Seguici su

EconomiaEnergiaPolitica

Si può uscire dalla crisi energetica senza violare il Patto di Stabilità?

Pubblicato

il

Byoblu_Moneta_Positiva_Crisi_energetica

Negli ultimi mesi il Governo guidato da Giorgia Meloni è intervenuto più volte per contenere l’impatto dell’aumento dei costi energetici su famiglie e imprese. Le misure adottate – proroga della riduzione delle accise su benzina e diesel, interventi per agricoltori ed esportatori, bonus per famiglie e imprese – hanno avuto l’obiettivo di attenuare gli effetti più immediati dell’incremento dei prezzi. Tuttavia, si è trattato prevalentemente di interventi emergenziali, limitati nel tempo e nella portata, spesso condizionati dalla necessità di reperire coperture finanziarie compatibili con i vincoli di bilancio.

In questo contesto si inseriscono anche le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha ipotizzato la necessità di attivare le clausole di salvaguardia del Patto di Stabilità per una grave recessione economica che presenta caratteristiche sempre più eccezionali. Un’ipotesi che, tuttavia, ha trovato immediata resistenza a livello europeo, con un portavoce della Commissione che si è affrettato a dichiarare che “non ci troviamo in questo scenario”.

Questo scambio evidenzia un nodo ormai evidente: di fronte a shock energetici e geopolitici, gli strumenti tradizionali di politica fiscale risultano lenti e insufficienti, mentre i margini di manovra restano fortemente compressi dai vincoli europei.

Il rischio che si profila è quello di una fase di stagflazione. L’aumento dei costi dell’energia riduce il reddito disponibile di famiglie e imprese, comprimendo consumi e investimenti, mentre allo stesso tempo spinge al rialzo i prezzi lungo tutta la filiera produttiva. Il risultato è una combinazione particolarmente insidiosa: crescita debole o negativa e inflazione elevata.

Per un Paese come l’Italia, caratterizzato da un tessuto produttivo fatto in larga parte di piccole e medie imprese e da un elevato livello di debito pubblico, questa dinamica rappresenta un rischio concreto non solo economico, ma anche sociale. La riduzione del potere d’acquisto, la perdita di competitività e l’aumento delle tensioni sociali possono arrivare a incidere sulla stessa sicurezza nazionale, intesa come stabilità economica e coesione del sistema Paese.

In questo scenario, diventa fondamentale interrogarsi su strumenti alternativi, in grado di conciliare rapidità di intervento e rispetto delle regole europee. È in questo contesto che si inserisce il Sistema Integrato di Risparmio Erariale (SIRE), basato sull’utilizzo di crediti d’imposta cedibili.

Si tratta di uno strumento già presente nell’ordinamento italiano, la cui evoluzione è stata riconosciuta anche a livello europeo. Il Manuale del Deficit e del Debito Pubblico, aggiornato da Eurostat nel 2022, chiarisce infatti che i crediti d’imposta cedibili verso tutti, riportabili negli anni successivi senza scadenza ed utilizzabili dopo due anni per compensare i debiti fiscali, non devono essere classificati come debito pubblico e, in determinate condizioni, non incidono sul deficit al momento dell’emissione.

Questa caratteristica apre uno spazio di intervento estremamente rilevante. Attraverso il SIRE, lo Stato può attivare risorse immediate per sostenere famiglie e imprese – ad esempio compensando parte dei costi energetici – senza dover ricorrere a nuovo debito e senza violare i parametri di Maastricht.

Dal punto di vista macroeconomico, lo strumento presenta una forte valenza anticiclica. Intervenire rapidamente consente infatti di sostenere la produzione, l’occupazione e i consumi, evitando la contrazione della base imponibile e contribuendo, nel medio periodo, a un miglioramento dei rapporti tra debito, deficit e PIL. In altre parole, non si tratta solo di rispettare i vincoli europei, ma di creare le condizioni per una loro maggiore sostenibilità nel tempo.

Questi temi saranno al centro del convegno “Una proposta di legge per finanziare le emergenze senza debito”, che si terrà giovedì 9 aprile 2026 presso la Camera dei Deputati, nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto. L’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto tra esperti, rappresentanti istituzionali e operatori economici su come affrontare in modo strutturale le emergenze – da quella energetica a quelle ambientali e sociali – utilizzando strumenti innovativi ma pienamente compatibili con i Trattati europei.

Ne ho parlato con Michele Crudelini di Byoblu:

La vera questione, però, è più profonda e riguarda il paradigma stesso della politica economica. Continuare a considerare la spesa pubblica solo come un costo da contenere, anche in presenza di emergenze sistemiche, significa rinunciare a strumenti essenziali per la stabilità e lo sviluppo del Paese.

È necessario un cambio di prospettiva che riporti al centro gli obiettivi fondamentali dell’economia: il benessere delle persone, la tutela del lavoro, la coesione sociale. Un principio già chiaramente indicato dall’Articolo 3 della Costituzione italiana, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

In un contesto di crisi energetica e instabilità globale, dotarsi di strumenti come il SIRE non rappresenta solo una scelta tecnica, ma una decisione politica strategica: quella di mettere l’economia al servizio delle persone, e non il contrario.

Fabio Conditi
Presidente dell’associazione Moneta Positiva
fondatore del Movimento culturale Un Mondo Positivo
https://unmondopositivo.it/Inizio modulo

 

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento