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S.O.S. SALVINI (E RINALDI)! (di Marco Minossi)

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I fatti degli ultimi anni stanno lì, neppure per essere capiti, quanto per essere letti, e poi collegati, con la comprensione dell’oggi che ne scaturisce automatica, immediata e limpida.

Vi è il processo internazionale ai 2 Marò, la vicenda che suscitò un motus patriotico tanto acceso, quanto poi oblìato, nel momento stesso in cui il governo non eletto di turno preferì non intaccare il business alla partecipata azienda degli elicotteri, e lasciò i 2 militari ed il Ministro degli esteri di allora ai propri destini.

Cosa ci facevano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in acque internazionali prossime all’India nel 2012, al largo delle coste del Kerala? Un’azione di protezione antipirateria (pensa un po’, figuriamoci) quale motivazione ufficiale; una distrazione della Marina Militare Italiana, Battaglione San Marco, da ben più urgenti necessità di presidio del Mare Mediterraneo, e delle coste italiane, quale marchingegno pianificato, per non contrastare il flusso migratorio destabilizzante, preteso dall’Europa, e appoggiato dall’esecutivo artificioso, protetto a sua volta da quest’ultima.

Anno 2017, il governo nominato si mette una mano sulla coscienza (e chissà se l’altra nei portafogli con le multinazionali farmaceutiche): c’è l’invasione migratoria programmata, resa possibile barcone dopo barcone. Sussiste anche la possibilità di convogliare i voti di genitori ligi e grati su di un nuovo partito politico, guarda caso della Ministra della Salute (chiedo scusa, il nome di quel partito non lo ricordo proprio, il suo esordio che coincide con la sua estinzione sì).

La pelle degli italiani va salvata, si pensò allora, quella almeno sì, da nuove inevitabili epidemie: vaccinazioni obbligatorie per legge pertanto, il governo italiano dentro il corpo umano, per redimersi rispetto a nuove, probabili malattie e morti di provenienza africana.

Poi ancora, la missione navale europea Sophia, quale garanzia di avere il “funnel” degli immigrati nell’Italia (altro che quello del web-marketing “inbound”), con il piano B dell’intervento ONG pronto nel caso in cui, come ora, essa fosse giunta a non rinnovata scadenza, con il solo (simbolico) pattugliamento aereo in vigore adesso, mentre scriviamo.

Queste sono le premesse causali, non cero casuali, della cronaca di questi giorni.

La vicenda sta infatti proseguendo con il disconoscimento e con l’umiliazione del Diritto Italiano stesso: le ONG entrano, sfondano e violano a prescindere, i vecchi sconfitti poteri lì ad appoggiare, produrre e fomentare questo scempio, con la partecipazione straordinaria del prossimo aspirante “attore in campo” proprietario di un’emittente televisiva, di un grande quotidiano e altro, e – “ça va sans dire” – di una squadra di calcio (“mi consenta”), e le performance eseguite a bacchetta dai suoi adepti. Moral suasion, fin che si può: troppo viene permessa.

Ed é qui che entrano in gioco Matteo Salvini e, a maggior ragione in questa Testata (e per rispetto di un altro voto dato), Antonio Maria Rinaldi.

Il sistema mediatico sta strumentalmente diffondendo dati sondaggistici, in base ai quali la popolarità del Ministro degli Interni si colloca ai massimi livelli dopo la grottesca, tragicomica, umiliante vicenda della barca ONG Sea Watch, e della sua “capitana” tedesca. Balle, create e diffuse al solo fine di mantenere nella testa di costui la sua idea meravigliosa: rispettare il contratto di governo, non andare a nuove elezioni, neppure dopo il segnale lampante delle ultime europee!

L’ alleato”, nel frattempo, si è trasformato camaleonticamente in PD, coprendo la propria evidente dissoluzione, il proprio essere rimasto elettoralmente nudo, con una foglia di Fico.

Il suo piano è chiaro: tanto più tardi arriverà la richiesta di nuovo interpello del Popolo, tanto più reggerà la motivazione istituzionale di evitarlo. “Non ci saranno i tempi, l’opportunità”, nel nome dell’urgenza della Legge di Bilancio ad ottobre (sì, quella per cui il Presidente Conte ed il Ministro Tria hanno ottenuto dall’UE la sospensione della procedura di infrazione proprio questi giorni).

Assist al Quirinale – quindi – per la nomina “motu proprio” del famoso governo tecnico, Draghi o Cottarelli che sia, non cambierà nulla.

5 Stelle e PD risulteranno magicamente uniti nell’appoggio ad esso, con i primi che avranno finalmente in cambio la ratio della loro esistenza politica, scopo e programma sconosciuti finora a tutti, a cominciare da loro stessi: a parte il giustizialismo.

Quest’ ultimo, infatti, si abbinerà molto bene con le manovre ed i provvedimenti “lacrime e sangue”, ancor più mirati e dolorosi, in quanto già sperimentati in Grecia.

Non crediamo che Matteo Salvini abbia bisogno dei nostri consigli, ma di certo i contentini del reddito di cittadinanza (non suo, indotto), di quota-100, e della Flat Tax per i piccoli lavoratori autonomi, oramai peraltro datati, non possono bastare ai suoi (maggioritari nel Paese) elettori. Così come non può costituire appagamento un Decreto Sicurezza minacciato da mille emendamenti 5 Stelle, spulciati uno per uno dal loro leader.

Dicevamo sopra di ciò che millantano certi sondaggi; al contrario, le code nei pubblici uffici, le spese nei negozi, i discorsi in famiglia e sotto gli ombrelloni (per non parlare dei bar) esprimono un nervosismo ed una rabbia completamente diversi dal presunto aumento di popolarità di Salvini e della Lega.

Con chi sia da costruire il nuovo, urgente futuro, a lui e a Rinaldi non lo dobbiamo neppure suggerire; c’è di mezzo una Signora bionda piena di energie affini, ed una forza politica troppo inspiegabilmente snobbata. C’è di mezzo l’Italia dei nostri figli, quelli di loro tre compresi.

Marco Minossi


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