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SIAMO ANCORA NEL VENTESIMO SECOLO

Da tempo si parla di superamento delle ideologie ed ora un editorialista della Stampa afferma(1) che non soltanto esse sono morte, ma la loro assenza è la chiave per spiegare la politica di Matteo Renzi. Infatti alcuni la giudicano sconcertante. I provvedimenti per i quali si batte, e che di fatto impone, a volte sembrano di destra, a volte di sinistra. A parere dell’editorialista, il nostro giovane Primo Ministro in effetti non è né di destra né di sinistra: si limita a fare ciò che gli può procurare consenso e reputa utile per la nazione, pragmaticamente. Nulla di più.
La diagnosi è interessante ma la prima perplessità è di ordine generale: per cominciare, è possibile che esista un politico che non ha un’ideologia? La domanda può essere forse la sottoclasse di un interrogativo più generale: si può fare a meno della filosofia? Sappiamo tutti che per molti la risposta è un fiero sì: la filosofia è per i perdigiorno, per gli acchiappanuvole o, per dirla con i francesi, per i “sodomizzatori di mosche”. La gente pratica dice: “Macché filosofia! Io penso a guadagnare soldi e ad essere felice”. Ma questo atteggiamento, come qualunque altro, ha un nome in filosofia: si chiama edonismo. Anche in campo etico non si sfugge all’ideologia. Sui concetti di bene e male si è tutti d’accordo, ma poi, quando si scende sul concreto, una data cosa, un dato comportamento, per l’uno possono essere bene e per l’altro male. Basti pensare alla scala mentale di un fondamentalista islamico.
La filosofia non lascia scampo: anche la posizione di “default”, per parlare in termini informatici, è una posizione filosofica. In questo campo ci si trova nella comica situazione di Monsieur Jourdain, il Bourgeois Gentilhomme di Molière, quando apprende che, esprimendosi, si fa inevitabilmente o prosa o poesia. E lui scopre che, da quando ha imparato a parlare, “a fait de la prose”!
Lo stesso vale per le ideologie. Quelle che nell’epoca moderna abbiamo chiamato destra e sinistra sono esistite in tutti i tempi, anche se hanno avuto nomi diversi. Senza disturbare Giorgio Gaber, si potrebbero scrivere tutta una serie di dicotomie: la sinistra è idealista, la destra è realista; la sinistra è solidale, la destra è meritocratica; la sinistra è progressista, la destra è conservatrice; la sinistra è romantica, la destra è classica… Forse è stato Bertrand Russell che ha identificato due eterne linee di pensiero: da un lato, fra gli altri, Platone, Rousseau e Hitler, dall’altro Aristotele, Voltaire e Churchill.
Se questo è vero, Renzi non potrà non avere una visione del mondo, e dunque un’ideologia. La sua condotta non potrà essere veramente pragmatica ed obiettiva, semplicemente perché ognuno vede l’obiettività in modo diverso.
Nell’articolo della Stampa si legge che lo Stato “ha dismesso totalmente – o quasi – le improprie vesti di ‘imprenditore’”. Ma siamo sicuri che non si stia aspettando la fine della crisi per riprendere come prima? Per quanto assurda – a parere di molti – sia l’idea che lo Stato faccia meglio dei privati, essa è ancora prevalente. Susanna Camusso ha affermato che i professori scioperano anche contro “le privatizzazioni”. In realtà è difficile vedere le privatizzazioni, nel mondo della scuola: ma ciò che importa è che ancora oggi, stramaledicendo le “privatizzazioni”, si sia sicuri di ottenere l’applauso.
Agli occhi di un vecchio liberale, l’invadenza dello Stato è divenuta intollerabile, ma ci sono milioni di persone che questa invadenza non la vedono affatto e invocano maggiori interventi. La tendenza a chiedere tutto allo Stato, e infine condannare lo Stato per qualunque ragione, sembra irresistibile. Non è un’ideologia, questa?
Un altro esempio. Viviamo da anni una crisi in cui si intrecciano insufficiente competitività di fronte alle economie emergenti, debiti sovrani insostenibili, contrasti fra le economie incatenate ad una moneta comune, e tuttavia le autorità comunitarie non trovano una via d’uscita. Sono bloccate dalle vecchie ideologie e nell’incertezza fanno di tutto per perpetuare la situazione presente, malgrado il rischio di vederla crollare tutta in una volta. E tuttavia, come potrebbero intervenire chirurgicamente contro i mali dell’Europa, se non è nata un’ideologia nuova e sufficientemente sostenuta dall’opinione pubblica internazionale? È possibile che ci si sia finalmente accorti dell’insufficienza delle vecchie ideologie, ma non si sa ancora che cosa opporre loro. I più “coraggiosi” – quelli pronti ad intervenire pagando qualunque prezzo – sanno soltanto estremizzare vecchie ricette. Altri sono per lo sfascio totale, sperando che dalle rovine risorga l’ordine e la prosperità, anche se è poco probabile che un simile miracolo possa avverarsi da solo e senza alcun programma.
Dopo la fine del XIX Secolo, la letteratura, la musica, la pittura non hanno saputo trovare una nuova strada. Anche la politica e l’economia non sono andate oltre ciò che si era ereditato. Si sono spremute le ideologie fino all’ultima goccia e s’è arrivati a vederne i limiti, senza tuttavia essere stati capaci di proporre qualcosa di nuovo e di valido. Purtroppo forse il Ventesimo Secolo non era quel “Secolo Breve” di cui si diceva. Infatti non è ancora finito.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
16 maggio 2015

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