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SPEZZEREMO LE RENI ALLA GRECIA! FIRMATO TROIKA! (di Antonio M. Rinaldi)

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Nella tardo pomeriggio di lunedì 1 giugno si sono incontrati a Berlino per espressa volontà e iniziativa della Cancelliera tedesca (grandi assenti non invitati, anzi “convocati”, Renzi e Rajoy), la stessa Merkel, Holland e Junker ai quali si sono presto aggiunti Draghi e Lagarde (Troika al gran completo!) per cercare di definire l’impasse greca. Infatti, nel vertice di Riga e nell’incontro del G7 di Dresda dei giorni scorsi, la questione Grecia era rimasta totalmente aperta e non si era giunti a nessun progresso o almeno a compromessi condivisi.

Ma nell’eurovertice improvviso di Berlino di cosa è stato discusso, vista la presenza ai massimi livelli di tutti coloro i quali hanno un ruolo attivo nella conduzione monetaria, tranne naturalmente i greci diretti interessati e gli italiani? Dopo la sortita di Goldman Sachs, che aveva lanciato il sasso nello stagno proponendo “elezioni/referendum o default per sbloccare lo stallo”, la governance europea era chiamata nel formulare punti fermi definitivi alla telenovela infinita con il governo greco.

Ma elenchiamo prima quali sono le opzioni possibili praticabili per sbloccare l’ormai insostenibile situazione in Grecia:

a)Un mega finanziamento ponte, da parte di più soggetti istituzionali (BCE, FMI)  e diretti bilaterali (governi tedesco e francese), per fornire alla Grecia le risorse necessarie per onorare i prossimi impegni che dovrà sostenere nei prossimi mesi e trovare il tempo per rinegoziare completamente tutto il suo debito. Non si tratta infatti per Atene di reperire solamente i 300 ml di euro in scadenza che venerdì 5 giugno deve pagare al FMI, ma di pianificare il rimborso di bel 9 Mld verso creditori vari entro la fine della prossima estate.

b)Un default concordato con i creditori del debito, sulla falsa riga dei precedenti “haircut” realizzati negli scorsi anni con le banche estere detentrici di titoli pubblici greci. La rinegoziazione riguardò allora sia il valore nominale che gli interessi stessi da corrispondere rispetto alle originarie rispettive condizioni d’emissione con la ridenominazione di questa porzione di debito sotto la giurisdizione inglese per assicurare ai creditori almeno il rimborso certo in euro e inibire l’applicazione della lex monetae nel caso di ritorno alla dracma. Nel “pacchetto” di questa nuova edizione di default rientrerebbe anche la possibilità di poter introdurre una sorta di moneta complementare/parallela all’euro al fine di fornire al governo greco il mezzo necessario per pagare servizi, dipendenti pubblici, e pensioni. Da precisare che, rispetto all’inizio  dello “scoppio” della crisi greca, oggi la quasi totalità dei creditori greci sono rappresentati dagli Stati e dalle istituzioni e non più dal sistema bancario-finanziario. Cioè i rischi sono stati trasferiti dal privato al pubblico!

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c)Una uscita definitiva della Grecia dall’euro nel caso le precedenti opzioni non vengano adottate, anche se per ammissione stessa delle istituzioni europee avrebbero difficoltà nel gestirla in quanto non contemplata né dai Trattati e né prevista dai regolamenti, lasciando completamente al governo greco ogni iniziativa di applicazione del Piano B per il ritorno alla dracma.

A fronte delle opzioni a) e b) ci sarebbero ovviamente delle forti contropartite richieste dalla “Troika” al governo greco, ad iniziare dalla modifiche sulle normative sul lavoro e sulle pensioni e ulteriore giro di vite all’austerity come aumento aliquote IVA, tagli alla spesa pubblica e un programma di dismissioni di patrimonio e asset pubblici.

Insomma un commissariamento di fatto molto più forte fino ad ora esercitato nei confronti dei governi greci precedenti che provocherebbe forti dissapori fra l’elettorato che aveva creduto fortemente nel programma elettorale di Syriza. Per quanto possa modularsi un compromesso fra le parti, difficilmente potrà essere “digerito” dalla popolazione greca e idoneo nel rilanciare l’economia ormai agonizzante.

Per la terza opzione c), nonostante le inaspettate aperture recenti di alcune frange politiche tedesche, invece i greci temono giustamente “ritorsioni” da parte proprio dell’Europa in caso di uscita dalla moneta unica, in quanto sancirebbe la reversibilità della moneta comune tanto sostenuta alla BCE di Draghi. Eventualità temuta in quanto una volta usciti il paese ellenico potrebbe ritrovare quella competitività che gli manca dal giorno in cui ha aderito all’euro. Pericolo che a Bruxelles, e a tutti i sostenitori dell’attuale costruzione monetaria europea, intravedono come fumo negli occhi e pertanto disponibili ad intraprendere ogni azione possibile per screditare Atene anche dopo l’uscita. Inoltre dimostrerebbe al mondo come l’Europa non sia riuscita a gestire una situazione in ogni caso “modesta” rispetto alle potenziali ben più grandi di altri paesi membri. (es. Italia, Spagna e Francia)

Le ultime agenzie stampa ci dicono che Tzipras ha dichiarato che c’è stato uno scambio di documenti con i partecipanti all’eurovertice di Berlino e che manifesta ottimismo per una soluzione positiva a breve accettabile e che un portavoce della UE ha fatto sapere che è quasi pronta una bozza di accordo da sottoporre al governo greco.

Viene spontaneo chiedersi a questo punto se sono previsti margini discrezionali o l’accordo “made in Troika” è praticamente un ultimatum da prendere o lasciare per il governo greco! Attendiamo quindi il prossimo venerdì 5 giugno per verificare quali saranno le opzioni scelte e le condizioni poste dalla Troika per “spezzare le reni alla Grecia”, anche se possiamo già affermare da una parte che il paese ellenico sta rischiando sempre più di diventare irreversibilmente un protettorato del Nord Europa e dall’altra che chi in passato ha voluto mettere in pratica questa espressione ha fatto una brutta fine!

Una volta si firmavano gli armistizi per decretare la capitolazione da una guerra persa e gli effetti poi si perdevano nel tempo, ora invece basta firmare un protocollo d’intesa con i creditori internazionali fra una pacca sulle spalle e una foto di gruppo per consegnare sine die il proprio paese alle volontà altrui!

Bene, basta saperlo ed esserne coscienti e consapevoli!

Antonio M. Rinaldi

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