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UN SEGRETO DI STATO SULLE PENSIONI D’ORO

 

L’opinione pubblica, e il mondo politico al suo seguito, reputano immorali le “pensioni d’oro”. Ed oggi, dovendo stabilire a partire da quale livello si passa dall’argento all’oro, si parla di pensioni lorde da 10 -15.000 € al mese.

Quelle pensioni sarebbero inammissibili innanzi tutto perché tanta gente stenta a sopravvivere con pensioni che spesso non superano i mille euro al mese. E soprattutto sarebbero sbagliate economicamente, derivando dall’applicazione del metodo retributivo. Metodo che è opportuno e facile spiegare.

Se un lavoratore dal primo momento in cui è assunto versa una percentuale della sua paga per costituirsi una pensione, e alla fine quest’ultima è commisurata al monte finanziario costituito, si ha una pensione che deriva dai contributi. Ed il metodo è infatti definito “contributivo”. Il pensionato riceve indietro quello che a suo tempo ha versato.

Se viceversa la pensione è commisurata all’ultima retribuzione ricevuta (e a fine carriera si guadagna di più) avviene che, secondo le regole attuariali (cioè quelle delle assicurazioni sulla vita), la misura della pensione ecceda, anche di molto, ciò che si è versato. E quell’eccedenza è un regalo dello Stato. Cioè dei contribuenti. Cioè anche di coloro che hanno una pensione di mille euro al mese. Si pensa dunque che un ridimensionamento di queste pensioni, o anche un prelievo fiscale una tantum, piuttosto che essere “una disparità di trattamento”, ridurrebbero, sempre nelle parole del “Corriere della Sera(1)” “una sorta di privilegio, in un momento di straordinaria necessità”.

Tutto ciò sembra evidente e tuttavia non lo è.

Storicamente, queste storture furono create da uno Stato che, senza tenere conto del fatto che una pensione su base retributiva è economicamente assurda, largheggiava per ragioni politiche o morali. E dunque sbagliava. Ma nel momento in cui ha firmato un patto con i lavoratori – e poco importa di che livello siano questi lavoratori – non può, per ragioni politiche o morali, sbagliare una seconda volta in senso inverso. Perché un errore non compensa un altro errore e l’erario non può comportarsi come un rapinatore da strada.

Nel nostro caso si ha l’impressione che lo Stato agisca come un dittatore folle che si lascia dominare dalle sue pulsioni momentanee, senza tenere nessun conto delle sue finanze. Se in un dato momento, magari per effetto dell’alcool, si sente generoso, regala anche quello che non è suo. Se poi rinsavisce e si rende conto di avere fatto una sciocchezza, non tiene conto del diritto civile e invece di sopportare comunque le conseguenze dei suoi errori, cerca di farli pagare agli altri.

Chi ha sperperato i propri soldi al casino non ha il diritto di farsi rimborsare. Non basta asserire che prima si è avuto un momento di follia. E se questo non è permesso al privato, non deve essere permesso neppure all’erario. La ricerca dell’applauso nei bar e nei caffè, dove i pensionati poveri (come chi scrive) diranno che a quei privilegiati ben gli sta, non basta certo come giustificazione. Lo Stato non può dimostrare lo stesso livello di competenza giuridico-economica di Masaniello.

Fra l’altro si sarebbe molto curiosi di sapere se il previsto provvedimento passerebbe al vaglio del Tar o della Corte Costituzionale. Il funzionario o l’amministratore che oggi fruiscono di una pensione d’oro potrebbero sempre sostenere di avere accettato di fare quel lavoro perché il contratto prevedeva certi vantaggi. Diversamente avrebbero fatto altro. Né lo Stato può difendersi asserendo che, nel momento in cui firmava quel patto, non era capace di intendere e di volere. E ciò sia perché in diritto, per quanto ne sappiamo, non esistono interdizioni o inabilitazioni retroattive; sia perché – notoriamente – l’eventuale incapacità di intendere e di volere della nostra classe politica è con assoluta certezza un segreto di Stato, inutilizzabile in giudizio.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

29 marzo 2014

(1)http://www.corriere.it/economia/14_marzo_29/pensioni-sopra-diecimila-euro-ballo-l-ipotesi-solidarieta-262ac92e-b70c-11e3-ba7c-41adf96a3a3a.shtml

 

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