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Settimo: non usare la mascherina?

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“Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o se assisti persone malate”. Se scrivete oggi una frase del genere rischiate di essere denunciati per istigazione a delinquere oppure di finire in un Centro Covid per negazionisti o magari vi cuccate un TSO rieducativo come ai tempi della Cina di Mao. Per questo l’abbiamo scritto tra virgolette. Non è una frase nostra, tantomeno un nostro consiglio. È un consiglio del Ministero della Salute, rielaborato, corretto e vidimato dalla Task Force Comunicazione dell’Istituto Superiore della Sanità  su fonti OMS.

Questa chicca di illuminata saggezza era stata diffusa al pubblico, con volantino del 22 febbraio,  agli esordi della pandemia. Caduta poi nel dimenticatoio, ne è rimasta però una traccia “archeologica” da qualche parte. L’abbiamo rinvenuta, come un reperto fossile sotto teca, nella bacheca di una Corte d’Appello, e fotografata. Qualche buontempone, come potete verificare dalla foto, vi ha aggiunto due ironici punti di domanda. Ma i punti di domanda dovrebbero essere ben di più, almeno venti o trenta. In effetti, la faccenda apre tutta una serie di considerazioni interessanti.

Nel decalogo in questione, infatti, non ci intimavano di usare la mascherina con giudizio e senza esagerare – il che sarebbe stato pure sorprendente rispetto all’isteria e alle sanzioni attuali verso i reprobi – ma ci ingiungevano, quasi, di “non” usarla. Una intimazione dove si usa l’avverbio “solo” indica inequivocabilmente che – fatta eccezione per il caso espressamente menzionato – in tutte le altre ipotesi quell’azione non deve essere compiuta, quel comportamento non deve essere tenuto, quella precauzione non deve essere adottata.

Ergo, il 22 febbraio non dovevamo indossare la mascherina: era una cosa assurda? Di certo, era inutile, ma forse anche pericolosa visto che veniva caldamente sconsigliata. O, per meglio dire, suggerita “solo” in casi eccezionali: quando c’era il sospetto di essere malati o la certezza di assistere persone malate. Che è successo dal 22 febbraio in poi? È sopravvenuta qualche scoperta scientifica mondiale sull’efficacia ed efficienza delle mascherine? Allora diamo il Nobel allo scienziato. Altrimenti, di cosa stiamo parlando?

Badate bene, questo è il cuore della questione. E cioè non tanto se la mascherina è davvero un presidio “ineludibile” (tanto da imporlo per legge), quanto piuttosto in base a quali criteri questi signori “esperti” propongono – e il loro braccio armato politico impone – le famose “regole” a cui ci dobbiamo attenere. Dietro ad alcune di essere non c’è alcuna “Scienza”, non c’è alcuna “Competenza”, non c’è alcuna “Responsabilità”. C’è  molto altro, forse troppo altro. Decidete voi, ma alzate le antenne ogniqualvolta qualcuno vi parla in nome di quelle robe lì: “LASCIENZA”, “LACOMPETENZA”, “LARESPONSABILITA’”.

Se fossero davvero questi i valori che li muovono, il settimo comandamento (di cui via abbiamo dato conto) non sarebbe cambiato nel breve volgere di una stagione: come l’autunno sugli alberi le foglie, diciamo. Insomma, nelle migliore delle ipotesi c’è qualche cialtrone di troppo nelle cupole degli “scienziati”. Nella peggiore, non sono gli scienziati a suggerire ai politici cosa farci fare per il nostro bene, ma è qualcun altro a suggerire agli scienziati cosa suggerire ai politici di farci fare. Per il bene di chi?

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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