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Spagna: patto storico in extremis tra PP e Vox al Senato. La destra blinda la maggioranza e prepara la scalata al governo
Svolta clamorosa verso il voto in Spagna: PP e Vox superano i veti e firmano all’ultimo minuto un patto storico per non dividersi i voti al Senato. Ecco come funziona l’accordo che prepara la nuova maggioranza di governo.

In una svolta politica che ridisegna gli equilibri verso le elezioni generali spagnole del prossimo 29 novembre, il Partido Popular (PP) e Vox hanno firmato un accordo all’ultimo minuto per spartirsi le candidature al Senato. Dopo giorni di trattative estenuanti e veti incrociati, i due partiti hanno scelto la via di un pragmatismo inedito: evitare che la frammentazione del voto conservatore regali seggi decisivi alla coalizione di sinistra.
Durante la scorsa campagna elettorale, la dirigenza di Alberto Núñez Feijóo aveva fatto il possibile per mantenere le distanze dalla formazione di Santiago Abascal. Oggi, tuttavia, la matematica parlamentare e l’urgenza di garantire la governabilità del Paese hanno imposto un bagno di realismo nei quartieri generali di calle Génova a Madrid.
L’intesa è stata chiusa letteralmente sul filo di lana questa mattina, costringendo il segretario generale del PP, Miguel Tellado — che ha condotto personalmente i negoziati — a ritardare di quasi un’ora la conferenza stampa prevista per le 13:00. Restano ancora da limare gli ultimi dettagli operativi, come i profili esatti di alcuni candidati che entreranno nelle liste, ma l’architettura politica del blocco di centrodestra è ormai definita.
🔴 ÚLTIMA HORA | VOX realiza un gesto HISTÓRICO para impedir la disolución de España y garantizar que la extrema izquierda no tendrá mayoría en el Senado
Se retirará de 6 provincias y el PP corresponderá a su generosidad retirándose de otras 3
Lo que sea por acabar con Sánchez. pic.twitter.com/ViZmCH4web
— Unai Cano (@unaicano10) October 26, 2026
Come funziona l’accordo: rinunce incrociate e calcolo chirurgico
Per capire perché questo patto sia così importante bisogna guardare alla legge elettorale del Senato spagnolo, che punisce severamente le divisioni. In ogni provincia si eleggono quattro senatori, ma ciascun elettore può esprimere fino a tre preferenze sulla scheda. Quando due partiti della stessa area corrono separati con liste complete, finiscono per sottrarsi voti a vicenda, consegnando la maggioranza dei seggi agli avversari.
Per blindare la Camera Alta, PP e Vox hanno coordinato la loro presenza in ben 31 circoscrizioni attraverso tre mosse strategiche:
- Ritiro storico del PP in tre province: Per la prima volta dal ritorno della democrazia in Spagna, il simbolo del Partido Popular non sarà presente sulla scheda per il Senato a Gipuzkoa (Paesi Baschi), Girona e Tarragona (Catalogna). In queste tre province ostiche, il PP lascia campo libero a Vox, chiedendo di fatto ai propri elettori di convergere sul partito di Abascal.
- Passo indietro di Vox in sei province chiave: Vox rinuncia a presentare una propria lista a Cadice, Valencia, Castellón, Las Palmas, Santa Cruz de Tenerife e nelle Isole Baleari (che, considerando la suddivisione tra le varie isole come Maiorca, Minorca, Ibiza, Tenerife e Gran Canaria, corrispondono in tutto a 14 circoscrizioni). In cambio, in questi collegi il PP inserirà nelle proprie liste un candidato scelto da Abascal, che figurerà formalmente come «indipendente».
- Formula mista in altre 14 province: In territori pesanti dal punto di vista elettorale — ovvero Siviglia, Huelva, Asturie, Badajoz, Álava, Navarra, Cáceres, Huesca, Saragozza, Alicante, Granada, Cuenca, Pontevedra e Jaén — Vox presenterà un solo candidato anziché tre. In questo modo, gli elettori di Vox potranno usare le altre due preferenze sulla scheda per votare i candidati del PP, massimizzando la resa dell’intero blocco.
I numeri dei sondaggi e l’impatto economico sul futuro governo
La fatica di questo compromesso trova una spiegazione chiarissima nei dati demoscopici più recenti. Secondo il sondaggio realizzato da NC Report per il quotidiano La Razón tra il 20 e il 24 ottobre 2026, gli equilibri nazionali parlano da soli:
| Partito | Stima di voto (Ottobre 2026) | Risultato elezioni 2023 | Variazione |
| PP | 33,1% | 33,1% | Invariato |
| PSOE | 25,8% | 31,7% | -5,9% |
| Vox | 19,0% | 12,4% | +6,6% |
| Frente Amplio (FA) | 6,6% | 12,3% | -5,7% |
| Podemos | 2,6% | — | — |
| ERC / Junts / PNV | 2,0% / 1,8% / 0,9% | 1,9% / 1,6% / 1,1% | Lievi oscillazioni |
Con una somma che tocca il 52,1% dei consensi tra PP e Vox, a fronte del crollo verticale dell’attuale area di governo (PSOE e Frente Amplio fermi complessivamente al 32,4%), sprecare questo enorme vantaggio nelle urne per questioni di orgoglio di partito sarebbe stato un suicidio politico.
Ancora più importante è la dimensione di maggioranza che possono ottenere VOX e PP al Senato, dopo questo accordo. C’è un 91% di possibilità che abbiano la maggioranza semplice, ma anche il PP da solo può avere la maggioranza al 87%. Nello stesso tempo c’è il 59% di possibilità che ottengano la maggioranza dei due terzi, che permetterebbe di nominare anche gli altri organi istituzionali, come quattro magistrati della Corte Costituzionale spagnola o la metà dell’Organo di governo della Magistratura. Un risultato importante.
🏛️ El Senado tras el pacto PP-VOX:
PP y VOX, tres quintos: 59 de cada 100 (antes, 18)
PP y VOX, mayoría: 91 de cada 100 (antes, 69)
El PP solo, mayoría: 87 de cada 100 (antes, 59)VOX se retira en 6 provincias y va con un solo candidato en 14; el PP se retira en Gerona,… pic.twitter.com/09gwmxx55u
— 176 (@ciento76) October 26, 2026
Il premier socialista Pedro Sánchez ha attaccato immediatamente l’intesa sui social, sostenendo che i due partiti ormai «dicono lo stesso, votano lo stesso, governano insieme» in un unico «progetto politico di involuzione». Di tutt’altro avviso Feijóo, che ha rivendicato «responsabilità e lungimiranza» per dare al Paese il cambiamento richiesto dalla maggioranza dei cittadini, mentre Abascal da Talavera de la Reina ha definito le proprie rinunce un «gesto patriottico» fatto «tutto per la Spagna».
Sebbene Tellado abbia precisato che «nessuno rinuncia alla propria sigla», la realtà dei fatti mostra che il muro tra la destra moderata e quella conservatrice è caduto. La macchina per costruire una futura maggioranza di governo stabile e autosufficiente è ufficialmente partita.







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