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Se l’attacco di Haftar fosse un boomerang?

 

Haftar attacca, ma, per ora Tripoli regge. Chiaramente le voci su dove sia arrivata la LNA l’esercito libico del generale proveniente da Bengasi sono contrastanti: avrebbe preso l’aeroporto, chiuso dal 2014, non lo avrebbe preso, il tutto in un discorso essenzialmente propagandistico.

Quello che non è accaduto, almeno sinora, è che Tripoli sia caduta. Ci sono arrivati vicino, hanno combattuto alla periferia, ma Tripoli non è caduta. Haftar sarebbe stato un grande stratega se fosse stato in grado di marciare su Tripoli senza sparare un colpo o quasi, invece la sua preparazione è stata troppo lunga, evidente, ovvia alla vigilia delle elezioni che dovrebbero decidere un nuovo governo per il paese. Non ha preparato un’adeguata quinta colonna, non è riuscito ad organizzare un consenso sufficiente da parte delle tribù minori, non è riuscito ad agire abbastanza velocemente, ed ora rischia di trovarsi coinvolto in una guerra di attrito e soprattutto,  con le ricadute politiche derivanti dalla mossa.

Prima di tutto i gruppi che si oppongono ad Haftar, fra cui la potente milizia di Misurata, hanno avuto occasione di organizzarsi e di preparare la resistenza. Ci sono stati perfino attacchi aerei contro le colonne di Haftar, in un paese dove la superiorità aerea è tutto , o quasi. Sarraj ha ripreso duramente l’ambasciatore francese a Tripoli per il ruolo avuto da Parigi nella questione e l’ONU è stata obbligata a prendere posizione al suo fianco. Haftar si muove con l’appoggio dell’Egitto, della Russia e di Parigi, e questo rende la sua posizione militarmente forte, ma Tripoli non accetterà di essere occupata da un generale di Bengasi.

Ora fra una settimana dovrebbero tenersi i colloqui voluti dall’ONU per condurre alle elezioni ed ad una pacificazione del paese. Chiaramente Haftar voleva chiudere la partita PRIMA della conferenza, che potrebbe ingabbiarlo in un processo civile. Ormai controlla il grosso dei terminali petroliferi ed una forza militare non indifferente sono ai suoi ordini, ma rischiano di noon essere sufficienti a portarlo al potere. questo lascerebbe un pezzo del paese in mano a forze più islamiste, vicine alla Turchia ed ai Fratelli islamici, contro un est del paese in mani prettamente laiche. Una situazione che non fa ben sperare per la pacificazione del paese, soprattutto fino a quando Parigi continuerò ad appoggiare il generale nella speranza di rubare le ingenti risorse petrolifere all’ENI. Noi abbiamo interesse a che la situazione sia pacificata, sia per gli interessi petroliferi nazionali, sia per non veder esplodere il problema dei barconi, ma per ora Salvini ha escluso la possibilità di intervenire direttamente in modo militare. Una scelta giusta in una situazione troppo confusa, ma l’azione italiana dovrebbe spingersi alla neutralizzazione dell’azione francese nel paese, con mezzi diplomatici o diversi, per far si che siano i libici a decidere del proprio futuro.

 

 


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