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“Solo otto minuti!!!” di Raffaele SALOMONE MEGNA

 

Se il Sole si spegnesse improvvisamente, continueremmo a riceverne la luce ancora per otto minuti.
Esattamente per otto minuti e trentuno secondi.
Tanto è il tempo necessario affinché un raggio solare raggiunga il nostro pianeta alla velocità di 300.000 km al secondo.
In questo lasso di tempo saremmo assolutamente ignari dell’incipiente catastrofe e la vita sulla Terra continuerebbe come sempre, perché a nessuno è dato sapere che il Sole non brilla più.

In realtà saremmo già tutti finiti, ma avremmo contezza dell’accaduto solamente quando le tenebre della notte più fonda ci avvilupperebbero per sempre.
Può arrecare conforto a questo scenario apocalittico il fatto che quando lo spengimento del Sole avverrà, perché avverrà, sicuramente la razza umana non esisterà più già da lungo tempo, distrutta forse dall’impatto di un asteroide o certamente prima dagli effetti della globalizzazione e quindi nessuno sarà testimone dell’immane tragedia.
In questo futuro evento astronomico trovo, purtroppo, un nesso metaforico con le attuali vicende politiche economiche e sociali della nostra sventurata patria, che stanno preparando una catastrofe impensabile per la nostra società.

In Italia la popolazione sembra trovarsi obnubilata da uno stato di narcosi generale.
Dovrebbe porsi domande inquietanti sul proprio futuro sempre più incerto, invece è come avviluppata da un’atmosfera soporifera.
Totalmente irretita dagli organi di informazione, sia di proprietà pubblica che privata, che dispensano menzogne per verità, che riportano dati inverosimili di una crescita economica che non c’è e di una aumento occupazionale che non esiste.

I fatti vengono narrati non riportati, le statistiche aggiustate con artifizi.
Non è da meno la classe intellettuale, incapace di intravedere la possibilità di realizzare una società ed un mondo diverso che non si basi solamente sul free trade e sul consumismo.
Tutti succubi del pensiero thatcheriano riassunto nell’acronimo T.I.N.A. (There Is Not Alternative).

Non c’è alternativa possibile al capitalismo finanziario, globalista, alla logica del lavoro merce e della deflazione salariale.
Per i politici italiani, in modo particolare per la sedicente sinistra, ma anche per le confederazioni sindacali, che teoricamente dovrebbe propendere per il popolo, per i più deboli, l’ordoliberismo europeo non è più un particolare tipo di capitalismo, ma è diventato il capitalismo, l’unico possibile, un fatto assolutamente naturale, come naturale è la forza di gravità o il decadimento del carbonio.
E’ sufficiente, invece, leggere quanto riporta quotidianamente Scenari Economici per porsi giustamente la seguente domanda: forse che per gli italiani sono iniziati gli ultimi otto minuti e mezzo e non ne sono ancora consapevoli?
Vorremmo sbagliare, ma crediamo di si.

Le tenebre a breve ci avvolgeranno.
Come si può affermare il contrario?
Abbiamo una classe politica imbelle, intenta solamente ad attuare quelli che sono i dettami del capitalismo globalista, assolutamente incapace di cogliere i disastri prodotti per scelte da esso derivanti.
I nostri governanti sembrano i personaggi del famoso dramma teatrale di Samuel Beckett “Aspettando Godot”.

Aspettano tutti speranzosi Godot, rectius la ripresa economica, che, come nel dramma, non arriva mai e tutto invariabilmente viene rinviato all’anno successivo, che sicuramente sarà migliore, fatte salve ovviamente congiunzioni astrali sfavorevoli.
Ma quel che è più grave è che anche le prossime lezioni politiche non fanno sperare in alcun cambiamento di rilievo, in una inversione di rotta.
Coloro che vorrebbero presentarsi come alternativi all’attuale Governo a guida P.D., purtroppo non sono che l’altra faccia della stessa medaglia.
Ci riferiamo al Movimento Cinque Stelle, con la sua sterile battaglia contro la casta ed alla Lega ormai sempre più concentrata sui migranti e non sulle vere cause sottostanti al fenomeno.

Nessuno affronta invece il problema dei nostri mali alla radice, anzi nessuno lo vuole affrontare, che è quello di avere abbandonato agli inizi degli anni ‘80, senza alcun serio dibattito politico, il modello economico indicato nella nostra Carta Costituzionale, fondato sulla piena occupazione e sulla crescita, modello che ci ha garantito per più di tre decenni pace sociale, democrazia e prosperità, per adottare il modello tedesco di sviluppo economico, basato sulla stabilità dei prezzi, sul contenimento dei salari e sulla indipendenza della banca centrale, modello che è diventato per noi italiani di inviluppo e non certo di crescita.

Cosa fare? Come possiamo portare indietro le lancette dell’orologio?
Dopo quanto avvenuto in Francia ed il ricollocamento politico delle opposizioni in Italia possiamo salvarci solamente se singolarmente raggiungiamo la consapevolezza di quanto sta avvenendo a nostro danno e di chi lo sta perpetrando.
Deve crescere un movimento dal basso che unisca le coscienze degli uomini liberi, consapevoli e dissenzienti nei confronti del sistema in atto, che rifuggisca dalle sterili querelles del tipo destra contro sinistra, fascismo contro antifascismo, eterosessuali contro omosessuali, autoctoni contro alloctoni, scapoli contro ammogliati, vegetariani contro onnivori poiché la vera contrapposizione è quella dei potentati economici contro noi tutti.

Ben vengano quindi altre cento, mille, centomila iniziative come Scenari Economici, che contribuiscono a far raggiungere la consapevolezza di quanto sta effettivamente avvenendo, con prove di fatto e senza false illusioni sui tempi che verranno.
E’ l’unico modo possibile per convogliare i singoli dissensi verso i veri obiettivi, che non sono certo la casta o semplicemente i migranti.
D’altronde, la vera schiavitù consiste nell’inerte attesa di qualcuno che venga a liberarci.
Dobbiamo liberarci da soli, altrimenti ci restano otto miseri minuti, forse anche meno.

Raffaele SALOMONE MEGNA

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