EconomiaPoliticaSpagna
Spagna: Sánchez travolto al Congresso medita il voto anticipato sperando nell’illusione progressista
Il Congresso spagnolo affossa i decreti sulla casa e manda in frantumi la maggioranza: Pedro Sánchez si prepara al voto anticipato per cavalcare la rabbia di piazza e distogliere l’attenzione dagli scandali giudiziari.

Il governo spagnolo è a un passo dalla fine. Il presidente Pedro Sánchez si è rintanato nel palazzo della Moncloa per un fine settimana blindato che rischia di segnare la fine anticipata e traumatica della legislatura. La secca bocciatura parlamentare dei due decreti legge sulla casa ha cancellato d’un colpo la maggioranza di governo, aprendo la strada a uno scioglimento lampo delle Cortes per andare a votare già il 29 novembre.
La sconfitta al Congreso de los Diputados ha certificato la rottura con i secessionisti catalani di Junts. Il partito di Carles Puigdemont ha scelto di votare all’unisono con il Partido Popular e Vox, affossando i provvedimenti cardine dell’esecutivo dopo cinque mesi di estenuanti negoziati.
Quella maggioranza eterogenea, tenuta insieme finora soltanto dalla reciproca convenienza di sbarrare la strada al centrodestra, è andata in pezzi. Junts non ha alcuna intenzione di sacrificare i propri consensi borghesi approvando misure di controllo degli affitti che i suoi elettori considerano punitive per la proprietà privata. Di fronte al ricatto politico, i catalani hanno risposto con il siluro.
A Moncloa, tuttavia, l’umiliazione subita in aula si sta rapidamente trasformando in un calcolo tattico ad altissimo rischio. Da mesi il governo socialista cammina su una fune tesa sopra un abisso giudiziario. Le inchieste che lambiscono l’entourage più vicino al premier, unite alle pesanti rivelazioni sui legami e gli affari opachi legati all’ex presidente José Luis Rodríguez Zapatero, hanno gettato un’ombra scura sul PSOE.
La disaffezione dell’elettorato progressista tradizionale è ormai certificata dalle rilevazioni demoscopiche. Gli elettori delusi non scelgono la destra, ma ingrossano le fila dell’astensione. Per scuotere questa apatia, Sánchez e i suoi strateghi cercano disperatamente una bandiera identitaria capace di mobilitare le masse e far dimenticare i guai giudiziari che stringono d’assedio la coalizione.
La strategia consiste nel cavalcare l’esasperazione della strada. In tutta la Spagna i collettivi sociali e i sindacati degli inquilini manifestano con rabbia, rinfocolati dal recente clamore per lo sfratto di “Maricarmen” che aveva inizialmente messo sotto accusa proprio l’inerzia del governo. Ora l’obiettivo di Moncloa è ribaltare la colpa: presentare il blocco parlamentare come un atto di complicità delle opposizioni con i fondi immobiliari speculativi.
Mentre a Madrid si consumano manovre di palazzo, le ricadute pratiche per i cittadini e per il mercato immobiliare sono pesantissime. La bocciatura dei decreti genera un vuoto normativo immediato:
- Contratti di locazione in bilico: milioni di famiglie con contratti in scadenza si ritrovano improvvisamente senza le tutele e le proroghe straordinarie promesse.
- Offerta di alloggi in ritirata: l’incertezza giuridica spinge i piccoli proprietari a togliere gli appartamenti dalle locazioni residenziali lunghe per destinarli al turismo o lasciarli sfitti. In soli tre giorni dopo la proposta governativa sono scomparsi dal mercato degli affitti oltre 4000 appartamenti.
- Incentivi fiscali cancellati: i benefici economici ideati per convincere i locatori a moderare i canoni sono evaporati nel voto contrario della Camera.
L’esito di questo scontro ideologico non è stata la protezione dei ceti deboli, ma la paralisi delle compravendite e una rarefazione delle abitazioni disponibili, con prezzi che continuano a salire nelle grandi aree urbane.
La crisi politica delinea un quadro istituzionale bloccato su più fronti:
In questo scenario di guerra imminente, l’alleato di minoranza del governo, la federazione progressista Sumar, si trova in uno stato di prostrazione assoluta. I tamburi delle elezioni anticipate hanno colto la piattaforma di sinistra completamente impreparata.
La leader fondatrice Yolanda Díaz appare ormai concentrata sulla sua via d’uscita personale: l’ambizione di lasciare la politica spagnola per approdare alla guida dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro a Ginevra. Con la Díaz ormai con le valigie pronte, la coalizione deve improvvisare una guida in quarantaquattr’ore.
I vertici della sinistra alternativa tentano febbrilmente di ripescare l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau, nel tentativo di lanciare un frettoloso cartello elettorale denominato “Frente Amplio” che possa riassorbire Podemos. Ma la rincorsa appare tardiva e le liti intestine minacciano di cancellare la rappresentanza parlamentare di quell’area.
Pedro Sánchez si conferma un cinico equilibrista del potere. Sa benissimo che un voto anticipato difficilmente gli garantirebbe una maggioranza solida, ma il suo obiettivo primario non è vincere a mani basse: vuole prosciugare i consensi di Sumar, blindare l’egemonia socialista a sinistra e sbarrare la strada a un governo tra Alberto Núñez Feijóo e Santiago Abascal. Per questo ha preso una poszione così radicale sul problema casa, per spazzare via gli alleati e diventare il leader unico della sinistra.
Se i cortei di questo fine settimana daranno segnali di vitalità, il premier non esiterà a premere il bottone rosso della dissoluzione delle Cortes. L’elettorato spagnolo verrebbe così trascinato in una contesa elettorale feroce, dove il dramma dell’accesso all’alloggio fungerà da paravento per mascherare scandali e debolezze strutturali. Resta da vedere se la magia del premier funzionerà ancora o se i cittadini decideranno che il gioco è durato abbastanza.







You must be logged in to post a comment Login