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Spagna: il PPE vince, ma Pudjemont potrà regalare il governo a Sanchez

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Piccolo colpo di scena in Spagna: il PPE vince le elezioni, ma i separatisti catalani vincono di più e, soprattutto, la politica del PPE cannibalizza gli alleati di VOX. Il risultato è ovvio: il leader popolare Feijòo forse non sarà il nuovo presidente del consiglio spagnolo, ma Sachez potrà trattare con i trionfanti catalani e tornare, anche se indebolito, a guidare la Spagna.

Il PSC, il socialismo catalano,  ha ottenuto una schiacciante vittoria nella comunità, che ha contribuito alla sopravvivenza di Pedro Sánchez. E i deputati delle forze indipendentiste, e in particolare quelli degli Junts de Carles Puigdemont , saranno ancora una volta decisivi affinché il socialista possa raccogliere una maggioranza sufficiente che gli permetta di restare a La Moncloa. Una situazione curiosa in cui una persona teoricamente condannata al carcere per gravissimi reati teoricamente decide il futuro di una nazione.  Nel trattempo PSC è salito a 19 parlamentari, sette in più rispetto a quelli ottenuti nelle elezioni del 2019 e ne fa il grande beneficiario delle rischiose politiche di Sánchez nei confronti della Catalogna.

Anche il cambio di direzione del PSOE delle ultime settimane si è rivelato utile a Sanchez: il partito si è improvvisamente ricordato che esistono le classi meno ricche, i lavoratori poco tutelati, e ha deciso di riparlarne in campagna elettorale. Il fatto che poi l’economia spagnola sia, in questo momento, una delle meno peggiori in Europa e che lui abbia contenuto la ricaduta degli shock energetici lo ha sicuramente aiutato.

Il vincitore teorico, il PPE di Feijòo, viene ad essere lo sconfitto. Se il risultato di 150 deputati sembrava a portata di mano, nessuno nel partito pensava di scendere sotto i 140, invece il risulato, a spoglio ormai terminato, sembra essersi fermato a un delundentissimo 136. Secondo i suoi detrattori il PPE si sarebbe spostato troppo a destra per inseguire VOX, con il duplice risultato di svuotare gli alleati, minando le basi della coalizione, e di non attrarre gli elettori moderati.

A questo punto Feijòo si troverà di fronte a una strada in salita: se singolarmente il PPE è ora il maggior partito, la sua coalizione può raccogliere 171 voti. Sanchez può raccoglierne 172. Nessuno dei due ha la maggioranza di 172, e per cui dovranno affidarsi all’astensione di Junts, gli indipendentisti catalani, ma comunque Sanchez ha un diritto maggiore a richiedere l’investitura a presidente del consiglio spagnolo. Un governo comunque debole, molto più debole del precedente, e completamente nelle mani degli indipendentisti catalani.

Che lezioni possiamo trarre da questo risultato?

  • che i popolari devono fare i popolari e la destra deve fare la destra. Cercare di rubare i voti agli alleati è poco utile, anzi è stupido;
  • che i sondaggi non sono i voti e che questi, soprattutto in Spagna, sono piuttosto vischiosi e difficili da muovere;
  • che se si frammenta la politica poi si rischia di doversi appoggiare a posizioni estreme. Ora gli indipendentisti catalani decidono della vita del governo spagnolo. Cosa succederebbe se Pudjemont lanciasse un altro referendum indipendentista?
  • i socialisti che fanno i socialisti e contengono i costi per i lavoratori allora hanno ancora un senso politico, nonostante tutto.

Le prossime settimane ci confermeranno il futuro del governo spagnolo, ma per ora il PPE vittorioso è il vero sconfitto.

 


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