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Saipem, colpo grosso in Arabia: 600 milioni di dollari da Saudi Aramco. L’eccellenza italiana corre, alla faccia della crisi

Saipem: pioggia di milioni dall’Arabia Saudita. Ecco la maxi-commessa di Aramco. Due nuovi contratti per 600 milioni di dollari. L’ingegneria italiana vince nel Golfo grazie ai droni sottomarini e all’alta tecnologia.

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Saipem ha appena messo a segno una doppietta di tutto rispetto nel Golfo Persico. Il colosso italiano dei servizi petroliferi si è aggiudicato due contratti da Saudi Aramco per un valore complessivo di circa 600 milioni di dollari (circa 570 milioni di euro al cambio attuale). Una boccata d’ossigeno per il portafoglio ordini e una conferma che, quando si tratta di tecnologie complesse e ambienti ostili, il know-how italiano ha pochi rivali. Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede l’accordo.

I dettagli della commessa: non solo tubi

I lavori si concentreranno su tre giacimenti chiave: Berri, Abu Safah e Marjan. Non stiamo parlando di semplice manovalanza, ma di operazioni EPCI (Ingegneria, Approvvigionamento, Costruzione e Installazione) che richiedono competenze specifiche.

Ecco come si suddividono i lavori:

  • Giacimenti offshore arabia

    Contratto CRPO 162 (Giacimenti Berri e Abu Safah): È la fetta più grossa. Saipem si occuperà del rinnovamento delle strutture di superficie (i cosiddetti topsides) sulle piattaforme e della posa di 34 km di condotte sottomarine con diametri importanti (20 e 30 pollici). Un lavoro che terrà impegnata l’azienda per 34 mesi.

  • Contratto CRPO 165 (Giacimento Marjan): Un intervento più “chirurgico” della durata di 12 mesi, che prevede interventi sottomarini e la costruzione di circa 300 metri di condotte a terra con relativi collegamenti (tie-ins).

Tecnologia e Strategia: la carta vincente dei droni

C’è un dettaglio tecnico che merita di essere inquadrato correttamente, perché fa la differenza tra un’azienda del passato e una del futuro. Saipem è stata scelta anche per la sua capacità di operare con tecnologie d’avanguardia nelle attività subacquee, settore in cui ha sviluppato droni autonomi specifici.

In un mercato globale dove la concorrenza asiatica spesso gioca al ribasso sui prezzi, l’Italia vince sulla tecnologia. Viene da chiedersi: non è forse questa la strada maestra per la nostra industria, invece di subire passivamente le direttive che vorrebbero trasformarci in un museo a cielo aperto?

Un occhio alla “Local Content”

Interessante notare anche la logistica: Saipem utilizzerà la propria flotta già dislocata in Medio Oriente, ottimizzando i costi, mentre le tubazioni saranno fabbricate direttamente in loco, a Dammam, dalla Saipem Taqa Al-Rushaid Fabricators. Questo dimostra come l’integrazione con l’economia locale saudita sia ormai profonda. Mentre l’Occidente a volte tentenna sulle politiche energetiche, i giganti del Golfo continuano a investire pesantemente nell’Oil & Gas, e chi ha le competenze giuste ne raccoglie i frutti.

I 600 milioni sono un segnale forte: la domanda di infrastrutture energetiche tradizionali è tutt’altro che morta, e Saipem si conferma un asset strategico che il nostro Paese farebbe bene a tutelare con le unghie e con i denti.


Domande e risposte

Qual è l’impatto reale di questi contratti per Saipem? L’impatto è duplice: finanziario e reputazionale. Economicamente, 600 milioni di dollari rafforzano la guidance sui ricavi e garantiscono flusso di cassa per i prossimi tre anni. Reputazionalmente, consolidano il rapporto con Saudi Aramco, il più grande produttore di petrolio al mondo, confermando Saipem come partner privilegiato per progetti complessi, blindando la sua posizione in un’area geopolitica cruciale.

Perché si parla di droni sottomarini in un contratto petrolifero? L’uso di droni autonomi (tecnologia Hydrone di Saipem) serve a monitorare e intervenire sulle infrastrutture sottomarine riducendo i costi e i rischi per i sommozzatori umani. È un fattore chiave: permette a Saipem di offrire non solo la costruzione, ma una manutenzione predittiva avanzata. In pratica, si vende alta tecnologia, non solo “tubi saldati”, aumentando i margini di profitto.

Questo significa che la transizione ecologica è ferma? Non esattamente, ma indica che il mondo reale ha tempi diversi dalla burocrazia. Mentre si investe nelle rinnovabili, il mantenimento e l’efficientamento dei giacimenti esistenti (come Berri e Marjan) rimangono vitali per garantire la sicurezza energetica globale. Il fatto che Aramco investa centinaia di milioni indica che petrolio e gas resteranno pilastri dell’economia ancora per decenni.

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