beni di grande importanza storica e culturale. Come ha fatto notare anche l’Huffington post abbiamo in vendita piccoli gioielli del rinascimento, come Villa Chigi Farnese a Siena

Oppure, sempre a Siena, il Castello di Palazzo al Piano.

Beni di rilevanza storica elevata, la cui vendita dovrebbe tener conto anche, se non soprattutto, della finalità con la quale sono acquistati.

Abbiamo poi beni che , oltre al valore culturale, accompagnano anche finalità filantropiche, cioè immobili e collezioni che i proprietari hanno lasciato allo Stato perchè li utilizzasse per finalità benefiche e che invece vengono venduti, anzi svenduti, per fare cassa. Un esempio è l’edificio Ex Mayer, lasciato alla fine dell’ottocento dalla famiglia Mayer per la realizzazione dell’ospedale dei bambini.

Si tratta di 13 mila mq, ed è possibile che questo immobile non possa essere utilizzato per scopi scientifici, medici o per sede universitaria e dbba essere svenduto come un rottame ? Cosa direbbe il Marchese Mayer se lo venisse a sapere.

Poi c’è il caso della Villa Zeri di Mentana. Questa villa contiene un’importante collezione di epigrafi romane e venne lasciata da Giovanni Zeri all’università di Bologna affinchè , tramite la fondazione, ne proseguisse l’attività didattica. Questa è proseguita sino al 2010 dopo di che l’Università non ha saputo far di meglio che mettere in vendita il tutto

 

Federico Zeri avrebbe lasciato la propria villa e la propria collezione all’università di Bologna se avesse saputo che sarebbero state vendute e disperse ? Perchè  a  vedere tutto era sicuramente capace pure lui. 

L’Italia tradisce i lasciti dei propri benefattori vendendoli come stracci vecchi, questa è la cura del governo per la cultura e la tradizione italiana ed il volere dei suoi benefattori.

 


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