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SINDACI “VERDI” IN FRANCIA? UTOPISTI NEMICI DELLA CULTURA

La Francia ha visto una vittoria elettorale dei verdi alle amministrative, con grandi città come Marsiglia, Strasburgo, Poitiers o Lione passate sotto il loro controllo. Un fenomeno che in parte è dovuto alla  loro crescita numerica, ma in gran parte è dovuto alla divisione del centro-destra francese, diviso fra gollisti, LREM, Rassemblement National e Moderati, e dalla confusione nella sinistra. Se almeno parte della centrodestra si fosse unito, soprattutto a Marsiglia, il sindaco sarebbe stato di un colore completamente diverso, una lezione che andrà a favore della prossima tornata elettorale.

Ora i Verdi sono chiamati a passare all’azione , e cosa c’è da aspettarsi dal loro governo ? Le premesse non sono molto buone. Se uno analizza il programma dell’EELV (Europe Ecologie Les Verts, la sigla ufficiale dei verdi francesi) trova tante cose: la sezione “Small Party, Big Ideas” tratta di animali e natura. donne, pace, Europa e giustizia sociale, ma non di cultura. Nelle elezioni presidenziali del 2017, i Verdi hanno presentato un elenco di priorità sulle quali è apparsa solo al trentesimo posto: “Cultura per tutti. L’uno per cento del bilancio statale per la cultura ”. Un po’ poco per un partito che vorrebbe cambiare la Francia.

Se analizziamo quello che è il programma realizzato o proposto dai sindaci andiamo anche peggio: il sindaco di Grenoble, Eric Piolle  ha  vietato i manifesti e reso Grenoble la prima città senza pubblicità in Europa, ma i manifesti spesso finanziavano glie eventi culturali. Ha tagliato i sussidi urbani per i “Musiciens du Louvre” diretti da Marc Minkowski e ha ridotto il contributo per la rinomata “Maison de la Culture”. Una sala da concerto e due biblioteche sono addirittura state chiuse. Piolle ha creato un festival di arte di strada e una fiera del divertimento, ma anche a chiuso le biblioteche, un discreto schiaffo alla diffusione di una cultura che non sia quella orale di strada . Il regista e drammaturgo Joël Pommerat ha criticato questa nuova politica culturale come “populista e liberale”, vale a dire bassa e commerciale, ma dubitiamo fortemente che Marine Le Pen avrebbe chiuso una biblioteca.

Grégory Doucet, il nuovo sindaco di Lione, vuole solo cibo biologico da servire nelle scuole di cui la metà deve essere ottenuta da produttori locali, peccato che solo il sei percento degli agricoltori fa a meno dei prodotti chimici per cui il nuovo menù delle mense potrebbe essere improntato sulla dieta. Vorrebbe una città a “Misura di bambino” senza auto vicino a scuole e case, con evidentemente i  genitori che si teletrasporteranno al lavoro o, semplicemente, andranno a vivere altrove.  Per la cultura la promesso 4 milioni di euro di maggiori investimenti per superare l’emergenza COVID, ma Nathalie Perrin-Gilbert , nuovo capo del dipartimento culturale proveniente dalla sinistra estrema, parla solo di “Redistribuzione”. A farne le spese sarebbe l’Opera,i cui palcoscenici sono considerati troppo costosi e che subirebbe dei tagli consistenti. Un’aria simile tira anche a Marsiglia ed a Strasburgo, perchè per i Verdi l’Opera è vista come un qualcosa di elitario e di lontano da popolo, semplicemente perchè spesso NON viene fatta ascoltare al popolo. Su Youtube c’è un’ampia collezione di video di persone musicalmente illetterate che rimangono sena parola quando ascoltano l’Opera (quella buona…) per la prima volta. Però Lione progetta “La proprietà generale dei diritti culturali”, il che sarebbe bellissimo, se la cultura, di per se, non fosse anche conoscenza e non si può conoscere una cosa se non si ammira o non si ascolta.

Insomma la Francia si avvia a perdere la sua guida culturale dell’Europa in mano ad un’amministrazione verdina che svilupperà molti festival di strada, ma poche manifestazioni di qualità. Saranno contenti i saltimbanchi, mangiafuoco e clown, di cui abbiamo un vario assortimento anche in Italia.


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