Economia
Secondo osservatorio Cpi, dopo intervento su accise, prezzo benzina è ai livelli tra i più bassi da 55 anni

Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran il prezzo dei carburanti è salito molto, superando 1,80 euro al litro per la benzina e 2 euro per il gasolio. Ciò ha spinto il governo a tagliare le accise di 20 centesimi, con un taglio complessivo dell’imposizione di 24,4 centesimi tenendo conto del calo dell’IVA: a parità del prezzo pre-imposte, il prezzo dovrebbe scendere a 1,65 euro al litro per la benzina e a 1,90 per il gasolio. Considerando i prezzi al netto dell’inflazione, il livello pre-intervento della benzina non era particolarmente alto, essendo in linea con la media degli ultimi 55 anni. Dopo l’intervento, il prezzo scenderebbe a un livello tra i più bassi in oltre mezzo secolo. Il prezzo del gasolio era invece superiore alla media degli ultimi vent’anni, che però era tenuta bassa dalla più contenuta imposizione su questo carburante; dopo l’intervento si riavvicinerebbe alla media, restando di poco superiore.
Questo è quello che sostiene il centro studi dell’osservatorio della università Cattolica di Milano, guidato da Carlo Cottarelli. Lo studio ripercorre il prezzo della benzina al netto dell’inflazione degli ultimi 50 anni in Italia. Ebbene il quadro che emerge è quello di una misura che sembra avere avuto un forte impatto sulla discesa dei carburanti, al di là di quello che invece appare leggendo i resoconti dei media. Per contenere i rincari, un decreto legge del governo ha tagliato, infatti, le accise sui carburanti di 20 centesimi al litro, riducendole da 67 a 47 centesimi al litro. Il taglio sarà in vigore per 20 giorni dalla pubblicazione del decreto. “Visto che l’IVA sui carburanti viene applicata alla somma di prezzo industriale e accise, abbassando l’accisa si riduce anche la base imponibile su cui viene calcolata l’IVA. Per questo motivo, il risparmio complessivo previsto per i cittadini dovrebbe essere di 24,4 centesimi al litro alla pompa.” si legge nel report del Cpi.
Quello che non molti non calcolano nel registrare gli aumenti della benzina e l’effetto che su di esso avrebbe la misura del governo, è il peso dell’inflazione. Perchè è del tutto ovvio che 1 euro di oggi, valga meno rispetto alla stessa cifra di vent’anni fa.
Sorprendentemente, il prezzo della benzina prima dell’intervento governativo (1,86 euro) era leggermente inferiore alla media del periodo 1970-2026. A seguito della riduzione delle accise, il prezzo scenderebbe ai valori tra i più bassi degli ultimi cinquant’anni, tornando vicino ai valori osservati a maggio 2020 e a aprile 2009. Il prezzo del gasolio si posiziona invece sopra alla media degli ultimi vent’anni, anche se questa è tenuta bassa dal livello più contenuto delle accise su questo carburante fino alla recente parificazione. Dunque, senza questo risparmio di 25 centesimi al litro, oggi benzina e gasolio sarebbero ampiamente oltre la soglia dei 2 euro al litro. La verde, per esempio, sarebbe a 2,051 euro (2,118 in autostrada). Ben più preoccupante la situazione del diesel, che salirebbe a 2,360 euro (2,423 in autostrada).
Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna – lunedì 30 marzo 2026 – il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è rimasto sostanzialmente stabile, pari a 1,746 €/l per la benzina e 2,055 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,813 €/l per la benzina e 2,118 €/l per il gasolio.
Quello che purtroppo incide sulla discesa dei prezzi è legato all’aumento del prezzo industriale, la componente che comprende la materia prima, la lavorazione e i costi di trasporto. Dal 16 marzo, il prezzo del petrolio Brent ha continuato a viaggiare su valori elevati, passando dai 95 a punte di 110 dollari al barile.
In parallelo, resta poi molta alta l’attenzione delle autorità sulla componente speculativa. La Guardia di Finanza ha intensificato i controlli per sanzionare le manovre ingiustificate sui listini. Diversi distributori sono stati sanzionati per l’omessa comunicazione dei prezzi al portale ministeriale, obbligo che prevede sanzioni amministrative fino a 2.000 euro. La regola generale è ferrea: chi vende benzina o gasolio non può più agire nell’ombra. Ogni gestore ha l’obbligo di dichiarare i propri prezzi in tempo reale. Non si tratta di una semplice formalità, ma di un presidio a tutela del portafoglio dei cittadini. Se i conti non tornano o se le comunicazioni mancano, interviene la Guardia di Finanza. Il messaggio per il mercato è chiaro ed inequivocabile: nessuno può adottare atteggiamenti poco trasparenti, che possano celare tentativi di speculazioni. Per questo motivo il ministro Urso ha deciso ad inizio Marzo l’ attivazione del comitato di allerta rapida sui prezzi, che monitora giornalmente il prezzo medio dei carburanti, con il chiaro obiettivo di combattere i fenomeni speculativi presenti sul territorio nazionale. Nessuno quindi può più nascondersi dietro listini gonfiati o comunicazioni tardive, perché il sistema di controllo ora incrocia ogni dato fiscale disponibile.










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