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SINDACATI: i difensori dei privilegi contro tutti i lavoratori

 

 

I sindacati italiani si stanno sempre più caratterizzando per una presa di posizione chiara e definita: afavore dei privilegi, e contro i lavoratori, soprattutto autonomi ma anche dipendenti.

Le ultime posizione del leader della CGIL Landini si contraddistinguono proprio per questa posizione. Prendiamo un estratto:

Quindi abbiamo il sindacato che, fino a ieri , si era opposto a qualsiasi misura di carattere sociale del governo gialloverde, ora è disposto a scendere in piazza CONTRO i lavoratori autonomi a favore della repressione fiscale messa in atto dal governo  di Giuseppi, ed a favore di una misura, il taglio del cuneo fiscale che, SENZA AUMENTO DELLA DOMANDA, si tradurrà nell’ennesimo episodio di deflazione salariale. Inoltre combattere contro le partite IVA significa combattere contro CHI CREA IL LAVORO DIPENDENTE, in modo diretto o indiretto, attraverso le tasse.

Naturalmente il sindacato è invece in prima fila nella difesa dei privilegi, proprio nel settore pensionistico. Come riporta IL GIORNALE i sindacalisti, godono del privilegio della  “Contribuzione aggiuntiva”. Questo, permette di   fornire dei trattamenti pensionistici ai propri dirigenti sproporzionati rispetto ai versamenti contributivi fatti dal datore di lavoro. Come dice il giornale:

Da un campione Inps di sindacalisti è emerso infatti che, ricalcolando la loro pensione sulla base degli ultimi dieci anni, l’assegno scenderebbe, in media, del 27%, con un picco del 66%. Il picco riguarda un “pensionato d’oro”, ex sindacalista ed ex dirigente pubblico, con assegno annuo di 114mila euro. Senza il calcolo “di favore” scenderebbe a 39mila euro.

Questo perchè solo per i sindacalisti è ammesso un calcolo della pensioni sui contributo come prima del 1992. Quindi mentre tutti i lavoratori passano al contributivo e si vedono tagliate le pensioni future, i sindacalisti no, li prendono sulle ultimi stipendi incassati, e quindi è facile per il sindacato pagare ultimi stipendi molto alti per assicurare una super pensione al proprio dirigente. Caso lampante è quello di  Raffaele Bonanni, la cui retribuzione è salita a 336mila euro lordi alla fine de mandato, tanto da poter andare in pensio con circa 8mila euro al mese.

Naturalmente qualcuno paga questi privilegi: tutti gli altri lavoratori.


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