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Secondo Letta servono più immigrati invece che salari dignitosi; ecco perché.

Hanno destato un certo clamore le parole di Enrico Letta che nei giorni scorsi si è lasciato andare a contro deduzioni tipiche del centrosinistra casa del neoliberismo e del mercantilismo di destra.

Il fatto è che il Letta “pensiero” rischia di fare breccia tra tutti coloro – e sono tanti; troppi – che non conoscono cause e conseguenze di tale modo di pensare.
Approfittiamo dell’ennesima occasione offerta da questi progressisti per fare chiarezza sul tema della disoccupazione e dei bassi salari in Italia, speranzosi che l’articolo possa circolare soprattutto tra chi di macro economia è digiuno.

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Enrico Letta: servono più immigrati per coprire posti di lavoro

È a Porta a Porta che Letta si è detto convinto che: “In molti campi dobbiamo capire che probabilmente serve manodopera che viene dall’immigrazione. I giovani italiani sono pochissimi, il nostro sistema imprenditoriale ha bisogno di manodopera“.

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Letta: servono più immigrati

 

I dati reali sulla disoccupazione che Letta ignora

Secondo le indagini della stessa UE i dati reali sulla disoccupazione europea sarebbero sottostimati.
Uno di questi riguarda gli inattivi, ovvero tutti coloro che hanno perso ogni speranza di trovare lavoro e che hanno smesso di cercarlo. Idem per color che risultano aver lavorato almeno un’ora alla settimana.
Quindi secondo le stime ufficiali questi soggetti non vengono inseriti nella categoria dei disoccupati, e così con un colpo di spugna li si fanno sparire dalle statistiche.
Quindi, secondo la stessa UE, il numero di disoccupati ufficiali sarebbe almeno doppio rispetto a quanto indicato dalle statistiche.

Vediamo nei grafici seguenti, ricavati dal libro di economia spiegata facile; fonte Eurostat, a quanto ammonterebbe la reale disoccupazione:

 

dati reali sulla disoccupazione secondo la UE

dati reali sulla disoccupazione secondo la UE

 

Da questi dati risulta quindi che la disoccupazione ufficiale in Italia è il 42% di quella reale.

Ne consegue che se manca manodopera nei ristoranti e nelle aziende manifatturiere non è  per l’improvvisa nuclearizzazione dei giovani italiani o per la fuga dei lavapiatti, come sostiene Letta.

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Perché in Italia abbiamo salari così bassi?

Come abbiamo ampiamente dimostrato nel capitolo VIII del libro di economia spiegata facile, il calo dei salari segue una catena di fattori a monte che riassumiamo in modo estremamente sintetico:

  1. l’euro è una valuta fissata ad un cambio FISSO intermedio tra le varie aderenti (marco tedesco, lira italiana, franco francese, ecc.) più elevato rispetto i fondamentali della nostra economia;
  2. un cambio che l’Italia non può permettersi significa che i prezzi dei suoi prodotti sono invariabilmente più alti rispetto a quelli espressi in lire. Quindi i suoi prodotti sono meno competitivi sul mercato globale;
  3. la scarsa competitività comporta un calo di domanda sia nazionale che estera; ovvero il calo dei consumi.
    Questo delinea prospettive poco stimolanti dal punto di vista degli investimenti, perché ci troviamo in un mercato poco attraente, tanto per gli stranieri, quanto per le aziende nazionali;
  4. la rigidità del cambio al punto 1, produce l’impossibilità di oscillazione dei prezzi – dei costi fissi e di approvvigionamento delle materie prime entro i confini europei – il che sfocia nella svalutazione del lavoro, quale unica componente che si può ridurre per cercare di abbassare i costi di produzione e quindi guadagnare competitività;
  5. la riduzione dei salari scoraggerà il lavoratore sia a cercare lavoro, sia ad aumentare le proprie competenze, perché svalutate sul mercato;
  6. la riduzione di competenze dei lavoratori e il calo dei salari incentivano il datore di lavoro a prediligere a parità di prestazioni – il lavoratore disposto a ricevere un salario inferiore;

Il circolo vizioso che si instaura è il seguente:

il calo della competitività produce > il calo dei salari e di conseguenza > il calo dei consumi (oppure un aumento del debito privato per sopperire al calo dei salari) che >  rende il mercato meno appetibile e > incapace di attirare gli investimenti > ecc.

 


 

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Perciò, quando Letta ha rincarato: “Quindi, per motivi di tutti i tipi, dobbiamo concepire il nostro futuro con una maggiore capacità di accoglienza e integrazione“.

Intendeva dire che uno di questi motivi  è lo sfruttamento necessario a far restare a galla l’Italia ma a cui gli italiani (Choosy? Bamboccioni?) non intendono più sottostare.

Quindi occorre attirare schiavi, non investimenti.

Non pago Letta ha aggiunto che si deve: “uscire dal blocco dei licenziamenti generalizzato” per prendere la strada di una “selettività“.

Cioè si deve ricominciare a prendere in esame l’eventualità che si possa tornare a licenziare.
Occorrerà solo avere un po’ di mira nell’impallinare gli esuberi giusti.
Se non altro chi perderà il posto di lavoro ha buone possibilità di trovarne uno nella ristorazione, se non arriva prima la soluzione Letta.


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